Principio di annegamento: come ridurre i rischi e intervenire nei soccorsi

Principio di annegamento: come ridurre i rischi e intervenire nei soccorsi

Secondo l'OMS ogni anno mezzo milione di persone è vittima di annegamento. Come prevenire il rischio e come comportarsi nella fase dei soccorsi

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità l'annegamento causa 500.000 morti all'anno nel mondo ed è la terza causa di morte accidentale per bambini e adolescenti di età tra 5 e 14 anni Sono i maschi a essere molto più a rischio di annegare, con un rapporto che va da 3:1 nei bambini tra 5-14 anni, a 8:1 nei giovani (15-34 anni).

In termini assoluti negli ultimi anni in media sono deceduti 315 maschi rispetto a 70 femmine. La differenza è legata alla maggior propensione al consumo di alcol da parte dei giovani maschi. Si tratta di una situazione che in genere occorre quando si fa il bagno in mare, in un lago, in un fiume o in piscina. Questa condizione si può verificare anche in casa, nella vasca da bagno o, per quanto riguarda i bambini, nelle vaschette per il bagnetto o nelle piscine gonfiabili. Ha un andamento tipicamente stagionale (mesi estivi).

Nei paesi industrializzati la maggior parte degli annegamenti che coinvolgono i bambini avvengono nelle minipiscine - piscine private e pubbliche.

Le principali cause di annegamento

I principali fattori negli episodi di annegamento sono: 

Le cause di annegamento possono essere raggruppati in due gruppi principali:

Impossibilità da parte della vittima di mantenere la testa fuori acqua. Questa condizione occorre per:

Impossibilità di reagire in maniera appropriata al contatto con l’acqua. Questa condizione occorre per:

Le fasi dell’annegamento

L’annegamento prevede cinque fasi:

  1. Fase di sorpresa: consiste in una profonda ma rapida, inspirazione riflessa che compie l’individuo appena caduto nell’acqua.
  2.  Fase di resistenza: durante l’immersione le prime “boccate” d’acqua provocano uno spasmo serrato della glottide che impedisce la penetrazione di altra acqua nei polmoni. Questa fase di apnea iniziale durante la quale l’individuo si agita e cerca di riemergere, dura circa un minuto.
  3. Fase dispnoica: quando non è più possibile trattenere il respiro, il soggetto inizia affannose respirazioni disordinate sott’acqua che durano un minuto e provocano l’introduzione di grande quantità di liquido nei polmoni e nello stomaco.
  4. Fase apnoica: si ha perdita di coscienza, abolizione dei riflessi e coma profondo con arresto del respiro (stato di morte apparente). Anche questa fase dura circa un minuto.
  5. Fase terminale: boccheggiamento e arresto cardiaco.

L'acqua entra nella bocca

Le vie aree si chiudono per riflesso

Per 1-2 minuti la vittima non respira

Ipossia (mancanza di ossigeno nel sangue)

Mancanza di ossigeno al cervello

Perdita di coscienza

Apertura delle vie aree

L'acqua entra nei polmoni e nello stomaco

Arresto respiratorio

Arresto cardiaco

Morte

Solo un intervento deciso e tempestivo può salvare la vittima.

Come si presenta la soggetta vittima di annegamento?

In questa situazione si possono presentare diversi quadri clinici.

Soggetto stabile: il soggetto è cosciente con attività respiratoria e cardiocircolatoria valida (la persona tossisce, la pressione arteriosa è normale). Attenzione: la mancanza di segni iniziali d’insufficienza respiratoria acuta non esclude l’eventuale comparsa di serie complicanze a distanza di alcune ore(inviare il soggetto in ospedale)

Soggetto instabile: stato di coscienza alterato e difficoltà respiratorie (difficoltà a tossire, pallore).

Soggetto in arresto cardio-respiratorio: coma, assenza di respirazione, cute di colorito bluastro.

Cosa fare in caso di principio di annegamento

La possibilità di salvezza e la riduzione delle complicanze del soggetto con principio di annegamento dipendono dalla tempestività del salvataggio e alla qualità dei soccorsi. Ricordarsi sempre di:

Come si eseguono le manovre di rianimazione

Una volta che il soggetto è stato portato sulla terra ferma:

  1. Ruotare la vittima sul dorso;
  2. Aprire le vie aeree (iperestendendo il capo e sollevando il mento);
  3. Guardare all’interno della bocca se sono presenti corpi estranei che ostruiscono le vie aeree
  4. Disostruire le vie aeree da corpi estranei infilando in bocca il dito indice a uncino; 
  5. Eseguire la rianimazione cardio-polmonare: compressioni toraciche e insufflazione d’aria con la tecnica a bocca a bocca (30 compressioni seguite da 2 insufflazioni di aria).

La rianimazione cardio-polmonare s’interrompe quando:

Cosa non bisogna fare in caso di principio di annegamento

Quali sono le complicanze?

Le complicanze frequenti sono sequele neurologiche dovute alla mancanza di ossigeno al cervello, inalazione di sostanze tossiche presenti spesso nelle piscine e infezioni generalizzate dovute a inalazione di acqua inquinata da batteri e virus. Una vittima di annegamento, se soccorsa in tempo, difficilmente va incontro a complicanze. 

Da cosa dipende il rischio di complicanze e di morte?

Quali regole seguire per prevenire l’annegamento

I dati epidemiologici indicano che il rispetto di alcune semplici regole riduce dell’ottanta percento il rischio di annegamento e le complicanze.

 

Franco Brinato, specialista in medicina d’Emergenza Urgenza e dirigente medico della struttura complessa di Medicina d'emergenza e Pronto Soccorso dell'ospedale Parini di Aosta