Coronavirus, i sindacati contro l'Usl valdostana: medici da eroi a professionisti dimenticati

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Le OO.SS. accusano la direzione di comportamento 'antisindacale' e di aver sbagliato nella gestione dell'emergenza

 

Ospedale Parini

AOSTA. L'Azienda Usl della Valle d'Aosta ha assunto un "atteggiamento antisindacale": l'accusa proviene dalle organizzazioni sindacali della dirigenza medica sanitaria e veteriaria pubblica ospedaliera.

Medici e dirigenti ospedalieri che stanno affrontando l'emergenza Covid sono passati "da eroi a professionisti dimenticati", lamentano in una nota Aaroi-Emac, Anaao Assomed, Cimo, Fp Cgil Medici, Fesmed, Fvm-Sivemp e Snr-Fasid. "Sino ad ora i sindacati non sono stati consultati e/o coinvolti dall'Azienda nelle scelte organizzative, delle quali sono venuti a conoscenza solo tramite i mezzi stampa. E nelle tre riunioni sindacali svoltesi in videoconferenza, convocate su specifica richiesta da parte delle OOSS, la direzione strategica si è dimostrata scarsamente collaborativa e talvolta superficiale".

I sindacati chiedono "un maggiore coinvolgimento" nella programmazione futura e non risparmiano critiche alla direzione sanitaria sulla gestione della pandemia. "Ci si chiede - affermano - se sia stato fatto tutto il possibile per contenere l’epidemia e se siano stati tutelati tutti i lavoratori. Se da un lato lo stato di emergenza ci ha colto impreparati, dall’altro dalla direzione strategica di un’azienda con circa 2500 dipendenti ci si aspetterebbe una maggior efficienza. La formazione all’uso dei DPI è giunta ad epidemia in corso, la formazione dei medici e del personale dei reparti COVID è stata autogestita con incontri mediante teleconferenza e riunioni formative organizzate spontaneamente da alcuni colleghi, nonostante l’epidemia ci avesse dato almeno 15 giorni di tempo per adeguarci. Le stesse indicazioni sulle necessità di esecuzioni di tamponi su colleghi paucisintomatici non hanno avuto un indirizzo unico bensì una quasi “schizofrenica” alternanza. Di queste contraddizioni è stato chiesto conto nelle opportune sedi, nell’auspicio che emergessero dati, programmi concreti e analisi oggettive. Sono invece emersi solo comodi elogi del lavoro fatto, riportando la bassa prevalenza di dipendenti infettati (anche perché mai testati, nonostante ripetute richieste!) e adducendo lo stato di emergenza a giustificare ogni scelta fatta, ancorché antieconomica ed inefficiente".

E ancora: "la gestione territoriale dell’emergenza, la limitazione delle ospedalizzazioni attraverso la gestione a domicilio è stata la chiave, purtroppo attivata in ritardo, per rendere più mite la già tragica ondata di malati ricoverati. Tuttavia, ancora in questi giorni, ci si chiede perché le microcomunità sul territorio continuino a non accettare pazienti anziani dimissibili dall’ospedale. Formazione, protezione, informazione, pianificazione - continuano i sindacati -: questo ci si aspettava e solo parzialmente l’attesa è stata ripagata. Fortunatamente l’abnegazione di ciascun collega e i correttivi posti in corso d’opera hanno reso possibile il contenimento di quello che avrebbe potuto essere una tragedia ancor peggiore".

I sindacati chiedono "di lavorare di più e di lavorare insieme ai vertici aziendali e alla Regione per costruire una sanità pubblica (e sottolineiamo pubblica) migliore, più efficiente e più sicura in Valle d’Aosta, una volta invidiata eccellenza. Quindi ben venga la presentazione ai media della “fase 2”, ma è auspicabile il coinvolgimento dei medici e sanitari che più di tutti dovranno convivere con questo terribile virus. Infine, non si dimentichi la vocazione turistica della nostra regione che dovrebbe considerare anche il consueto incremento degli accessi ospedalieri nei periodi vacanzieri: la risposta ai traumi, alle urgenze e alle patologie tempo-dipendenti dovrà subire un’inesorabile ristrutturazione, per consentire un trattamento sicuro ed efficiente".

Nel comunicato i sindacati ripropongono il progetto di un ospedale tutto nuovo. "Che sia questa la strada per la separazione tra aree COVID e non COVID? Che sia giunta l’occasione di avere una struttura più versatile, più moderna, con viabilità e accessibilità maggiori (ad esempio con annessa postazione di atterraggio elisoccorso), invece di terminare chissà quando un cantiere a cielo aperto presente dal 2014 e di riunificare i presidi esistenti mediante gli ennesimi ampliamento e ristrutturazione del Parini che costerebbero 169 milioni 269 mila 855 euro di fondi pubblici, con lavori sino al 2040? Probabilmente - concludono i sindacati - dare risposte a tali domande non è il ruolo dei medici e dei dirigenti sanitari né delle loro rappresentanze sindacali ma lo stimolo alla discussione in chiave costruttiva è fondamentale, anche perché l’ospedale è innanzitutto il luogo ove sono i sanitari a trascorrere buona parte della loro vita".

 

E.G.

 

 

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