Valle d'Aosta, meningite e vaccini: il parere del dottor Brinato del pronto soccorso

 

Vaccinazioni e meningite tra paure e disinformazione

Il dott.Franco Brinato è specialista in medicina d’Emergenza Urgenza e dirigente medico della struttura complessa di Medicina d'emergenza e Pronto Soccorso dell'ospedale Parini di Aosta.

Partiamo da una domanda solo in apparenza banale: che cos'è un vaccino?

Un vaccino è un prodotto preparato in laboratorio la cui somministrazione è in grado di indurre una risposta immunitaria ossia la formazione di anticorpi specifici, contro un determinato microrganismo (virus, batterio o parassita). Sono costituiti da microrganismi vivi attenuati, in grado di indurre una risposta immune ma non la patologia, da microrganismi inattivati (uccisi) o da componenti (frammenti di DNA o Proteine) di questi agenti.

Quali sono le controindicazioni?
Gli effetti collaterali più comuni, per i soggetti che si sottopongono alle vaccinazioni in genere, sono minimi: febbre, debolezza, dolore e indurimento della zona dell'iniezione, proprio per il fatto che il vaccino non utilizza il microorganismo (virus-batterio) in forma viva, ma solo alcuni frammenti di DNA o Proteine. Sono stati segnalati, accanto a questi effetti collaterali minimi, complicanze più gravi ma rare, alcuni casi di sindrome di Guillane-Barré, anemia emolitica, encefalomielite acuta, alcune forme di arterite e alcuni casi di meningite comparsi immediatamente dopo la somministrazione del vaccino anti-meningicocco C. Sottolineo che si tratta di singoli casi da correlare a fattori personali che possono aver influito sull'insorgere delle complicanze.
Per dare qualche dato per esempio, l'infezione da morbillo, in soggetti non vaccinati, provoca un'encefalite in 1 su 1000 bambini infettati e la morte di 2 su 1000 persone infettate. La vaccinazione MMR (Measles Mumps and Rubella Virus Vaccine Live) ovvero morbillo, parotite, rosolia, vaccino, contenete virus vivi può provocare effetti collaterali in uno su un milione di bambini vaccinati.

Come è nata secondo lei la cultura anti vaccinazioni?
Innanzitutto da una cattiva informazione e dalla nascita contemporanea di molti gruppi e associazioni che attribuiscono ai vaccini alcuni effetti collaterali gravi senza alcuna base scientifica. A riguardo bisogna sfatare alcune credenze. I vaccini non contengono sostanze e additivi pericolosi, sono composti di elementi molto diversi, il principio attivo, un liquido di sospensione e conservanti (generalmente sali da alluminio). Si tratta di sostanze presenti in quantità minima e che non minacciano la salute. Non c'è nessuno studio che dimostra l'esistenza e il nesso causale tra vaccinazioni e autismo. I dati epidemiologici diffusi e in possesso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità non mostrano alcuna correlazione tra vaccino e disturbi autistici. La vaccinazione è vero non copre al 100%, è necessario fare richiami previsti nel corso della vita per garantire un'adeguata risposta immunitaria che impedisce a virus e batteri di trasmettere malattie infettive. Non è vero che le malattie infettive stavano scomparendo prima dell'avvento dei vaccini a causa di un miglioramento delle condizioni igieniche ed economiche, ne è esempio la poliomelite che ha provocato epidemie persino negli anni di boom economico e che è stata debellata grazie alla vaccinazione di massa. Per quando riguarda la vaccinazione contro l'influenza, alcuni soggetti sottoposto alla vaccinazione antinfluenzale possono contrarre l'infezione e la motivazione è da correlare al fatto che ci vogliono circa quindici giorni affinché si formino gli anticorpi specifici e nel frattempo si può rimanere contagiati. Altra motivazione, il virus dell'influenza cambia negli anni per cui il ceppo utilizzato per allestire il vaccino e quelli in circolazione possono essere diversi, in più alcuni soggetti e, soprattutto gli anziani,rispondono in maniera meno efficace alla vaccinazione, di contro se contraggono la malattia, i rischi di complicanze e di ospedalizzazione e morti sono molto di meno. Ricordo che in Italia l'influenza provoca circa 8.000 morti e costi sociali elavatissimi.

Ritiene giusto rendere obbligatorio la vaccinazione dei bambini per accedere alle scuole?
In Italia, come tutti sappiamo, alcune vaccinazioni sono già obbligatorie in età pediatrica, altre sono raccomandate. Resta il fatto che i dati forniti dal Ministero della salute indicano negli ultimi anni una riduzione notevole sia delle vaccinazioni obbligatorie sia di quelle raccomandate. Non c'è dubbio che la via maestra è puntare su una campagna di sensibilizzazione capillare e condivisa su tutto il territorio, superando tutti i falsi pregiudizi e far capire che le vaccinazioni sono una sicurezza sia per l'individuo sia  per la collettività.

meningiteCi si può vaccinare dalla meningite?
La meningite è un infiammazione delle meningi (dura madre, aracnoide e pia madre), membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La malattia è generalmente di origine infettiva può essere virale o batterica. È una malattia letale, soprattutto se è causata da alcuni batteri e chi sopravvive può riportare conseguenze molto serie, come ritardo mentale o malattie del sistema nervoso. Il vaccino è considerato l'arma di prevenzione più sicura ed efficace contro la meningite. I germi che causano la meningite sono principalmente di tre tipi: lo pneumococco, responsabile del 70% dei casi di malattia; il meningococco B e C causa il 10% delle infezioni; la meningite da Hemophilus meno frequente e ormai quasi del tutto debellata, grazie all'utilizzo del vaccino esavalente. I vaccini anti meningite al momento disponibili sono tre: il primo che è stato introdotto è quello contro lo pneumococco, vaccino tredici valente contenente cioè tredici sierotipi di pneumococco. Questo vaccino, pur non essendo obbligatorio, è ormai entrato nel calendario vaccinale ed è praticato in associazione al vaccino "esavalente" (contro poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite b e meningite da Haemophilus influenzae) dal terzo mese di vita, copre circa l'80% delle infezioni causate da questo batterio. Il vaccino Meningococco B (MenB) è stato autorizzato solo nel 2013 ed è presente nel nuovo Piano nazionale vaccini 2016-2018. Serve a prevenire la meningite provocata dal meningococco del gruppo B e che è detta anche meningite fulminante. Il vaccino protegge contro quasi il 90 per cento dei ceppi di meningococco B e si può fare dai due mesi di età, anche in concomitanza con gli altri vaccini previsti nei primi anni di vita. Gli studi condotti fino ad ora indicano che questo tipo di vaccino è piuttosto efficace, in grado di proteggere dall'infezione in modo significativo. Nella realtà dei fatti il vaccino protegge contro la grande maggioranza dei ceppi di meningococco B, anche se non riesce a proteggere da tutti i ceppi di batteri.  Al momento in alcune regioni è a pagamento, mentre in altre è offerto gratuitamente.  Non si sono ancora dati certi sulla durata della protezione. Il vaccino di tipo C è stato proposto di recente ed è quello contro il Meningococco C (MenC), inserito tra le vaccinazioni raccomandate dal Piano nazionale per la prevenzione vaccinale e gratuito in tutta Italia. Questo ha consentito di vaccinare sempre più bambini e di avere una significativa riduzione dei casi di meningite C.

In questi ultimi mesi abbiamo avuto casi di morti per meningite in alcune regioni italiane (una donna morta a Roma e un bambino di 22 mesi a Firenze). Cosa sta accadendo?
Non c'è dubbio che i casi di meningite da meningococco, dal 2015 a oggi, sono in netto aumento in Italia, con una prevalenza di casi in Toscana, ma con un andamento stabile nelle altre regioni italiane. I dati epidemiologici indicano che la popolazione più colpita sono gli adulti. Tale dato concorda con il fatto che spesso si tratta di soggetti non vaccinati o soggetti vaccinati che non hanno un titolo anticorpale idoneo. Il caso della donna deceduta a Roma, che ha aumentato la psicosi nella popolazione, è un caso a parte perché il decesso è avvenuto per meningite da Escherichia Coli e non da meningococco. L'Escherichia Coli non ha una via di trasmissione diretta da persona a persona per cui il rischio di contagio è quasi nullo.

La Valle d'Aosta è al sicuro da questa letale malattia?
La regione Valle d'Aosta non è immune dalla malattia. Come le altre regioni italiane adotta da diversi anni un sistema di sorveglianza dedicato alla meningite batteriche e altre malattie invasive, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità.

Quale prevenzione si può attuare per rendere al mnimo il rischio il contaggio?
L'unica prevenzione è sensibilizzare la collettività alla vaccinazione. I vaccini hanno permesso di ridurre la frequenza di gravissime malattie e la vaccinazione ha due scopi: da un lato protegge noi stessi da malattie potenzialmente gravi; dall'altro contribuire alla cosiddetta "immunità di gregge", cioè più soggetti vaccinati, ridotta circolazione di agenti infettivi, minor rischio di malattia. Vaccinarsi è una scelta importantissima per la protezione di  ogni individuo ma ha anche ripercussioni sull'intera collettività.

C'è preoccupazione tra i Valdostani per la meningite e l'utilizzo dei vaccini?
La serie di notizie sui casi di meningite in Toscana e un caso in Valle d'Aosta, negli ultimi mesi, ha creato una certa preoccupazione da parte dell'opinione pubblica. Nonostante ciò persiste una certa resistenza all'uso dei vaccini. In Valle d'Aosta, come nelle restanti regioni d'Italia, le vaccinazioni in generali sono in calo. Non ho dati relativi alla vaccinazione contro la meningite, ma la vaccinazione antiinfluenzale nella popolazione oltre i sessantacinque anni si è ridotta dal 56,2% del periodo 2011-2012 al 42% del 2015-2016.

 

Marco Camilli

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