Aosta e l’affido dei minori: una orgogliosa rivoluzione


In Valle, una piccolissima regione con il più alto indice di genitori non più conviventi, le problematiche legate all’affido dei minori sono molteplici e manca la volontà socio-politica di volerle affrontare seriamente, con la ricerca di soluzioni percorribili proprio in quel contesto che dovrebbe tutelare i minori di oggi, cittadini protagonisti del domani. Si sta scoperchiando la piaga dei suicidi, tenuta, nell’ultimo decennio, nascosta all’opinione pubblica, non tanto per il timore dell’emulazione, ma per l’incapacità di dare risposte serie ed efficaci per prevenire un fenomeno che ha origine proprio nella incapacità del servizio socio-psicologico e legale di formulare ipotesi, applicabili, per prevenirlo. Parlarne sarebbe una vergogna per il variegato mondo delle istituzioni che dovrebbero ammettere il loro fallimento istituzionale.

Tra le persone che si tolgono la vita, ci sono tanti genitori separati, molti dei quali molto giovani, espropriati dei propri figli e umiliati per dover ricorrere alla pubblica assistenza per mangiare e sopravvivere, poiché, in nome del mantenimento dei figli, sono ridotti in miseria e costretti a chiedere aiuto ai vecchi e malati genitori, ai parenti e/o agli amici. L’assistenza regionale non c’è per i genitori di sesso maschile e seri lavoratori, quando finisce la convivenza con i figli per volontà, di solito, dell’altro genitore, che segue i saggi (meglio sarebbe dire i subdoli) consigli di associazioni di genere che, spesso, operano al limite della legalità, con i soldi pubblici e senza il pur minimo controllo istituzionale per prevenirne i reali abusi, ammessi anche dai legali, ma mai esplicitamente denunciati. Certe associazioni non sono una risorsa per i cittadini, ma una calamità per le persone relegate al margine della società e, guarda caso, le persone colpite dalla loro non sempre equa e legale intromissione sociale sono sia il genitore estromesso dalla vita dei figli che i figli stessi, che, nella totale indifferenza, vengono abbandonati a sé stessi e alla strada, dove trovano compagni di viaggio poco raccomandabili e rassicuranti.

Non abbiamo il coraggio di parlare delle baby-gang, dello spaccio “alla luce del sole”, del consistente ricorso all’alcolismo di molti minori che condizionano la vita di alcuni quartieri di Aosta, ma anche delle realtà periferiche, i comuni della Valle, i cui cittadini provengono dal mondo delle famiglie separate, i cui genitori, forse, con molta fretta, hanno dimenticato che il loro compito genitoriale non termina con la fine della convivenza genitoriale. La fretta della cultura delle famiglie allargate non sempre aiuta il genitore a riflettere su cosa debba garantire ai figli dopo la fine della convivenza e su quale sia il suo ruolo nel nuovo contesto familiare. La risoluzione dei problemi dell’adulto sembra dominare l’azione del genitore, che, invece, di pianificare l’educazione dei figli in questa nuova realtà, purtroppo, in molti casi, pensa, prima, ai suoi diritti personali, perché i figli vengono dopo.

Le cose sociali non vanno bene in Valle d’Aosta, tutti lo sappiamo, anche perché la politica vive in un proprio ovattato mondo, spesso economico, e i cittadini non si fanno sentire con i politici locali, che, per una regione così piccola, costano una esagerazione. Occorre, in prossimità delle elezioni nazionali e, forse, non solo, farsi sentire con chi gestisce la regione e gli enti locali affinché vengano predisposti provvedimenti a tutela dei cittadini più bisognosi, ma non (a tutela, mi si scusi la ripetizione) sempre delle stesse persone, che, per meccanismi regionali perversi, arrivano a ricevere benefici economici (compresa la casa a canone di locazione agevolato) anche di cifre non lontane dai ventimila euro (almeno in passato).

Occorre mettere mano, da parte della politica, a provvedimenti inequivocabili, che non lascino alcun spazio alla discrezionalità dei funzionari e degli operatori sociali, quale il regolamento del servizio sociale, il registro regionale dei finanziamenti pubblici e delle agevolazioni residenziali e fiscali. L’equità socio-economica dei cittadini è fondamentale per la tutela dei diritti dei cittadini.

Il mondo forense deve uscire dall’ambiguità e dimostrare che i diritti del cittadino vengono prima delle possibili convenienze economiche e fiscali, sempre clientelari, denunciando a chiare lettere gli abusi istituzionali a loro ben noti. Ci manca il principe del foro, che i romani andavano ad ascoltare per la loro bravura forense e per la loro capacità a denunciare le malefatte pubbliche.

Il tribunale di Aosta, una struttura piccola, potrebbe divenire un esempio per una diversa gestione degli affidi dei minori, uscendo da un consolidato perbenismo nella gestione della giustizia, che non permette di dare risposte vere ai problemi veri dei genitori non più conviventi e ai loro figli, troppo spesso sacrificati agli interessi degli adulti e del genitore più forte, o meglio più protetto. I giudici sono inamovibili e da sempre amministrano la giustizia ma anche i ricorsi contro il loro operato e ciò è un problema a cui occorre mettere mano. Se non altro per far circolare le diverse procedure (sperimentate da anni in altri tribunali italiani) di affido dei minori quando viene meno la convivenza dei genitori.

La scuola non può sottrarsi ai doveri formativi anche in una regione sì piccola ma oberata da problematiche mai risolte e sopraffatta da politiche clientelari che si dimenticano del popolo. Le confessioni religiose, che operano nel territorio, potrebbero dare un reale contributo nel risolvere problematiche vecchie, ma non intoccabili. L’associazionismo del volontariato non può essere sottovalutato e, ognuno nella propria specificità, potrebbe essere una risorsa per risolvere i problemi sociali e per denunciare le contraddizioni del sistema.

Tutti assieme, basta volerlo, potrebbero combattere la deriva sociale dei giovani e della società in genere, ma potrebbero anche ricordare ai politici che il prossimo anno si vota e il loro impegno politico, se mancante, potrebbe significare la loro fine.

Invitiamo le istituzioni a raccordarsi con i cittadini e con le loro associazioni di riferimento per sperimentare una rivoluzione sociale che valorizzi la persona, anzichè i supporti culturali inadeguati, come è evidente ma tacitamente accettati per la dilagante omertà, di cui dovremmo vergognarci, se vogliamo ridare ai giovani la speranza di poter credere in una società più giusta e più umana.

 

Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.