Suicidio, il male oscuro della Valle d'Aosta

Suicidio: il male oscuro della Valle d'Aosta (5)

L'intervento di Franco Manes, deputato della Valle d'Aosta del gruppo Misto-Minoranze Linguistiche

 

"Premetto che per me parlare di questo tema non è semplice, soprattutto perché in questi anni persone che conoscevo hanno deciso di andarsene in questa maniera tragica e prematura". Lo afferma il deputato della Valle d'Aosta Franco Manes a proposito dell'alto numero di suicidi in Valle d'Aosta.

Contattato da Aostaoggi.it, il parlamentare scrive: "I numeri dei suicidi in Valle d'Aosta ci impongono però di fermarci e interrogarci. Ma dietro quei numeri ci sono persone, famiglie, amici e domande alle quali spesso non avremo mai una risposta.

Mi e' stato chiesto di ''dire qualcosa'', ma preferisco farlo da valdostano e non da persona impegnata nelle Istituzioni. E c'è una contraddizione che mi colpisce profondamente: viviamo in una piccola comunità, dove quasi tutti si conoscono, eppure possiamo essere terribilmente soli anche in un luogo dove tutti conoscono il nostro nome.

Non credo sia corretto cercare una causa unica. Il disagio psichico, la malattia, la perdita dell'autonomia personale, le difficoltà economiche o familiari, l'isolamento possono intrecciarsi in modi diversi. Ogni storia è unica e merita rispetto e soprattutto di essere conosciuta. L'indifferenza sociale e in qualche caso anche dell'informazione possono essere elementi che ci allontano sempre più da questi drammi.

Ma proprio per questo non possiamo limitarci a considerare ogni suicidio soltanto una tragedia privata.

Dobbiamo chiederci quanto siamo ancora capaci di riconoscere la fragilità prima che diventi disperazione. La Valle d'Aosta è una terra abituata alla fatica e alla resistenza. Abbiamo imparato a stringere i denti in tante occasioni ma forse molto meno a dire: "Ho bisogno di aiuto".

La Valle d'Aosta coinvolgendo Associazioni ed EELL ha avviato negli ultimi anni strumenti e progetti di prevenzione. Sarebbe scorretto negarlo. Ma davanti a ciò che sta accadendo non basta elencare quello che è stato fatto. Bisogna avere il coraggio di verificare ciò che realmente funziona e ciò che invece deve cambiare.

E soprattutto dobbiamo smettere di pensare che sia sempre chi soffre a dover trovare la forza di chiedere aiuto. A volte quella forza non c'è più.

La prevenzione non riguarda soltanto psicologi e psichiatri. Riguarda medici, servizi sociali, scuole, associazioni, amministratori locali, famiglie. Riguarda la capacità di accorgerci di chi lentamente si ritira, si isola, smette di parlare, scompare dalla vita degli altri.

La politica non può promettere una società senza dolore. Può però contribuire a costruire una comunità nella quale nessuno debba vergognarsi della propria fragilità e nella quale sia più difficile diventare invisibili.

Per questo, prima ancora di cercare colpevoli, credo che la Valle d'Aosta debba porsi una domanda molto più scomoda:
Siamo ancora una comunità capace di accorgerci gli uni degli altri?...siamo ancora una comunità che e' in grado di interagire e vigilare sul prossimo...sul ''proprio vicino di casa''

Perché forse prevenire significa proprio questo: riuscire ad accorgersi che qualcuno sta scomparendo molto prima che decida di non esserci più".

 


Marco Camilli