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La Rabbia, malattia infettiva rara ma mortale: cause, sintomi, cura e prevenzione

  • Pubblicato: Giovedì, 19 Aprile 2018 10:20

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Perché parlare di rabbia?
La rabbia è una delle più conosciute e temute malattie infettive che colpisce gli animali selvatici e domestici. E' una zoonosi, cioè una malattia che dall'animale infetto può essere trasmessa anche all'uomo. Le volpi rosse rappresentano il principale serbatoio della malattia e quindi la principale fonte di contagio. Anche se
dal 2013 il Ministero della salute ha dichiarato l'Italia libera dalla rabbia, esiste attualmente il potenziale rischio di una nuova diffusione della malattia, legato soprattutto all'importazione illegale di animali rabidi da nazioni in cui la malattia è endemica. Il continuo diffondersi del randagismo in alcune regioni, il sovraffollamento delle volpi nelle aree urbane ed il ruolo dei pipistrelli portatori della malattia contribuiscono ad aumentare il rischio.
La malattia è diffusa nel mondo e provoca circa trentamila decessi l'anno. In Asia, Africa e nell'America centrale e meridionale la presenza della rabbia nei cani domestici costituisce il maggiore rischio per la salute umana. La maggior parte dei decessi nell'uomo (99%) è conseguente al morso di un cane infetto e vittime di morsi di cane sono, tra il 30% e il 60% dei casi, bambini al di sotto di quindici anni. Per quando riguarda l'Europa, negli ultimi dieci anni, i casi si sono ridotti grazie alla vaccinazione massiccia delle volpi. Attualmente la rabbia rimane endemica in Estonia, Lettonia, Russia, e in Turchia.
In Italia, dopo l'epidemia nell'arco alpino da Trieste ad Aosta e poi il Friuli Venezia Giulia e in Triveneto, non si registrano casi di rabbia dal 2011. Poiché l'ultimo caso nelle regioni del Triveneto risale al 14 febbraio 2011, il Ministero della Salute ha deciso, il 18 febbraio 2013, di sospendere la validità dell'Ordinanza Ministeriale
10 febbraio 2012 nella parte che rendeva obbligatoria la vaccinazione antirabbica dei cani residenti nel Friuli Venezia Giulia e dei cani, gatti e furetti introdotti dalle altre regioni d'Italia.

Che cosa è la rabbia?
La rabbia è una malattia infettiva causata da un virus (Lyssavirus) che colpisce il sistema nervoso di animali domestici e selvatici e l'uomo e, se non tempestivamente trattata, ha esito letale. Il virus è molto poco resistente all'ambiente esterno ed è sensibile ai comuni disinfettanti: bastano il semplice
lavaggio delle mani e la disinfezione delle ferite per disattivarlo. La trasmissione dipende dalla carica virale e dalla sede corporea colpita. I morsi di animali infetti sul capo sono più a rischio per la vicinanza al sistema nervoso centrale, dove il virus si moltiplica e manifesta la sua virulenza.

Chi può colpire?
La rabbia colpisce solo i mammiferi selvatici (volpi soprattutto, tassi, faine, erbivori selvatici) e domestici (cani, gatti, bovini, equini, capre e pecore). Negli ultimi anni si accertata una prevalenza del virus nei pipistrelli. La trasmissione all'uomo avviene attraverso la morsicatura di animali contagiati.

Come avviene la trasmissione?
La trasmissione avviene a seguito del contatto con la saliva di animali infetti sia domestici sia selvatici. Il contagio in campo umano è prevalentemente attribuito agli animali domestici (cani, gatti - ciclo della Rabbia domestica) attraverso morsi, ferite, graffi o leccatura da parte degli animali contagiati di ferite della pelle, anche se non sono infrequenti casi conseguenti a morsi di animali selvatici, soprattutto volpi (ciclo della rabbia silvestre). La trasmissione per via aerea è rara ed è spesso accidentale per dispersione del virus nei laboratori clinici, oppure nel passaggio in luoghi chiusi, grotte per esempio, alla presenza di pipistrelli infetti. In tutti e due i casi il contagio è legato all'alta concentrazione del virus nell'aria. Sono stati registrati anche episodi di trasmissione per ingestione di materiale contaminato dal virus, ma sulle modalità non ci sono ancora dati certi.
Il virus una volta inoculato nell'organismo umano arriva ai muscoli e attraverso i nervi periferici, in un periodo variabile di alcuni giorni o mesi, raggiunge il sistema nervoso centrale dove provoca un quadro di grave infezione del tessuto cerebrale (encefalite) con danni irreversibili. All'interessamento del sistema nervoso centrale segue la comparsa dei sintomi clinici della malattia. A questo punto il virus invade tutti i tessuti dell'organismo.

Come si manifesta la rabbia nei nostri animali domestici?
La malattia si manifesta con: cambiamenti nel comportamento dell'animale (ansia, solitudine, nervosismo, timidezza, aggressività); comportamento anomalo; febbre; problemi muscolari (mancanza di coordinazione, paralisi, convulsioni); cambiamento di tono della voce; salivazione eccessiva e schiumosa; tendenza a mordere.

Con quali sintomi si manifesta la rabbia nell'uomo?
Dopo un periodo d'incubazione di alcuni giorni o mesi, variabile in base all'entità della lesione, alla sede ed alla quantità di virus inoculati durante il morso, la malattia si presenta con sintomi di compromissione del sistema nervoso centrale (stato d'ansia, agitazione psicomotoria e depressione) associato a febbre e dolori
muscolari (sintomi prodomici.) Trascorso questo periodo la rabbia si può manifestare con due modalità distinte: la rabbia furiosa e la rabbia paralitica.
La rabbia furiosa è il quadro clinico più frequente: è caratterizzata da violenti spasmi a carico della laringe e della faringe scatenati dal tentativo di inghiottire. Nelle forme più gravi, i sintomi sono scatenati dalla vista dell'acqua (idrofobia) e dalla corrente d'aria sul volto (aerofobia). Durante gli attacchi, sempre più ravvicinati, lo spasmo può occludere le vie aeree e provocare la morte per arresto respiratorio. Sono inoltre di frequente osservazione intermittenti episodi d'ipereccitabilità, allucinazioni, accessi furiosi, che possono durare parecchi minuti. Negli intervalli il soggetto è lucido e in preda al terrore. Successivamente si manifesta paralisi dei muscoli e stato comatoso fino alla morte.
La rabbia paralitica è meno comune e colpisce soggetti morsi da pipistrelli o che hanno ricevuto un trattamento post-esposizione non tempestivo o inadeguato. Essa è caratterizzata da paralisi flaccida che si estende dai muscoli vicini alla morsicatura per poi interessare tutti gli altri. La morte sopravviene sempre per arresto respiratorio. In altri casi possono mancare gli spasmi respiratori e dal periodo prodomico (febbre, ipereccitabilità stato ansioso) il soggetto arriva direttamente al coma e alla morte (rabbia tranquilla).

Come si diagnostica la rabbia?
La diagnosi si fa attraverso l'isolamento del virus dalla saliva, dalle urine, dalle lacrime e dal liquido del midollo spinale, attraverso la puntura lombare e la ricerca degli anticorpi.

La rabbia è presente in Italia?
L'ultimo caso di rabbia in Italia si è registrato nelle regioni del Triveneto il 14 febbraio 2011. Il 18 febbraio 2013 il Ministero della Salute ha pronunciato l'Italia libera dalla rabbia e ha deciso, di sospendere la validità dell'Ordinanza Ministeriale 10 febbraio 2012 nella parte che rendeva obbligatoria la vaccinazione antirabbica dei cani residenti nel Friuli Venezia Giulia e dei cani, gatti e furetti introdotti dalle altre regioni d'Italia. Tuttavia Il potenziale rischio di diffusione della rabbia ancora esiste ed è legato all'importazione illegale di animali da nazioni in cui la malattia è endemica, da viaggi con animali dall'Italia verso zone endemiche soprattutto da parte di soggetti che praticano la caccia con cani, dalla diffusione del randagismo e al sovraffollamento delle volpi nelle aree urbane. Negli ultimi anni l'attenzione è rivolta ai pipistrelli, potenziali portatori del virus.

C'è una cura per la rabbia?
Non esiste una terapia contro il virus della rabbia né per l'uomo né per gli animali una volta che la malattia si manifesta. Il trattamento si limita a cure di tipo intensivo rivolte a controllare e supportare le funzioni respiratorie. In caso di morso di animale è necessaria un'accurata disinfezione della ferita con acqua e sapone e disinfettante. Le ferite da morso vanno lasciate aperte e suturate solo in parte se provocano un danno estetico. La prevenzione post-esposizione, con un trattamento immunizzante con anticorpi e vaccino, è da prendere in considerazioni se si ha ragione di ritenere che il rischio di malattia sia elevato, cioè se il morso subito è stato provocato da un animale sospetto che vive o che proviene da zone dove la rabbia è endemica e lo stesso ha manifestato segni della malattia o le indagini sierologiche hanno accertato la presenza del virus. Il trattamento preventivo si articola in due fasi: immunizzazione passiva, che consiste nella somministrazione di anticorpi contro il virus (immunoglobuline specifiche contro il virus), e la somministrazione di vaccino. La profilassi post-esposizione non deve essere fatta se non esiste un pericolo concreto, in quanto può esporre il soggetto a rischio di encefalite post-vaccinica.

Quali precauzioni adottare per evitare l'esposizione al contagio quando ci si reca nelle zone a rischio?
Basta seguire semplice regole:
1) Informarsi prima di partire per l'estero presso il Servizio di Igiene Pubblica dell'ASL d'appartenenza, che fornirà tutte le informazioni necessarie sulla malattia, sulla vaccinazione e sulla situazione epidemiologica del Paese meta del viaggio;
2) Per i viaggiatori che si recano in aree endemiche per rabbia è fortemente consigliato evitare il contatto con animali domestici e selvatici, in particolare cani e gatti. Se morsi da un animale che è potenzialmente infetto dalla rabbia o dopo un contatto sospetto, lavare immediatamente la ferita con un disinfettante o un sapone detergente e acqua. Cercare poi, immediatamente, l'assistenza di un medico.
3) Se si parte insieme ad animali domestici, è necessario sottoporli alla vaccinazione antirabbica, che rimane comunque obbligatoria, come previsto dalla normativa comunitaria, per tutti gli spostamenti di cani e gatti da o verso paesi esteri, sia comunitari sia extracomunitari. Gli animali devono essere vaccinati
venti giorni prima della partenza. Inoltre è necessario il passaporto internazionale anche per spostamenti verso o da paesi apparenti alla comunità Europea. Le vaccinazioni possono essere effettuati esclusivamente dai veterinari.
4) Portare sempre il proprio cane al guinzaglio nelle zone a rischio e in presenza di animali selvatici, soprattutto volpi.
5) In caso di comportamento anomalo di un animale avvisare il Corpo forestale.

 

dott. Franco Brinato
specialista in Medicina d'Emergenza Urgenza e Medicina Termale e dirigente medico di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso

 

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