«L'ingiustizia di una giustizia che costringeva un padre a vivere separato dalla figlia»
In questa affermazione Antonio Sonatore riassume tutta la sua vita e il profondo senso del suo gesto estremo di padre umiliato nei suoi diritti esistenziali e osteggiato, per aver reso pubblico il suo dramma di genitore privato della figlia, che poteva vedere una volta al mese!
Sono passati trent’anni dal gesto estremo di un padre che, prima ancora di essere un apprezzato maestro e un ricercato psicologo, era un genitore che, con il sussidio di espliciti cartelli, da tempo denunciava pubblicamente per il centro storico di Aosta le ingiustizie subite dal Tribunale civile e da quello per i minorenni, che egli avvertiva come condizionamenti e limitazioni del diritto di padre nel rapporto con la figlia. Ingerenze e influenze tese ad allontanarlo dalla figlia, ancora bambina.
Il prof. Sonatore, isolato nei sentimenti più profondi di padre, espresse il suo dolore nei modi più aperti e pubblici, fino ad umiliare la propria dignità di uomo e di apprezzato professionista per smuovere la barriera delle resistenze a tutti i livelli, familiari, istituzionali e giudiziari.
Egli rivendicava solo Giustizia e rispetto del diritto naturale.
La mattina di Pasqua del lontano 7 aprile 1996, il prof. Senatore, perduta ogni speranza, decise il gesto estremo, dandosi fuoco davanti al tribunale di Aosta, lasciando a tutti il messaggio che un padre può anche togliersi la vita per un figlio. Un messaggio, che avvertiamo come monito nei confronti di chi è chiamato a decidere in vicende in cui i sentimenti contano più della norma fredda. Il giudice Livatino, drammaticamente ucciso dalla mafia all’età di 24 anni, di profonda fede religiosa, usava ripetere che le vicende giudiziarie non assumono completo valore se non passano attraverso i sentimenti umani. Aspetto, questo, completamente trascurato nella vicenda Sonatore.
Il suo gesto ribelle fu un atto di accusa, non solo, ma soprattutto, il richiamo sul valore della figura del padre, ritenuta, dalla società e dalla giustizia di ieri, come quella di oggi, importante come quella della madre per la crescita dei figli. La Pas esisteva anche allora, come oggi, e questo abuso deve essere preso seriamente in considerazione e stroncato sia dai legislatori che dai magistrati, per garantire ai minori un equilibrato e libero sviluppo psico-fisico.
Il 7 aprile di ogni anno, dal 2006, si tiene, a livello nazionale e mondiale, il Memorial Day per ricordare i padri separati estromessi dalla vita dei propri figli e quelli che si sono suicidati dopo la separazione, non riuscendo a sopportare il peso delle ingiustizie istituzionali. Antonio Sonatore è divenuto il simbolo dei padri separati che lottano per essere rispettati nei tribunali quando si decide l’affido dei propri figli e che combattono contro “l’ingiustizia di una giustizia”. Il suo funerale ha segnato il riconoscimento della dignità genitoriale e professionale di un uomo che aveva dato tutto se stesso per la bigenitorialità, poiché i genitori restano sempre due, anche dopo la separazione, e per la cogenitorialità, perché le decisioni sui figli vanno prese sempre in due e un genitore non può essere declassato a pura risorsa economica.
Il prof. Sonatore è vivo tra noi e ci ricorda che la verità va ricercata, sempre, poiché lo esigono gli innumerevoli documenti conservati negli archivi degli uffici giudiziari valdostani, piemontesi, milanesi e francesi, che sono in grado di fare chiarezza, oggi, sulla triste vicenda esistenziale del primo padre italiano che si è tolto la vita, non per pazzia, ma perché annientato da un potere che aveva ben altre finalità. Al funerale era presente tutta la città e i suoi allievi, con fiori gialli di ginestre e margherite bianche dei campi in mano, testimoniavano, assieme ai loro genitori, l’affetto per l’amato insegnante e i cittadini, continuarono per molto tempo a deporre fiori di ginestra o, comunque, sempre di colore giallo, nel luogo in cui il prof. Sonatore si era dato fuoco, per testimoniare a lui e a tutta la città la riconoscenza verso un uomo che non aveva mai rinunciato ad essere uomo e padre.
È dovere morale di tutti noi ricercare quella verità nascosta o non percepita da chi doveva decidere sul destino di una bambina e di un padre che, oggi, non può più restare occultata. La verità va sempre ricercata e farlo non vuol dire contrapporsi a poteri acquisiti.
La storia, poi, giudicherà e, senz’altro, comprenderà anche i timori e gli assurdi divieti di non ricordare Antonio Sonatore per non smascherare le immagini di autodifesa volutamente costruite per nascondere la verità su un padre che, ripetiamo, non era un pazzo o un violento, ma solo un padre ferito, che le istituzioni cittadine non possono continuare ad ignorare per non dispiacere a chi dovrebbe essere, invece, orgoglioso di questa stimata e importante presenza, rispettando le sue scelte, anche quelle estreme, senza che, con ciò, si voglia asserire che viene condivisa la scelta del suicidio.
Chi è stato Antonio Sonatore
Tutti sappiamo chi sia stato Antonio Sonatore e il suo ricordo e apprezzamento è ancora vivo tra coloro che l’hanno avuto come stimato e innovativo maestro, sia come collega di lavoro, sia come libero professionista in psicologia, sempre disponibile e preparato anche nei casi umani più difficili. Non è stato un eroe e tantomeno un santo, ma una persona che lottava per principi sani e naturali, che teneva particolarmente alla crescita dei minori, insegnando loro l’abc della cultura, ma, soprattutto, il rispetto dell’altro e dei valori umani. E’ stato un maestro della vita vero.
E’ stato un uomo con le sue debolezze, ma anche con le forti risorse individuali per superarle. E’ stato un maestro di vita sopraffatto dall’impotenza a far rispettare i diritti di padre, suoi e di tutti i padri perseguitati da quella legge che dovrebbe essere uguale per tutti; è stato un marito e uomo distrutto dalla indifferenza di una società aostana che aveva poca domestichezza con la genitorialità. Il suo agire risentiva fortemente della instabilità socio-culturale dominante.
Fino in fondo ha chiesto giustizia e rispetto del diritto e non ha esitato a mettersi in piazza per denunciare quella giustizia che, troppo spesso, con i padri, è ingiusta.
E’ stato un uomo e padre forse problematico - non poteva essere diversamente – che lentamente vedeva la figlia allontanarsi da lui, arrivando perfino a rifiutare la sua presenza, stando a quanto riferiva lui stesso.
E’ stato una vittima di un sistema non in grado di tutelare, seriamente, una minore, disorientata da interessi troppo distanti dal suo mondo minorile e da una rete che, forse, poco o nulla ha fatto per garantire alla piccola bambina il diritto naturale alla genitorialità.
Chi è, oggi, Antonio Sonatore
A trent’anni di distanza, il messaggio esistenziale di Antonio Sonatore è tutt’ora valido e, anzi, maggiormente rilevante resta la sua lotta per il diritto alla bigenitorialità e alla cogenitorialità, su cui oggi ci soffermeremo in questo convegno, che offre l’occasione per riflettere sui limiti di una giustizia affidataria, discriminatoria quasi sempre del padre, e responsabile dei gravi mali che affliggono la società giovanile valdostana.
Le battaglie del maestro Sonatore sono tutte di estrema attualità e il suo insegnamento può ispirare soluzioni, non estreme, come sono state le sue, per ridare dignità ad ambedue i genitori e, di conseguenza, garantire il rispetto dei diritti dei minori e dei loro genitori, senza deroghe o sotterfugi.
Il suo messaggio era rivolto ai gestori della giustizia locale e al più vasto mondo minorile, ma anche a tutti coloro che lottavano per l’affermazione della pari dignità genitoriale e per l’affido paritetico, unico istituto in grado di dare risposte risolutive al grave e pericoloso fenomeno delle baby-gang, della violenza giovanile in genere, dell’abbandono scolastico e del facile e redditizio ricorso agli stupefacenti e all’alcol.

Ripartiamo da Aosta per ridare dignità al maestro e psicologo che si è tolto la vita una volta constata la mancata volontà delle istituzioni di far rispettare i diritti di un padre che chiedeva solo rispetto genitoriale e che aveva ripetutamente sperimentato il potere di chi gli negava, di fatto, di fare il padre.
Ripartiamo da Aosta per formulare una aggiornata Carta dei diritti dei minori negli affidi, che vengono prima delle esigenze degli adulti, che, a differenza di Antonio Sonatore, spesso, sono troppo assenti nella formazione dei propri figli. Ripartiamo dal protocollo sull’affido che, nel lontano 2017, l’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps) aveva proposto all’Assemblea regionale, per iniziativa del consigliere regionale Roberto Cognetta, subito bocciata dalla maggioranza dei consiglieri.
La risposta ai problemi di oggi è ancora contenuta in quel rifiutato protocollo.
Chi sarà, un domani, Antonio Sonatore
Antonio Sonatore resterà, anche in futuro, un testimone della paternità offesa e continuerà ad indicarci che non ci può essere convivenza con le ingiustizie sui figli che, quindi, non vanno mai permesse, anche quando a realizzarle dovesse essere l’autorità giudiziaria e l’agguerrita controparte, che scambia il diritto con la vendetta per reati presupposti, ma non sempre sanciti dai fatti.
Nella società ci sarà sempre un Antonio Sonatore soppresso dalla burocrazia di un potere latente, che non ha rispetto nemmeno dei minori indifesi e strumentalizzati per immotivate finalità. Ricercare la verità su questa terribile e tragica verità è un dovere civico per ogni cittadino, che, purtroppo, è costretto a sperimentare che la giustizia non è uguale per tutti, ed è un dovere anche fare emergere la vera personalità del prof. Antonio Sonatore, che, tragicamente, ha concluso la propria esistenza con un atto che poteva essere benissimo prevenuto. I sentimenti profondi delle persone non possono essere trattati con superficialità e tantomeno con imprudenza, ritenendo primario il diritto della sopraffazione, anche sui figli, piuttosto che la ricerca della verità.
Antonio Sonatore, con la sua testimonianza, ci ricorda che i figli sono sacri e che anche un padre può avere profondi sentimenti e capacità genitoriali. Una articolata biografia, ancora in fase di stesura, ripercorrerà il dramma di un professionista e padre che non era un pazzo, un violento e tantomeno un nostalgico di principi avulsi dalla quotidianità.
Chiedeva di vedere e stare con la piccola figlia e lottava contro una diffusa ingiustizia, che ha finito per distruggerlo nell’indifferenza di una città sopita su culture di altri tempi e sulla convinzione che i figli siano una proprietà della madre e che tale percezione giustifichi anche le perverse discriminazioni genitoriali.
Sonatore resterà sempre un esempio di padre attento alla crescita dei figli, che, con le sue pubbliche contestazioni nei luoghi significativi di Aosta, ricordava a tutti, sia verbalmente che con i cartelli che portava con sé, che la giustizia ingiusta esiste e va combattuta senza remore e, aggiungiamo noi, senza rinunciare alla vita.
Era divenuto la coscienza pubblica dei diritti genitoriali repressi.
Ridiamo dignità a questo padre con la ricerca di una verità che potrebbe essere anche amara e inconcepibile. Solo così l’insegnamento e la testimonianza di Antonio Sonatore resteranno una pietra miliare per tutti noi cittadini, genitori e non genitori, che, comunque, ogni anno, ricorderemo con una pubblica riflessione sulla genitorialità tradita.
Il dovere della ricerca della verità
La madre di Antonio, in una intervista a due giornaliste aostane chiedeva: “vorrei solo che sui giornali fosse scritta la verità. In questi giorni sono state dette falsità circa la situazione di mio figlio, cattiverie che non rispettano affatto l’immenso dolore dei parenti e di tutti coloro che volevano bene ad Antonio".
I congiunti della ex-consorte, autori di tante denunce contro di lui, nei giorni successivi all’estremo gesto del loro familiare, asserivano di unirsi ai parenti di Antonio con sincerità al loro cordoglio e, discretamente, erano costretti ad affermare, però, che: “a monte di questa triste vicenda c'è una storia costellata di processi e denunce, che purtroppo ha portato Antonio a compiere un gesto tanto disperato”.
L’acquisizione dell’immensa quantità di atti presenti nei vari archivi di Aosta, Torino, Milano, Roma, ma anche della Francia, rendono quanto mai urgente la ricerca, almeno dopo trenta anni, di una verità vera, ma non di circostanza. Ci sono tutti i documenti per farlo e lo si deve fare per ridare giustizia ad un padre che voleva solo essere padre e stare in modo significativo con sua figlia. Nulla di più.
Occorre fare chiarezza sulla presunta sottrazione della figlia per portarla in Francia, la cui verità, dall’esame degli atti processuali, potrebbe anche essere ben diversa; sulla violenza sessuale nei confronti della consorte e dalla stessa denunciata, forse ritualmente, come avviene anche oggi, ed il cui provvedimento conclusivo fu patteggiato, come traspare dal procedimento, non per ammissione del reato, ma, come consigliatogli dai suoi legali, solo per evitare la perdita del posto di lavoro statale, essendo dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione; sulla denunciata violenza fisica nei confronti dei familiari della moglie; sul suo stato mentale, poiché non era un pazzo, ma, anzi, un bravo psicologo.
E poi c’è il funzionamento della giustizia verso un padre che chiedeva solo di stare più tempo con l’adorata figlia, che, senza esitazione alcuna, gli ha tolto quella che oggi è la responsabilità genitoriale, permettendogli, ad un certo punto della vicenda, di vederla solo un’ora al mese, non prendendo sul serio il mancato rispetto dei suoi diritti genitoriali. “Antonio non si è mai improvvisato padre – qualcuno che lo conosceva bene ha scritto sulla stampa dell’epoca - ha sempre, seguito la figlia dalla sua nascita e desiderava mantenere questo legame, positivo, lottando contro il distacco ingiustificato e lacerante, imposto dai giudici, che non hanno mai fatto nulla perché si arrivasse ad una soluzione pacifica... e questo a causa di una cultura del diritto che sembra affidare i figli sempre e comunque alla madre”.
Il dovere della verità è quanto mai urgente, ed è doveroso, perché l’oblio serve solo a mantenere una omertà, individuale e socio-politica, denigratoria della dignità di un maestro e di un professionista che, prima di tutto, chiedeva di fare il padre in modo serio e incisivo, tenendo ben presente che la Pas esisteva anche allora e la genitrice, “notabile” del potere locale – come l’ha definita la Corte d’Appello di Milano in una propria sentenza - sicuramente avrebbe potuto avere un peso psicologico sulla figlia, ma anche, probabilmente, sugli operatori della giustizia e sui gestori della politica locale.
Solo così si renderà giustizia ad un padre, condannando esplicitamente una volta per tutte, l’“ingiustizia di una giustizia che costringeva un padre a vivere separato dalla figlia” (Antonio Sonatore).
Avv. Francesco Valentini