Assistenti sociali in Valle d'Aosta, il perché della nostra inchiesta

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CamilliAOSTA. Interviste, e-mail, messaggi, paura di apparire, paura di raccontarsi e soprattutto paura delle reazioni. Articolo dopo articolo, un mondo fatto di ingiustizie e di dolore si è delineato davanti ai nostri occhi e all'interno dei nostri cuori. 

Lacrime che ancora sgorgano, lacrime che sono state chiuse nei cassetti delle memorie di coloro che sono riusciti ad andare avanti.

Ogni storia è da noi verificata, ogni testimonianza registrata. Siamo stati sempre disponibili a pubblicare interventi che potevano mettere in discussione quanto da noi riportato. 

È comprensibile la grande difficoltà che hanno queste operatrici e questi operatori del sociale nel dialogare su argomenti specifici. Al massimo possono rilasciare interviste su argomenti generici, che non incidono su questi racconti dolorosi.

Quella delle assistenti sociali e dei servi sociali sono istituzioni meritorie, che in molti casi hanno aiutato e risolto situazioni di estremo disagio. Ma parliamo di esseri umani che affrontano la loro professione in modo umano. Proprio per questo ci troviamo a confrontarci con eccellenze ed anche con limiti e peccati. E anche con l'illusoria certezza che il potere assolva ogni colpa.

La nostra inchiesta proseguirà coinvolgendo i soggetti attivi di questo mondo fatto di perle preziose e di mele marce. Questa è la vita: non lasciamoci sconfiggere dal male generato da poche mele marce. Chiedere aiuto alle istituzione non è una colpa, ma è un nostro sacrosanto diritto. E non dimentichiamoci che le persone che si incontrano in questi contesti sono professionisti pagati dalle istituzioni, quindi dalla collettività, per adoperarsi e rendere migliore la nostra vita e, soprattutto, quella dei nostri piccoli tesori.

 

 

Marco Camilli