Case popolari, protesta contro aumento affitti al quartiere Cogne. Borrello: "valuteremo"

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Stefano BorrelloAOSTA. È di questi giorni una lettera inviata a Comune di Aosta, Regione e ente gestore Arer dall'Associazione Quartiere Cogne di Aosta che lamenta un aumento dei canoni di locazione per le famiglie delle case di edilizia residenziale pubblica. A sostegno della protesta ci sono 300 firme.

«Le manifestazioni di volontà popolare sono da rispettare. Ora valuteremo questa iniziativa», dice l'assessore regionale con delega all'edilizia residenziale pubblica Stefano Borrello, che ha chiesto un incontro con il difensore civico per affrontare la problematica scaturita principalmente dai nuovi criteri di calcolo dei canoni basati anche sull'Indicatore della situazione economica e non più sulla sola dichiarazione dei redditi.

A proposito del quartiere aostano, Borrello spiega che «emergono casi interessanti ed un ragionamento per capire l'equità della locazione è opportuno. Abbiamo analizzato un primo campione di 700 famiglie del quartiere Cogne - continua l'assessore -. e circa la metà ha visto un abbassamento del canone di affitto, cosa che è sicuramente positiva, mentre per gli altri c'è stato un aumento in alcuni casi importante. Ora stiamo valutando, nel rispetto della petizione, il perché di questi aumenti, per capire se sono giustificati o no, se sono legati ad Isee elevati o al tipo di alloggio assegnato o ad altri fattori». 

Per alcuni casi, dice Borrello, i rincari sono legati alla mancata presentazione dell'Isee. In questo caso «si applica la penale cioè l'aumento del 300%».

Nel quartiere popolare «statisticamente molto affitti sono inferiori a 100 Euro - spiega ancora l'assessore -, ma c'è anche chi ne paga 500 ed è anche grazie a questi fondi che possiamo spendere nelle politiche abitative». C'è però il grosso problema della morosità. In 15 anni si è accumulato un "buco" di 2 milioni di euro e solo da un paio di anni la Regione e l'Arer hanno avviato delle azioni per incassare l'arretrato. «Stiamo recuperando circa 200.000 Euro all'anno», dice Stefano Borrello. Chi è indietro con i pagamenti viene contattato dall'ente gestore e deve sottoscrivere un piano di rientro presentando l'Isee. «Senza piano di rientro, si applica lo sfratto».

Ci sono casi di "furbetti" dell'Isee? «Può capitare il caso della persona anziana con basso reddito che non presenta l'Isee non per imbrogliare, ma perché non ha dimestichezza con lo strumento. In quel caso la persona viene seguita e aiutata a rimettersi in pari con i pagamenti tenendo conto della sua situazione economica. Ma se scopriamo che qualcuno non paga pur avendone i mezzi economici, gli chiediamo gli arretrati e la differenza tra il canone chiesto e quello realmente dovuto».

 

 

 

Marco Camilli