Truffe sui contributi per i pascoli di montagna, Legambiente VdA: servono più controlli

Alla luce dell'inchiesta Pascoli d'oro il Circolo valdostano chiede di aprire un confronto che metta fine alle speculazioni

 

AOSTA. Rivedere il sistema di affidamento degli alpeggi, specie quelli comunali, ed aumentare i controlli sui pascoli di montagna: lo chiede Legambiente Valle d'Aosta commentando l'inchiesta denominata Pascoli d'oro che vede indagato un allevatore bresciano per truffa sui contributi europei concessi per portare il bestiame sui pascoli di Etroubles e per gestire i terreni.

"Fin dai primi anni 2000, nel quadro della Politica agricola comunitaria (PAC), vengono offerti cospicui contributi dall'Europa alle aziende agricole che assicurino il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali attraverso il pascolo corretto", spiega il Circolo valdostano. "Questo obiettivo sembra tuttavia essere largamente disatteso da alcuni grandi speculatori e commercianti di bestiame che accumulano ricchi contributi europei adottando pessime pratiche agronomiche o mettendo in atto altri tipi di truffe".

Legambiente chiede più controlli. "Nei nostri alpeggi si vedono ogni anno salire enormi camion carichi di bovini, soprattutto vitelloni da carne di razze non autoctone, non adatte al clima e al terreno, e di fieno, di provenienza ignota, trasportato con costi notevoli e in gran quantità dalla pianura. Evidentemente - dice il circolo valdostano - il guadagno ottenuto con i contributi PAC è largamente superiore. L’eccessivo calpestio, il brucamento ad alta quota in pascoli chiamati, e non a caso, “l’erba delle pecore”, sui quali un tempo nessun allevatore serio avrebbe mai portato le vacche, sono un danno, e quindi una truffa. Altri danni e altre modalità criminali - prosegue l'associazione - sono stati messi in luce dall'ultima inchiesta in corso in Valle d’Aosta denominata “Pascoli d’oro”: superfici brucate solo parzialmente, animali mai arrivati negli alpeggi, ovini e asini incustoditi, dispersi e poi trovati morti, usati solo per giustificare sulla carta i contributi percepiti".

Ad oggi il meccanismo dei contributi "facilita solo chi dispone di grandi risorse finanziarie e fa salire artificiosamente il prezzo degli affitti dei pascoli, rendendo impossibile ai piccoli allevatori competere per la monticazione del loro bestiame". Il sistema, sottolinea ancora Legambiente, è inoltre indirettamente facilitato dai Comuni che mettono all'asta i propri alpeggi: questi vengono "accaparrati di chi - in genere personaggi provenienti da fuori Valle - è in grado di offrire affitti spropositati, inarrivabili per i piccoli allevatori locali già in difficoltà per molti altri problemi. Questi ultimi sono quindi costretti ad affidare il loro bestiame a questi grandi speculatori senza scrupoli per il territorio".

"Scoperchiata la pentola grazie alle inchieste giudiziarie - conclude Legambiente Valle d'Aosta - chiediamo che si apra un dibattito al fine di offrire, anche grazie ai nuovi premi di recente istituiti dalla Regione (200 euro per ogni capo monticato), l’accessibilità agli alpeggi da parte degli allevatori locali e la fine di queste speculazioni inaccettabili".

 

Elena Giovinazzo

(modificato / la precedente foto è stata rimossa su richiesta dell'autore Roberto Cilenti)

 

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