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Sindacati dei medici: sanità valdostana incapace di reggere le criticità

«In Valle d'Aosta si è assistito allo smantellamento della sanità regionale, soprattutto ospedaliera»

 

ospedale di Aosta

Se la Valle d'Aosta pare essere uscita dalla terza ondata di contagi da Covid-19, la situazione non è altrettanto rosea per la sanità valdostana in generale. Lo affermano in una nota diverse organizzazioni sindacali dei medici (Anaao-Assomed, Aaroi-Emac, Anpo, Cimo, Fesmed, Fp-Cgil Medici, Fp-Cisl Medici, Fvm, Snr Fassid e Uil - Fpl Medici).

La situazione sanitaria valdostana è «complessa e critica», avvisano. «Anni di politiche sanitarie scriteriate, fatte di tagli e sacrifici, compiute sia a livello regionale che nazionale, hanno determinato l'indebolimento della nostra sanità pubblica. In particolare, in Valle d'Aosta, dal 2012 e sino a quasi tutto il 2020, si è assistito allo smantellamento della sanità regionale, soprattutto ospedaliera, da parte dei governi regionali che, colpevolmente, hanno legiferato per la riduzione dei posti letto e dei reparti, hanno tergiversato nella costruzione di un ospedale nuovo e hanno influenzato scelte e decisioni “afinalistiche” da parte della direzione aziendale».

I sindacati intervengono anche sul trasferimento del direttore generale dell'Usl Angelo Michele Pescarmona da Aosta a Torino. «La dipartita, per alcuni improvvida e per altri liberatoria, del direttore generale aziendale confermato solo da pochi mesi non richiede commenti aggiuntivi. È evidente - si legge nella nota - che quanto scelleratamente costruito in questi ultimi anni dalle maggioranze governative regionali di turno e dalle direzioni strategiche ha favorito e continua a favorire la perdita di attrattività».

I sindacati denunciano anche un «graduale processo di trasformazione da ospedale "Hub" a ospedale di "provincia" da dedicare solo alle urgenze (non tutte) e a prestazioni ambulatoriali». Spiegano: «alcuni fondamentali servizi ospedalieri (ortopedia, radiologia e da poche settimane anche il pronto soccorso) sono da tempo garantiti, per ora in parte, da medici "a gettone" incaricati da cooperative che, come noto, non danno né possono dare continuità assistenziale ai cittadini valdostani. Se i medici dipendenti rimasti a lavorare stabilmente h 24 e 365 giorni all’anno - e che magari vivono anche con le loro famiglie in Valle - saranno sempre meno, sarà inevitabile affidare la gestione di buona parte se non di tutto l'ospedale alle cooperative».

«Il sistema sanitario regionale, così com'è, non è più in condizione di reggere l'onda d'urto derivante da tutte le criticità, prevedibili e non, susseguitesi nell'ultimo decennio», continuano i sindacati rivolgendosi al Consiglio regionale. «Per la politica regionale - dicono - non è più il momento di essere o di apparire sorda e cieca davanti all’evidente situazione critica e di default in corso della sanità ospedaliera». Il governo regionale «deve agire, deve investire, deve programmare, deve pretendere azioni concrete da parte della direzione aziendale, deve chiedere supporto delle organizzazioni sindacali e dei professionisti della salute (quei pochi che sono rimasti). Ne vale della capacità di garantire qualità ed efficacia delle prestazioni sanitarie e delle cure, per il diritto alla salute dei valdostani e dei turisti».

«Nascondersi dietro un rimbalzo di responsabilità è ora evidentemente inutile - si legge ancora nel comunicato -. La politica ha davanti a sé un'occasione irripetibile per la gravità del momento ed è davanti a un bivio senza possibilità di prendere una terza strada: fare concreti, massicci e immediati investimenti per garantire una qualità di vita ed una remunerazione consona alle attuali leggi di mercato, affinché i servizi vengano svolti tutti e bene, le liste di attesa abbattute, e i medici ospedalieri non vengano sospinti nelle "generose" braccia della sanità privata o degli ospedali pubblici fuori regione. Non bastano infatti i soli investimenti per le infrastrutture (già stanziati, ma non utilizzati) perché il rischio di trovarsi con un ospedale di nuova costruzione ma improduttivo perché vuoto, senza medici e dirigenti sanitari, è decisamente elevato».

 

 

Elena Giovinazzo

 

 

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