Una morte che ci deve far riflettere

Domenico è morto anche per il silenzio dell’opinione pubblica che non ha il coraggio di pretendere il ferreo controllo degli amministratori pubblici

 

Domenico, chiamato ora un angelo, deve essere al centro di una profonda riflessione, che, al di là delle scontate emozioni del momento, affronti le responsabilità del personale sanitario che doveva provvedere al trapianto del cuore in un bambino molto piccolo e non poteva né doveva rendere inutilizzabile, offendendo i donatori, un cuore che poteva risultare risolutivo per qualsiasi bambino.

Le responsabilità personali, su cui si sta indagando, devono essere ricercate, logicamente senza sconto alcuno, sia sui sanitari dei due ospedali (Napoli e Bolzano), sia su una deontologia professionale molto elastica e partigiana, sia sulle facili giustificazioni e/o condanne di una opinione pubblica non è sempre attenta al mal funzionamento della sanità, non solo pubblica, ma anche privata. Un silenzio che viene rotto solo quando siamo coinvolti in prima persona.

Domenico è morto non solo per le eventuali specifiche responsabilità dei sanitari coinvolti, ma anche per il silenzio dell’opinione pubblica, che non ha il coraggio di pretendere, senza eccezioni e sconti, il ferreo controllo degli amministratori pubblici su istituzioni che, spesso, purtroppo, dimenticano o interpretano a loro discrezione e vantaggio il codice comportamentale dell’ordine di appartenenza. Tolleranze che continuano ad esistere nella quotidianità per una vecchia prassi politica che non tocca quasi mai i potentati e le lobby di dubbia finalità che affiancano e sfruttano istituzioni che dovrebbero essere gestite in trasparenza e determinazione.

Il dramma di Domenico e dei suoi genitori emerge nella sua gravità, a seguito della maturità che la madre ha mostrato in questa tragica circostanza. La signora ha sempre detto che ai genitori non interessavano i soldi che avrebbero potuto pretendere da questa assurda morte del loro piccolo figlio e, per evitare qualsiasi speculazione, stanno dando vita ad una Fondazione dedicata al loro figlio su cui versare tutti gli introiti a qualsiasi titolo pervenuti ai genitori. Questi genitori, Antonio e Patrizia, nella profondità del dramma che stanno vivendo, hanno avuto il tempo per pensare agli altri bambini, in memoria del loro figlio e garantire – cosa assurda questa – un aiuto a chi la società ignora e lascia soli a lottare contro le difficoltà quotidiane, ma non solo per la tutela di tutti i bambini che non possono essere sottoposti a trapianto e per le loro famiglie.

Indiscutibile la dignità di questi genitori che chiedono giustizia e si affidano alle indagini azionate dalla giustizia per individuare le responsabilità di questa inaccettabile morte. Il padre e la madre hanno rifiutato il clamore del fatto per restare a fare i genitori fino all’ultimo respiro di Domenico, affiancati dal cappellano dell’ospedale e dell’arcivescovo di Napoli, che ha somministrato il sacramento dell’estrema unzione al bambino.

Non si può non sottolineare la grande dignità dei genitori di Domenico: il padre Antonio, sempre presente nel calvario del figlio, ha mantenuto un eloquente silenzio e la madre si è trasformata in una portavoce del loro dramma, senza mai scadere in violenti “j’accuse”, come la circostanza avrebbe potuto anche giustificare. Chiede solo di conoscere tutta la verità e pretende l’applicazione della giustizia. Un atto dovuto, ma non altro.

Questi due genitori hanno dato un forte e vincolante esempio di genitorialità vissuta e non affatto di circostanza. Una genitorialità che si impone a tutti noi e che dovrebbe indicarci la sua importanza, anche quando le circostanze esterne potrebbero consigliare la via, più semplice e sbrigativa, della vendetta e della rivalsa, quasi sempre e solo economica, nei confronti dei responsabili.

A Patrizia e Antonio vadano la vicinanza e solidarietà di tutti i genitori e, in particolare, da parte di quei genitori che lottano inutilmente contro i provvedimenti che regolano la collocazione prevalente dei propri figli ad un solo genitore, quasi esclusivamente alla madre, mentre il padre, di fatto, è costretto a lottare contro i mulini a vento innalzati dalle discriminazioni istituzionalizzate. Questa madre e questo padre ci insegnano altro. I figli si rispettano e non si sfruttano per finalità puramente economiche. Un abbraccio al freddo corpicino di Domenico e tanto affetto e simpatia a Patrizia ed Antonio.

 


Ubaldo Valentini

 

 

Società editrice: Italiashop.net di Camilli Marco
registrata al Tribunale di Aosta N° 01/05 del 21 Gennaio 2005
P.IVA 01000080075