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Lettera alla redazione: Dopo 11 anni tornano le estorsioni ai camioncini della frutta

  • Pubblicato: Sabato, 15 Giugno 2019 10:27

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letteraSpett.le redazione, vi invio questo mio scritto riferendomi alla notizia da voi pubblicata su MalAosta. Nella mia passata esperienza professionale ho avuto modo di seguire le vicende giudiziarie legate a episodi di estorsione ai venditori di frutta e verdura.

Premetto che tutte le persone indagate nella storia sono state assolte, quindi utilizzerò nomi di fantasia.

Era il 2011, durante l'indagine “Tempus Venit” , gli investigatori erano immersi nell'archivio alla ricerca di informazioni utili per costruire un profilo preciso delle persone oggetto di indagine, indagate e non. Mentre sfogliavano i fascicoli, emerse un procedimento che da loro era conosciuto molto sommariamente, accaduto nel 2008.

In sostanza il proprietario di un camion che vendeva frutta e verdura sulla strada aveva sporto denuncia ai Carabinieri perché il suo dipendente la mattina si era recato al camion e aveva trovato il tappo del serbatoio svitato appoggiato a lato del serbatoio stesso con accanto un accendino usa e getta. Inoltre raccontava che un tizio, da lui conosciuto come Mario, si era presentato al camion e gli aveva intimato di andare via perché non avevano avuto l'autorizzazione a stare in quel luogo da parte dell'organizzazione di origine calabrese che controlla i venditori ambulanti. Il dipendente era molto spaventato e grazie alle insistenze del proprietario era rimasto sul posto. Mario tornava e ribadiva le minacce.

Chiaramente i colleghi avevano iniziato quella che in gergo è definita attività tecnica, ovvero le famigerate intercettazioni nonché servizi di sorveglianza. Un bel giorno il proprietario, che chiameremo Ugo, telefonava a un simpatico vecchietto, tale Andrea, al quale raccontava l'accaduto. Nel discorso diceva: “Carissimo Andrea, io non sono calabrese quindi non so a chi rivolgermi mentre tu sicuramente saprai dirmi a chi rivolgermi”. Andrea, persona di mondo che conosce come va il mondo, almeno quello, si schernisce dicendo che non aveva questo potere, tuttavia essendo lui un onesto lavoratore capiva il disagio e avrebbe cercato una soluzione.

Questa arrivava poche ore dopo, quando Andrea telefonava a Ugo dicendogli: “Digli al tuo dipendente di stare tranquillo. Ho chiamato Scipione detto l'Africano, andrà sul posto e sistemerà tutto, perché lui è uno che sistema tutto” (vedi che casino ha combinato a Cartagine).

I Carabinieri, il giorno dopo, filmano l'incontro. Scipione con le parti è al camion dove gli viene spiegata la situazione. Parlano pochi minuti, Scipione gesticola dice qualcosa, stretta di mano e tutto finisce. Dalle intercettazioni si verrà a sapere che é stato stabilito che il camion rimane lì. Perché? Perché l'autorità così ha deciso, quindi muti.

Il processo finisce con l'assoluzione perché Mario ritratta, dice di essersi sbagliato, di aver capito male, di aver ingigantito la situazione perché spaventato ecc… Peccato che c'era un'altra telefonata nella quale il dipendente raccontava a Mario che era stato minacciato con un coltello alla gola.

I colleghi erano ancora allibiti, e sfiduciati. A loro avviso, e non solo loro, considerati i personaggi coinvolti, le modalità, si poteva ravvedere l'art. 7 l. 12 luglio 1991n. 203 ovvero l'aggravante del “metodo mafioso”. Anni dopo ho capito perché no. La corte d'Appello di Torino assolveva gli indagati condannati per favoreggiamento in primo grado, perché avevano cercato dei paesani per risolvere l'estorsione a loro danno non perché non credevano nella giustizia, a cui si erano rivolti (nascondendo una parte di verità, ma questo è un dettaglio), ma perché nella terra natale si fa così, quindi i paesani che avevano trattato con i mafiosi l'avevano fatto per pura amicizia (uno di loro fu poi ucciso).

Poco tempo fa leggo la bruttissima storia di Cervinia, dove per questioni di mancato pagamento a lavoratori, questi si sono visti minacciare alla maniera mafiosa. Un tizio mi ha detto: “sai nella tale regione ormai é normale”. Io ho risposto: “questo non lo so, ma qui non è normale e spero che non diventi mai normale”. Mi devo ricredere? Spero di no.

 

 

 

 

 

lettera firmata

 

 

 

 

 

 

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