L'Arcigay: un insulto a deportati e a chi era al Pride, valutiamo come tutelarci. La Diocesi: un parere personale

"Trasformare la bandiera del Pride in una svastica è un insulto". Così Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride, commenta in una nota la vicenda che coinvolge il segretario del vescovo di Aosta e un suo messaggio su WhatsApp nel giorno della parata di sabato scorso.
Il messaggio incriminato
Si tratta di messaggio condiviso sul profilo WhatsApp personale da Gilbert Turcotti, segretario del vescovo, sabato scorso: un'immagine che utilizza la bandiera progress pride sino a formare una svastica.
Il commento aggiunto da Turcotti è: "Questione di prospettiva...".
Sentito poi dalla Gazzetta Matin, che ha segnalato il caso, Turcotti ha affermato che "mi sembrava un bel disegno colorato".
Il commento del Comitato Aosta Pride
Secondo la portavoce dell'Aosta Pride, Sartore, quell'immagine "è un insulto alla memoria delle persone omosessuali e trans perseguitate, deportate e uccise dal nazismo, marchiate nei campi di concentramento e sterminio con il triangolo rosa o, come tante donne lesbiche classificate come "asociali", con il triangolo nero".
Rappresenta inoltre "un insulto a chi, proprio in quel giorno, era in piazza ad Aosta per rivendicare i propri diritti. Che a pubblicarla sia stato il segretario del vescovo indigna tutta la nostra comunità e ferisce profondamente le persone LGBTQIA+ cattoliche e cristiane, che vedono tradito il messaggio evangelico in cui si riconoscono".
Il messaggio della Diocesi
Alla richiesta di un commento sull'immagine condivisa dal segretario del vescovo, la Diocesi di Aosta è intervenuto con una breve nota.
"In merito alla recente richiesta di chiarimento - si legge -, il Vescovo di Aosta precisa che la posizione della Diocesi su qualsiasi avvenimento, situazione o argomento viene sempre ed esclusivamente espressa attraverso i canali ufficiali, ossia la predicazione pubblica, i messaggi, le lettere, eventuali interviste del Vescovo stesso, e, quando opportuno, rilanciata dall’Ufficio Stampa. Ogni altra presa di posizione, da chiunque espressa, riveste il carattere di parere personale di chi la esprime".
Il Comitato Aosta Pride, però, non si ritiene soddisfatto. "Nel comunicato - osserva - non c'è una parola sull'immagine, né un pensiero per le persone che si sono sentite colpite. Chiamarlo parere personale non cambia ciò che quell'immagine rappresenta, né il ruolo di chi l'ha diffusa. Avevamo detto che il silenzio sarebbe stato già una risposta: una precisazione che non dice nulla gli somiglia molto. Da parte nostra, continueremo a valutare come tutelarci in ogni sede opportuna". E ancora: "la bandiera del Pride rappresenta persone, vite e diritti, e che chi ricopre un ruolo di responsabilità, anche all'interno di un'istituzione religiosa, è chiamato a rispondere di ciò che dice e condivide".
Marco Camilli