Ospedale, assessore Guichardaz: mai avrei accettato di votare con la Lega

L'assessore dopo il voto in consiglio regionale sull'ampliamento spiega sui social: serviva una scelta rapida e realistica

 

Jean Pierre Guichardaz

AOSTA. Con un lungo post su Facebook l'assessore regionale Jean Pierre Guichardaz, del Pcp, spiega le motivazioni del voto favorevole suo e di altri quattro consiglieri progressisti al progetto di ampliamento dell'ospedale di Aosta.

«Sembrererebbe - scrive nel messaggio - che la nostra decisione di votare una risoluzione con la maggioranza e non con la Lega sia il tradimento di una storia ventennale, che d'improvviso ci siamo ammattiti, noi ex sostenitori del nuovo ospedale, e che abbiamo tradito gli elettori. Vorrei far notare che già nel programma di legislatura sottoscritto da Pcp, Uv, Av nell’ottobre scorso (e approvato dall’assemblea di Pcp) la proposizione di un nuovo ospedale era stata accantonata, così come nel Defr (anche quello sottoscritto da Pcp, Uv e Av)».

Il voto in consiglio regionale sull'ampliamento deriva da più fattori, spiega: «la presa di coscienza della necessità di una soluzione, affinché non ci si debba più trovare a mettere su tende e ospedali da campo alla prossima emergenza, lo stato dei finanziamenti, la necessità di tutela e conservazione dei ritrovamenti archeologici (perchè non prendano "la china" dell'area Megalitica di Saint Martin), la oggettiva difficoltà di trovare aree adatte a una nuova struttura (parliamo di circa centomila metri quadrati di cementificato, oltre alle aree parcheggio e verdi), il pericolo piuttosto concreto che l'area più accreditata, quella detta "delle fontine", sia zona ad alto rischio archeologico (parrebbe che lì sotto ci siano resti di epoca romana)».

Quella per l'ingrandimento verso Est è considerata dall'assessore «una scelta rapida e realistica».

«La risoluzione di maggioranza che abbiamo votato in Consiglio - scrive ancora Guichardaz - non dice da nessuna parte che "intanto si cantierizza l’ala est e poi si vedrà", parla di una azione complessiva da mettere in atto prima di partire con gli eventuali lavori e cioè: adattamento del progetto esecutivo alla situazione archeologica (in modo tale da musealizzare i resti del guerriero, della chiesetta e del “cerchio” di pietre), prosieguo del progetto preliminare del vecchio Parini, che tenga conto delle demolizioni prospettate (corpo sud e palazzina infetti), cronoprogramma degli interventi che metta nero su bianco i tempi delle varie fasi, modalità di utilizzo e riconversione dell’ex Maternità e del Beauregard e determinazione di tutto il finanziamento occorrente (in modo tale da non cominciare un’opera per poi lasciare a metà in attesa di reperire i soldi per il resto). In più è stato votato l’impegno di costituire un tavolo istituzionale con il Comune di Aosta e di coinvolgere la cittadinanza. Non credo che questo impegno sia così diverso da ciò che è stato scritto altrove o sugli accordi programmatici, forse non c’è la parola "approfondimento", ma quello significa avere un quadro complessivo prima di partire con il cantiere».

«Il tempo darà ragione o torto a chi l’altro ieri ha votato quella risoluzione, l’unica cosa certa è che mai avrei accettato di avallare una risoluzione con la Lega, sapendo che un minuto dopo l’avrebbero raccontata non come un risultato a favore della cittadinanza e del sitema sanitario, ma come un segnale di divisione. E così è stato», conclude l'assessore regionale ai beni culturali.

 

 

C.R.

 

 

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