Chi ha paura della verità? Solo chi sa cosa c'è nascosto negli armadi

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scritturaRiceviamo e pubblichiamo

Si incomincia a parlare dei servizi sociali e si dicono cose che tutti, compresi i compiacenti politici, conoscono da sempre, ma che tenevano ben celate. I genitori e l'opinione pubblica chiedono l'autonomia dell'informazione e delle associazioni, il rispetto del contraddittorio, della trasparenza, della libertà, dei diritti dei padri e dei loro figli. I genitori, con dati alla mano, contestano ingiustizie subite e pretendono chiarezza. Contestano ma non fanno violenza, anzi la subiscono da decenni, ad Aosta. Secondo la presidente regionale dell'Ordine Assistenti Sociali i genitori, ovvero i padri, sono incapaci di fare i genitori e, pertanto, fa intendere che siano tutti "brutti e cattivi".

Aosta come Bibbiano? Non lo sappiamo. È certo che non bastano le parole rassicuranti dell'assessore Baccega e dell'Ordine per fugare i leciti dubbi dopo le testimonianze di genitori sulle pagine di questo quotidiano e dopo quello che noi abbiamo raccolto negli ultimi dodici anni e che da tempo denunciamo nei pubblici dibattiti e nel nostro sito web.

Aosta come Bibbiano? Lo dovrà dire la Procura della Repubblica e i vari tribunali di competenza da noi allertati o azionati alcuni mesi or sono sull'operato dei servizi sociali e sulla gestione delle comunità (di chi sono?) in cui vengono collocati i minori sottratti alla famiglia.

E' indiscutibile che ad Aosta non si conosca la l. 241/1990 e ss.mm. e i servizi sociali non permettano al genitore di accedere ai fascicoli sui loro figli in nome di una privacy che non esiste (ex art. 22, l. 241/1990). Siamo in presenza di un abuso di potere che le istituzioni tutte non possono ignorare, essendo, per altro, anche un reato.

La presidentessa invece di rispondere alle accuse, denuncia un clima intimidatorio e pericoloso per le assistenti sociali con aggressioni, anche fisiche, tanto da minacciare che, per il rischio che corrono, non andranno più nemmeno nelle case dove devono svolgere le indagini familiari. Una minaccia per correre ai ripari? Così sembra. Quindi è ancor più importante l'intervento della Procura della Repubblica per sapere se le interessate abbiano già azionato la magistratura e se tali accuse rispondano a verità.

Manca la trasparenza e non si comprende perché l'Ordine della categoria non si sia mai preoccupato di garantirla, dandosi un Regolamento per disciplinare l'attività dei propri operatori. Quando, 4 anni or sono, il Regolamento è stato proposto dalla nostra associazione ed è stato accolto da alcuni politici, gli assistenti sociali e la lobby del condominio si sono opposti fermamente.

Aver paura della trasparenza e del confronto "puzza" e non poco, come "puzza" e non poco dichiararsi vittime di aggressioni fisiche e psichiche di genitori a cui vengono sottratti i figli con molta "disinvoltura". Chiediamo chiarezza da parte della Magistratura, ma fino in fondo.

Se è tutto regolare perché i servizi sociali non rispondono alle testimonianze pubblicate e alle nostre denunce? Perché non documentano (video-registrazioni, come chiedono i genitori) il loro operato? Per togliere possibili alibi chiediamo la istituzione di una commissione paritetica permanente di assistenti sociali, genitori e dall'associazione che li rappresenta per sottoporre a verifica la procedura seguita in ogni procedimento. Solo dopo si potrà parlare di rispetto della legge, di verità, trasparenza, terzietà, professionalità e rispetto dei minori e dei loro genitori.

 



Ubaldo Valentini
Pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori