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Bonus affitto per genitori separati e divorziati: urge una proroga per la presentazione delle domande

La domanda deve essere presentata on line, ma non tutti i genitori separati sono in grado di effettuare da soli la richiesta


Il 28 ottobre scade il termine per presentare la domanda per l’assegnazione del Bonus Affitti per genitori separati o divorziati, istituito per venire incontro ai separati senza abitazione in possesso sia della sentenza di separazione o divorzio che del contratto di locazione a loro intestato e regolarmente registrato. Lo scopo è quello di dare un contributo al genitore estromesso dalla casa familiare e dai figli che, molto spesso, si trova costretto a far fronte al mutuo contratto durante la convivenza per l’acquisto della casa coniugale e/o familiare, dove non può più abitare, all’assegno di mantenimento per i figli, sostenere il 50% delle esose spese straordinarie e provvedere al mantenimento dei figli quando sono con lui.

Non è un mistero che molti genitori non collocatari, oltre il 90% dei separati, vivono in uno stato di umiliante miseria e devono elemosinare un sostegno alla Caritas, ai vecchi nonni, ai parenti e agli amici per avere uno strapuntino per dormire. Tanti, ma tanti genitori, non possono tenere con sé i figli nei canonici tempi previsti dal giudice nel momento dell’affido dei propri figli, a seguito della fine della convivenza genitoriale, perché non hanno la possibilità di ospitarli, essendo senza una decente abitazione.

Una situazione umiliante per il genitore non collocatario, quasi sempre il padre, e discriminante per i figli, che, quando sono con lui, non possono neanche ospitare gli amichetti o avere un proprio spazio da condividere con il genitore meno presente nella loro vita.

Il giudice, quando emette i provvedimenti di affido dei minori, non può ignorare la situazione economica e dovrebbe imporre al genitore collocatario il pagamento dell’eventuale mutuo sulla casa coniugale/familiare, tenendo conto del fatto che uno dei due genitori si trova senza casa e, molto spesso, non ha un reddito tale da potersi permettere una casa in locazione. La stessa determinazione delle spese straordinarie deve tener conto della nuova situazione reddituale dei genitori, che, ora, devono provvedere a due nuclei familiari, ma non più ad uno solo. Senza la disponibilità di una casa per ambedue i genitori, non si rispetta nemmeno il principio della bigenitorialità.

Vista la scarsa pubblicità per questo bonus, si chiede che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Sen. Salvini – promotore dell’iniziativa - riapra i termini per la presentazione delle richieste almeno fino al 15 dicembre, considerato che il bonus è finanziato per soddisfare non più di 15.000 genitori su milioni di separati.

La domanda deve essere presentata, on line, sulla piattaforma https://sostegnoabitativogenitoriseparati.mit.gov.it, ma non tutti i genitori separati, avendone diritto, sono in grado di effettuare da soli la richiesta per accedere al nuovo contributo per sostenere i costi della casa. I patronati e le associazioni di settore, se coinvolti per la redazione della domanda di ammissione, richiedono tempi lunghi per concedere l’appuntamento, anche in questo periodo, perché sono impegnati a disbrigare l’assistenza alle innumerevoli richieste dei cittadini. Anche questo è un motivo valido per prorogare la scadenza del 26 c.m.

Chi ne ha diritto?
Bonus affitti separati: quale sarà l'importo spettante?

Il bonus affitti prevede uno stanziamento annuale di €. 20 milioni per il triennio 2026-2028. Ogni genitore, fino ad esaurimento dell’importo annuale, potrà beneficiare, ogni anno, di un bonus massimo di €. 6.000 per coprire fino al 50% della spesa del canone di locazione.

Per accedere al bonus, occorre che il richiedente sia residente in un Comune italiano; non essere assegnatario dell’abitazione familiare dopo la sentenza di separazione o divorzio; non essere assegnatario di un'unità immobiliare di edilizia residenziale pubblica; non essere proprietario di uno o più immobili ad uso residenziale nello stesso comune dell’abitazione familiare o nei comuni limitrofi, entro un raggio di 50 Km (ad eccezione della casa dell’ex coniuge); essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli; avere almeno un figlio a carico di età inferiore ai 21 anni; avere un reddito individuale riscontrabile nell’ultima dichiarazione dei redditi fino a 35.000 euro.

Nell’assegnazione del bonus e nel determinarne l’entità, si terrà conto di alcune priorità: numero di figli/figlie a carico di età inferiore a 21 anni; eventuali disabilità; eventuale stato di disoccupazione involontaria; eventuale residenza in un Comune ad alta tensione abitativa.

In realtà, questo bonus, che riguarderebbe, di fatto, solo 4/5 mila di genitori separati su milioni di genitori separati, è una mossa sganciata dalla reale urgenza di riconsiderare tutta la legge sull’affido dei minori, quando termina la convivenza dei genitori, e potrebbe prestarsi alla logica elettorale. Di fatto, potrebbe essere un diversivo per non affrontare un problema che riguarda milioni di minori e milioni di genitori non più conviventi. Per ora, chiediamo una proroga dei termini per la presentazione delle richieste, tenendo presente, però, che i problemi dei separati, spesso, sono originati da una diffusa discriminazione verso il genitore di sesso maschile e dall’applicazione non equa delle leggi esistenti sull’affido e che, per togliere certe assurde licenze dei magistrati, venga riformata l’attuale legge sull’affido dei minori per bloccare le assurde discrezionalità, quasi sempre a scapito del genitore con collocatario.

 

avv. Francesco Valentini,
tl. 347.1155230, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; avvocatovalentini.it, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.