Non sarà però un addio: "essere stato qui sei anni e mezzo volontariamente testimonia il mio affetto verso la Valle d'Aosta"
AOSTA. Maurizio Celia, Questore di Aosta, a fine gennaio lascerà l'incarico che ricopre da sei anni e mezzo. Arrivò in Valle nel luglio 2009 in concomitanza con la visita del Papa.
In questi sei anni sono cambiate tante cose, nel bene e nel male. Come è cambiata la criminalità in questa Valle felice?
«Questa era ed è una valle con un alto livello di civiltà, moltissima collaborazione con i cittadini ed un'altissima sensibilità verso l'illegalità. Fatti che in altre realtà non vengono nemmeno presi in considerazione qui vengono investigati: lo abbiamo fatto, per intenderci, per delle scritte murarie, per piccoli furti e altri episodi per cui in altre realtà non si aprono nemmeno dei fascicoli. Questo è un fatto positivo. Non vedo un'involuzione: i dati dei furti in alloggio non ci piace perché noi puntiamo a ridurre i furti però ci sono stati anni (2004, 2005, 2006) in cui il loro numero è stato addirittura superiore a quello del 2015. C'è grande attenzione, ma non sicuramente una situazione di allarme».
C'è però stato un periodo di fuoco e l'opinione pubblica l'ha sentito.
«Sicuramente nel periodo estivo in particolare c'è stata un'inpennata ed i cittadini hanno alzato la voce, come è giusto che sia, e creato dei gruppi e delle associazioni spontanee che noi vediamo positivamente. La sicurezza non è patrimonio esclusivo della Polizia di Stato bensì un interesse condiviso a cui tutti devono partecipare ed oggi è sempre più così».
C'è collaborazione con le altre forze dell'ordine?
«Sì, la situazione è ottimale sia per la comunicazione sia per la condivisione degli obiettivi, anche col Corpo forestale regionale. Rispetto ad altre sedi - io ho girato abbastanza per l'Italia - raramente ho trovato un'intesa così ampia».
Quanto aiutano le nuove tecnologie?
«Le nuove tecnologie esistono e vanno utilizzate. E' notorio che la videosorveglianza, in Valle d'Aosta così come e in tutta Italia, è stata spesso determinante nella soluzione di piccoli reati, omicidi o fatti ancora più gravi. Sono importanti anche il sistema automatico di lettura delle targhe, il tracciamento e tutta la tecnologia che va nel senso di cambiare i rapporti e le tecniche investigative. Rispetto al passato direi che si fanno solo passi in avanti».
Si appresta a lasciare la Valle d'Aosta dopo più di sei anni. Ora dove andrà?
«Il mio punto di interesse, dove c'è la mia famiglia, è a Torino ma in Valle d'Aosta manterrò un punto di riferimento. Il fatto di essere stato qui sei anni e mezzo volontariamente la dice lunga ed è testimonianza del mio affetto verso questa regione. Sono stato qui non per caso, ma per scelta. Un paio di anni fa ho rinunciato ad alcune lusinghe molto importanti per rimanere in Valle».
Marco Camilli