La maxi inchiesta su Fontine e bestiame finisce (come previsto) in prescrizione

 

Una brutta pagina per la giustizia in Valle d'Aosta - VIDEO

AOSTA. Sette anni di indagini, dieci complessivi di procedimento, un processo di primo grado e poi... il nulla. Ma era già previsto che nel maxi processo sulle Fontine adulterate ed il bestiame contaminato intervenisse la prescrizione. Al contrario non era previsto, perlomeno all'inizio, che gli esperti linguisti incaricati dal tribunale di Aosta avrebbero incontrato insormontabili difficoltà nel tradurre le intercettazioni dal patois all'italiano.

Nonostante i soldi dei contribuenti spesi per pagare questi luminari, le udienze, le indagini e le intercettazioni, la prescrizione ha cancellato tutto.

L'unica sentenza emessa risale al 30 ottobre 2014, a quasi sette anni di distanza dall'avvio delle indagini di cui si era occupato l'allora pm Pasquale Longarini e dopo innumerevoli rinvii per il problema delle traduzioni. In quell'occasione ci furono cinque condanne e numerose assoluzioni e già le prime prescrizioni. Il pm presentò ricorso in Appello per gli imputati assolti, ma era già noto da tempo che per loro tutte le altre accuse sarebbero cadute in prescrizione.

Rimane il mistero di come si possano tradurre intercettazioni dal cinese, lingua che vanta numerose varianti e dialetti, e non si sia riuscito a fare altrettanto in tempi "normali" per il patois. Che il dialetto valdostano sia la lingua più sicura per comunicare senza paura di essere compresi?

Gli 007 di tutto il mondo prendano appunti: per organizzare operazioni segrete in rete e al telefono in tutta sicurezza, d'ora in poi sarà d'obbligo il corso di patois.

Marco Camilli

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