Un comandante esperto in 'ndrangheta alla guida del Gruppo Carabinieri di Aosta

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ten.col. Carlo Lecca

AOSTA. Il Gruppo Carabinieri di Aosta ha da qualche giorno un nuovo comandante: è il tenente colonnello Carlo Lecca, siciliano di 51 anni, che prende il posto del colonnello Emanuele Caminada trasferito al Comando Legione Carabinieri Lombardia di Milano.

Il nuovo comandante proviene dal Comando generale a Roma e, prima ancora, da una esperienza durata nove anni in diverse zone della Calabria, incluso un periodo trascorso nell'anticrimine a Catanzaro. Il ten. col. Lecca ha partecipato a diverse indagini e operazioni contro la 'ndrangheta e conosce bene come opera la criminalità organizzata sul proprio territorio. La sua esperienza potrà essere utile in Valle d'Aosta viste le numerose operazioni svolte nella nostra regione, come le recenti Geenna e Altanum, che coinvolgono famiglie già conosciute dal comandante.

«In 9 anni in Calabria ho imparato come ragiona la consorteria mafiosa in quelle zone, come si muove e come si infiltra - ha spiegato il ten. col Lecca durante un incontro con la stampa -. E' un valore aggiunto per me, ma bisogna anche tenere presente che quell'organizzazione, fuori dal proprio territorio, cambia modo di fare. In Calabria ha una connotazione familiare, mentre in Valle ci sono diverse famiglie. Bisogna capire come si muovono».

Arrivato in Valle d'Aosta da una settimana, il comandante ha confermato l'intenzione di avvicinare sempre di più l'Arma al cittadino mantenendo una presenza capillare sul territorio. «Cercheremo di aumentare ulteriormente la protezione - ha spiegato - anche con le pattuglie appiedate nei centri storici e nei piccoli centri per attirare l'attenzione e rompere il muro con la cittadinanza». Molta attenzione sarà anche data alle categorie più deboli, in particolare gli anziani vittime di truffe, ed alla violenza di genere.

Padre di cinque figli, moglie calabrese, il tenente colonnello Lecca sta imparando a conoscere la Valle d'Aosta. «È una regione bellissima e abbastanza tranquilla - ha spiegato - con una presenza di circa 30.000 calabresi. Da questo punto di vista mi sento a casa. Quello calabrese è un popolo votato al lavoro, soprattutto le donne, ed è un popolo ospitale e molto semplice. Ma è anche "arretrato" e non fa nulla per cambiare. Ha l'abitudine di rivolgersi a referenti per ottenere cose a cui ha diritto e che vengono date sotto forma di favore. Tu fai un favore a me, io lo faccio a te. Magari anche solo dando un cesto di frutta in cambio. Ma questo sistema di vita porta a delle conseguenze».

 

 

 

Elena Giovinazzo