Inquinamento, ad Aosta 10 superamenti dei limiti PM10 a gennaio

I dati sulla qualità dell'aria elencati nel dossier di Legambiente Mal d'Aria 2015

InquinamentoAOSTA. Nei primi 25 giorni del 2015 le centraline che monitorano la qualità dell'aria di Aosta sono arrivate a registrare un massimo di 10 giorni di superamenti dei limiti di PM10. Il dato è della centralina situata alla Pepiniere ed è il peggiore della rete di sensori situati nel capoluogo. Lo riporta Legambiente nel dossier "Mal d'Aria 2015" sull'inquinamento atmosferico e acustico nelle città.

Le informazioni diffuse nell'indagine rivelano che la situazione del capoluogo valdostano è migliore rispetto a molte altre città anche di dimensioni ridotte. Oltre ai PM10 Legambiente ha tenuto d'occhio i PM2,5, il particolato fine: nel 2013 il valore massimo medio annuo registrato nella centralina di piazza Plouves è di 15 μg/m3 su un valore limite di 26 μg/m3. Sotto i limiti anche i livelli di biossido di azoto: il valore medio registrato è di 29 μg/m3 su un massimo di 40 μg/m3. Infine i dati sull'ozono: la media dei giorni di sforamento dei valori massimi registrati da tutte le centraline urbane è 17 a fronte di un limite consentito di 25 giorni.

La situazione italiana - "Nonostante un miglioramento complessivo nei livelli di inquinamento registrato negli ultimi anni, l'esposizione dei cittadini italiani ad alti livelli di smog rimane ancora alta", dice Legambiente. Con 3.400 circa vittime all'anno, il nostro è il Paese europeo con il maggior numero di morti premature legate all'inquinamento da ozono. Anche sotto il profilo dell'inquinamento da PM10 e PM2,5 l'Italia rappresenta una delle situazioni più critiche.

L'elevato inquinamento non comporta danni solo alla salute, ma è anche alla base di una procedura d'infrazione per violazioni che riguardano 19 zone ed agglomerati suddivisi in 10 regioni italiane distribuite da nord a sud (Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Laz io, Puglia, Sicilia, Molise, Campania ed Umbria le Regioni interessate) e porteranno, se l’Italia non riuscirà a porre rimedio, ad una condanna con conseguenti sanzioni, come già avvenuto nel 2012.

 

E.G.

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