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Rally, a Como Corrado Peloso dice addio ai sogni tricolori

Vincenzo Massa è campione italiano Wrc tra le R2


Rally di Como (foto Enrico Selva)Un traiettoria stretta, tanto. Di quelle che servono per limare centesimi in una curva. E che a fine speciale diventano decimi e, se lunga, secondi pesantissimi in classifica. Di quelle che a Corrado Peloso piacciono tanto. Su quelle traiettorie strette ci ha costruito la fama di pilota pulito e preciso. Solo che a volte, dietro ad una traiettoria limite c’è qualche piccolo trabocchetto. Come il doppio guard rail di una destra sulla Sormano-Zelbio-Nesso, prova di apertura da ripetere del Rally di Como, atto conclusivo del Campionato italiano Wrc a coefficiente 1,75. Lì, sulle manzoniane rive del lago, chi tra lui e il laziale Vincenzo Massa fosse arrivato davanti all’altro avrebbe vinto il campionato tra le R2.

«Dopo la sospensione della prima prova per l’uscita di strada di Luca Pedersoli – spiega Corrado - ci siamo detti che nella seconda avremmo attaccato al massimo. Psicologicamente eravamo tutti “appesi” al fatto che la prima era stata sospesa e che avevamo fatto, tutti, lunghi trasferimenti senza ancora gareggiare. Portarsi avanti, far segnare un tempone avrebbe potuto fare la differenza. Così abbiamo attaccato e nella mia ricerca dei centimetri ne ho cercati due di troppo: nella sovrapposizione di due rail nella stessa curva uno usciva sull’altro di un paio di centimetri e ci ho impattato con la ruota anteriore. Nessun danno alla carrozzeria ma cerchio preso e semiasse rotto. La nostra gara è finita lì».

Davanti, intanto, Massa e Lorenzo Ancillotti hanno iniziato a darsele di santa ragione e hanno continuato a farlo sino al traguardo dove il laziale ha preceduto il toscano di 24” vincendo il tricolore con i successi del Salento e di Como.

«Prima della gara decisiva dicevamo che comunque sarebbe andata sarebbe stato un successo – analizza Corrado -. Ed è ora di confermare quanto di buono fatto in stagione. E di dire grazie a chi ha reso possibile tutto: Giorgio Marazzato e l’intera Gliese, la scuderia New Turbomark, i miei navigatori Paolo Carrucciu e Iuri De Felice, i miei sponsor e chi, anche da casa, ha permesso che mi assentassi per così tanto tempo. Sono addolorato e dispiaciuto anche e soprattutto per tutti coloro i quali e le quali hanno creduto in me e nel nostro progetto tricolore: sarebbe stato bello condividere tutti insieme la soddisfazione del titolo italiano. Non esserci riusciti, per quello che è stato un mio errore di valutazione, è una piccola lezione di vita che va accettata».

 

 

redazione

 

 

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