Arresti, indagini e scandali in Valle d'Aosta: il punto di vista di un elettore unionista

 

Luciano Deval, pensionato, molto attivo sui social: «Ho sempre creduto in Rollandin, ma se ha fatto qualcosa lo dica e lasci»

AOSTA. Le vicende giudiziarie che stanno travolgendo la Valle d'Aosta - coinvolgendo nomi anche eccellenti - stanno avendo un grande impatto sugli elettori, anche tra coloro che hanno sempre guardato con estrema fiducia agli amministratori che si sono succeduti alla guida della Valle d'Aosta negli ultimi decenni.
Abbiamo intervistato Luciano Deval. Valdostano, pensionato, convinto unionista, «amico di Rollandin» come lui stesso spiega, è molto attivo sui sociale e ha sempre commentato le notizie di politica, dei cambi di maggioranza, degli scandali difendendo a spada tratta le sue idee indipendentemente dai commenti talvolta anche maligni di altri utenti.

Abbiamo chiesto a lui, da cittadino e da elettore con idee molto chiare, come sta vivendo questi ultimi giorni.

Luciano Deval, ci racconti la sua storia

«Io scrivo (sui social, ndr) perché sono appassionato di politica, ma i miei attacchi non vanno mai sul personale. Questa per me è la Bibbia. Rollandin è un amico da quando avevo 12, 13 anni. Ci siamo conosciuti in vacanza a Vollon e siamo sempre stati amici di famiglia, poi è entrato in politica e io sono diventato un suo estimatore. Però... la questione della serietà per me è determinante. Se un politico sbaglia, esce dal mio sistema di ragionamento. Non lo accetto. Io voglio che i politici siano onesti e corretti come per me è sempre stato Rollandin fino ad adesso. E ora vedremo».

Nonostante i cambi di maggioranza, le persone a Palazzo regionale sono sempre le stesse e molte di loro hanno guai con la giustizia. Da valdostano, che sensazioni ha?
«Provo molto fastidio. Vorrei anche dire che, purtroppo, tanto male è salito dall'Italia e anche qui c'è gente che si lascia corrompere. E' impossibile che tutti riescano a rimanere "puliti". Purtroppo è così, le tentazioni ci sono. Se scoprirò, come sta venendo fuori, che ci sono responsabilità, per quel che mi riguarda queste persone non faranno più parte di coloro che voterò. Chi fa politica, apparte le capacità, deve almeno essere corretto e onesto perché maneggia soldi pubblici e per me queste sono cose sacre. Io vedo ancora tantissima gente sana: conosco le Amministrazioni, i Comuni, tanti consiglieri che per me sono ancora validissimi e corretti. Certo, sono momenti duri e difficili. Bisogna reagire ed è il popolo che lo deve fare. Siamo autonomisti da anni però non abbiamo ancora imparato cosa sia l'autonomia e il federalismo. E' il popolo che deve partecipare. Lei parlava dei politici corrotti, ma questi sono stati tutti eletti e sono i più votati. Questa è democrazia».

Ci sono però alcuni politici che, pur sapendo di essere indagati e di rischiare una condanna, accettano degli incarichi. Facciamo l'esempio di Perron che ha accettato di diventare assessore. Chi ha a cuore la salute della Valle d'Aosta può intraprendere un percorso politico di questo genere?
«Conosco Perron e so che non ha fatto nulla di drammatico e non credeva che sarebbe stato condannato a tre anni, però allora facciamo anche un altro discorso: Chatrian e la Morelli che sono stati condannati, non solo indagati, hanno accettato di fare uno l'assessore e l'altro la vice presidente del Consiglio. Per me è un brutto momento. Politicamente è quattro anni e mezzo che si va avanti a minoranze, maggioranze, minoranze che prendono il potere. Parliamo anche della réunion, del rassemblement, che è la dimostrazione che anche l'Uvp accetta di fare retromarcia, dichiara il suo sbaglio di aver diviso. Non è questo il momento di dividersi».

Per rifarsi una "verginità" politica in Valle d'Aosta basta cambiare il nome del proprio movimento di appartenenza. E' tipico della cultura valdostana o di una classe politica corrotta?
«La seconda ipotesi. Secondo me la classe politica, non tutta, è corrotta e piano piano il "sistema Italia" è entrato in Valle e questo mi dispiace tantissimo.

Lei parlava di forze valide in Valle d'Aosta, oneste e con tanta voglia di lavorare. Pensa che queste persone vogliano mettersi in gioco alle prossime elezioni?
«Io sono nell'Union da 45 anni e vedo gente che per 30 anni ha urlato a Roma che noi eravamo privilegiati e avevamo troppi soldi e che adesso si schiera per l'autonomia. Io non credo a certe forze legate a partiti principali a Roma. Anche se ne avessero l'intenzione, non potranno fare nulla per la Valle d'Aosta perché non credo che da qui riescano a farsi ripettare. La Valle d'Aosta deve gestirsi da sola. L'autonomia e il movimenti autonomisti in una piccola realtà come la nostra sono determinanti. Prendiamo l'alluvione del 2000 come esempio: è grazie all'autonomia fiannziaria che siamo riusciti dopo tre anni a sistemare tutti i danni, cosa che non è successa in Piemonte o Lombardia o Liguria».

Lei sempre è unionista?
«Assolutamente».

Cosa vorrebbe dire a Rollandin come amico in questo momento?
«Spero che non mi deluda politicamente. Io ho creduto e credo molto in lui e non l'ho mai visto come una persona affamata di soldi. So che ha tante volte ha dovuto accettare dei compromessi, perché il potere è un po' quello soprattutto in Italia e anche in Valle d'Aosta. E' difficile non accettare compromessi, ma spero non abbia fatto nulla per lui, come io ho sempre pensato. E se ha fatto qualcosa lo dica e lasci il passo ad altri, come è normale che avvenga».

 

Marco Camilli

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