Fisco, diminuisce il senso civico-economico tra i valdostani

 

Indagine di Confcommercio: con l'aumento dell'insoddisfazione cresce anche l'evasione fiscale

AOSTA. Negli ultimi cinque anni il senso civico-economico in Valle d'Aosta è crollato dell'11,16 per cento. Significa cioè che i valdostani si sentono moralmente meno obbligati a pagare regolarmente le tasse perché insoddisfatti dei servizi ricevuti dalla pubblica amministrazione. Il particolare dato è contenuto nell'indagine "Le determinanti dell'evasione fiscale: un'analisi regionale" di Confcommercio.

L'indicatore di senso civico-economico è stato determinato da "indici specifici elaborati da fonti ufficiali sulla percezione e sulla valutazione che i cittadini hanno di alcuni servizi di primaria importanza per la convivenza civile: istituzioni nazionali e locali, servizi di pubblica utilità, sanità". In una scala da 0 a 1, dove 0 corrisponde al minimo senso civico e 1 al massimo, i valdostani si situano a 0,51 nel 2015 mentre erano a 0,58 nel 2011.

Potrebbe essere questa una spiegazione dell'aumento al 13,4% dell'incidenza dell'evasione fiscale sul valore aggiunto riscontrato nella stessa ricerca per l'anno 2014. Un dato più alto della media del Nord Ovest (12,1%) e inferiore a quello nazionale (14,5%) che è condizionato da una percentuale molto alta nelle regioni del Sud Italia ed in particolare in Calabria (21,2% di incidenza sul valore aggiunto).

Quanto al lavoro "nero", l'indagine Confcommercio riferisce di un 9,9% di occupati irregolari sul totale. E' il terzo dato più basso tra le regioni dopo Veneto (8,8%) e Trentino Alto Adige (9,6%). Decisamente più alte le percentuali in Calabria (23%), Campania (21,5%) e Sicilia (20,3%).

 

Clara Rossi

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