Il consigliere regionale contestava l'ingiusta detenzione, ma i giudici di Torino e Roma hanno respinto la richiesta di indennizzo
La Corte di Cassazione ha respinto perché "infondato" il ricorso di Marco Sorbara per ottenere un risarcimento per ingiusta detenzione. I giudici di Roma hanno così mantenuto la decisione presa in precedenza dall'Appello di Torino.
Sorbara chiedeva un ristoro di circa 516mila euro. Nel valutare la sua richiesta i giudici di Appello hanno tenuto conto non della sentenza definitiva di assoluzione del 2023, bensì degli elementi a disposizione del giudice delle misure cautelari, nelle fasi iniziali dell'indagine Geenna, che aveva riscontrato "profili di colpa grave" legati ai rapporti del consigliere regionale con "ambienti criminali di sicura pericolosità". Fattori, questi, che risultano "ostativi" al riconoscimento dell'indennizzo per il periodo di detenzione.
La Cassazione nei giorni scorsi ha sostanzialmente confermato queste motivazioni sottolineando proprio la "frequentazione consapevole e ambigua" con Antonio Raso, altro imputato in Geenna che, dopo la condanna a otto anni in Appello-bis, attualmente è in attesa del processo di Appello-ter.
Il ricorso faceva seguito alla detenzione scattata nel 2019 quando Sorbara, allora come oggi consigliere regionale, fu accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta Geenna sulle infiltrazione della 'ndrangheta nel territorio della Valle d'Aosta. Durante l'iter processuale di primo, secondo e terzo grado, conclusosi nel 2023 con l'assoluzione definitiva, scontò più di 900 giorni di arresto tra carcere e domiciliari.
Marco Camilli