Lettera alla redazione: Una psichiatria diversa esiste

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letteraLeggo su Aostaoggi.it dell'ennesimo suicidio in Valle d'Aosta che si aggiunge a quelli e ci hanno portato in testa alle classifiche a livello non solo italiano, ma anche europeo.

Questo tragico evento si unisce al tasso di alcolismo, la dipendenza da droghe e soprattutto da azzardopatia, anche queste tristi primati. Siamo anche in testa alla percentuale di pazienti ricoverati in psichiatria e soprattutto al numero di contenimenti meccanici messi in atto da certi psichiatri. È quasi impossibile non mettere in collegamento questa pratica, oltretutto dichiarata da sentenze della Corte di Cassazione come atto non terapeutico, con questi fallimenti terapeutici.

C'è quindi da domandarsi come sia possibile che in questa regione così piccola cioè grande come un piccolo quartiere di una città non sia mai stato possibile far cambiare direzione agli orientamenti terapeutici di uno snodo così delicato ed importante come lo sono la psicoterapia e la psichiatria soprattutto.

Eppure le risorse economiche non sono mancate nel passato. E come mai non sono mai state utilizzate per assumere psichiatri competenti dei nuovi approcci che si stanno sviluppando da anni in Italia soprattutto nella regione Emilia Romagna.

Certo bisogna riconoscere che la dimensione psichiatrica è tra tutte le branche della medicina quella più delicata e fragile. Non ha solidi punti d'appoggio e non li potrà mai avere. I motivi sono elementarmente più che comprensibili:
1) Nessuno allo stato attuale può dire di conoscere il funzionamento seppur minimamente approssimativo del cervello umano e siamo tutt'ora a livello del tutto empirico, ma ciò che renderà sempre aleatoria qualunque teoria terapeutica della mente umana è il fatto che ogni cervello è "unico" e ciò che può servire ad un cervello non potrà garantire di servire ad un altro.

2) Altro tallone d'Achille di questa Branca è dovuto al fatto che chi decide di studiare e vuole curare i disagi della mente umana, deve avere l'umiltà, l'onestà e la coerenza di ammettere che non lo fa unicamente a titolo umanitario, ma prima di tutto per cercare di sanare in qualche modo quelle ferite emotive che tutti gli esseri umani in qualche modo subiscono nel corso della loro vita. Lo diceva bene Alfred Adler uno dei Padri fondatori della Psicoanalisi :"dobbiamo ammettere che se abbiamo deciso di affrontare questi studi è perché lo facciamo soprattutto e prima di tutto per noi stessi"... mentre invece troppi psichiatri si presentano, anzi si impongono, ai loro pazienti come gli unici detentori della conoscenza della salute mentale e con inappellabile decisione prescrivono e somministrano anche con la forza le loro terapie chimiche di cui nessuno e neanche loro conoscono gli effettivi effetti. E con la trasparenza la coerenza e l'umiltà che si può costruire un'alleanza terapeutica meno che meno legando le persone a letto come certi psichiatri scrivono e si vantano di fare affermando che poi le persone li ringrazieranno di averli legati....

3) Ormai è dimostrato che l'utilizzo a lungo termine degli psicofarmaci crea malattie ancora più gravi di quelle per cui vengono somministrati. Gli psicofarmaci: questi "mostri farmacologici" sono apparsi agli occhi di troppi psichiatri come una bacchetta magica. Troppi si sono illusi di poter curare di tutto e di più... aggiungendo e togliendo ed elaborando cocktail che non solo trasformano e manipolano la mente umana, ma ne stravolgono anche il corpo, uccidendo lentamente il libero arbitrio e la vita dei loro pazienti.
Questi psicofarmaci sono stati elaborati chimicamente, modificando droghe naturali presenti su questo pianeta. Mentre le droghe naturali sono in qualche modo compatibili con il corpo umano, tutto ciò che viene modificato artificialmente e chimicamente non ha la possibilità di essere rielaborato e ammortizzato dal corpo e soprattutto da quella parte così sconosciuta e delicata che sono le cellule del cervello umano.
Gli psicofarmaci possono essere paragonati ad una stampella da utilizzarsi lo stretto tempo necessario per recuperare il fisiologico funzionamento di un arto infortunato mentre si attuano tutte le risorse fisioterapiche del caso. Purtroppo ancora troppa psichiatria è troppo lontana da questo concetto e utilizza gli psicofarmaci cercando di convincere le i pazienti ad assumerli come qualunque altra terapia "ad vitam" dicendo : "è come la pastiglia per il diabete...etc"

La pratica del Dialogo Aperto,che verrà presentata dal dottor Giuseppe Tibaldi, uno degli psichiatri e studioso di fama non solo italiana ma anche Europea, venerdì 21 giugno alle ore 20:30 presso la sala conferenze del palazzo regionale, è la prima concreta iniziativa per fermare questa deriva perniciosa e cominciare a prendere tutti quanti coscienza che la nuova psichiatria esiste.... bisogna solo richiederla a gran voce, invece di subire ciò che il governo di questa regione in qualche modo ci ha imposto da troppi anni.

 

 

 

 

 

lettera firmata