Valle d'Aosta, il virus West Nile trovato in due uccelli selvatici

«Con le progressive mutazioni climatiche cui assistiamo è verosimile si presentino sempre più spesso»


zanzara tigrePer la prima volta in Valle d'Aosta è stato rilevato il virus West Nile in due uccelli selvatici: un corvide e una ghiandaia. A darne conferma è l'Azienda Usl, spiegando che la rilevazione è avvenuta nell'ambito delle normali attività di sorveglianza sanitaria condotte sul territorio.

Nessun allarmismo

"Il ritrovamento non deve generare allarmismo - dice l'Usl -, ma conferma l’importanza e l’efficacia della sorveglianza attiva sul territorio che prevede analisi periodiche su esemplari di avifauna trovati morti, secondo il Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA), strumento strategico istituito in Italia per contrastare e monitorare i virus trasmessi da artropodi vettori, principalmente zanzare, zecche e flebotomi".

Il "non si trasmette normalmente da persona a persona attraverso il contatto diretto" e gli uccelli selvatici "costituiscono i principali serbatoi naturali del virus, mentre le zanzare ne rappresentano i vettori: il virus viene trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette che hanno precedentemente acquisito il virus nutrendosi su volatili infetti".

Le contromisure dell'Usl

Accertata la positività al West Nile Virus, sono scattate le misure previste dal Piano Nazionale Arbovirosi, che prevede disinfestazioni e attività larvicida, nonché l'invio di un'informativa a tutti i medici. Inoltre sono in corso i confronti con i Comuni interessati. L'obiettivo è "condividere le informazioni e valutare le conseguenti misure di prevenzione e controllo anche sulla base del fatto che i due uccelli sono stanziali ma con qualche chilometro di raggio di spostamento".

Sul versante veterinario, l'azienda sanitaria annuncia specifiche attività di approfondimento epidemiologico nell’area interessata dai ritrovamenti. In particolare, verrà avviato il campionamento entomologico mediante il posizionamento di trappole per la cattura delle zanzare e saranno effettuate visite cliniche sugli equidi presenti nel raggio di 2 chilometri dai punti di rinvenimento degli uccelli positivi, con eventuale esecuzione dei prelievi diagnostici previsti dai protocolli nazionali. Le attività consentiranno di verificare l’eventuale estensione della circolazione virale e di completare l’inquadramento epidemiologico del territorio interessato.

L'importanza del monitoraggio dell'avifauna

«Il monitoraggio dell’avifauna - sottolinea il Dott. Mauro Occhi, Direttore sanitario dell’Azienda USL Valle d’Aosta – rappresenta uno strumento fondamentale perché ci consente di avere un segnale precoce della circolazione del virus sul territorio e di mettere conseguentemente in campo le misure di prevenzione previste. Non si tratta quindi di creare allarmismo - aggiunge -, ma di mantenere alta l’attenzione e continuare a lavorare in maniera coordinata. È inoltre un esempio concreto dell’approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale. La collaborazione tra i professionisti del Dipartimento di Prevenzione, l’Istituto zooprofilattico, i servizi sanitari e le amministrazioni locali ci consente di affrontare questi fenomeni con un sistema strutturato di sorveglianza e prevenzione».

«In ogni caso – prosegue il Direttore sanitario – si tratta di condizioni che con le progressive mutazioni climatiche cui assistiamo è verosimile si presentino sempre più spesso nei decenni a venire».

 


Clara Rossi