Una vera e concreta risposta ai separati è dovuta dalla nuova giunta regionale

 

 

Una vera e concreta risposta alle problematiche dei separati è dovuta dalla nuova giunta regionale, poco propensa a regolamentare i superpotenti e intoccabili servizi sociali e a rendere conto della allegra gestione dei finanziamenti pubblici elargiti a tante madri che non sempre ne hanno diritto e, quello più grave, senza renderne conto ai padri dei figli beneficiati.

Non sappiamo se verrà riconfermato l’attuale assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali, Carlo Marzi, sicuramente non uno dei più attenti alle serie problematiche dei separati valdostani tra quelli che si sono susseguiti in un assessorato di estrema importanza regionale ma reso devastante dalla prassi di un perverso clientelismo elettorale che di politico nulla ha. Le politiche sociali non sono un pacchetto da gestire così come si gestiscono i finanziamenti bancari e tantomeno si può usare la prassi democristiana e/o comunista, causa di tante disavventure politiche italiane di cui ancora ne stiamo pagando le conseguenze, che parcellizza qualsiasi emergenze sociale, come è quella della Valle d’Aosta, una regione con la più alta percentuale di separazioni e affidi.

Occorre un cambio di rotta con una politica pulita e trasparente in grado di far funzionare i servizi sociali, come ci chiede l’Europa, regolamentandone l’attività e monitorizzando il rispetto del regolamento; di combattere le pesanti discriminazioni verso il padre e il diffuso sopruso di un genitore sull’altro a seguito di una intramontabile cultura matriarcale, purtroppo ancora viva in una regione dove anche la nomina del presidente viene fatta disconoscendo lo statuto regionale stesso.

La comunità europea, alcune settimane fa, ha richiamato l’Italia a regolamentare l’attività dei servizi sociali che hanno il dovere di riferire (ossia solo informare) ai giudici la situazione personale e familiare dei minori interessati al loro affido dopo la cessata convivenza dei genitori e non possono sostituirsi, come avviene oggi, al giudice indicando perfino le modalità di affido dei minori e le modalità di frequentazione figli e genitore non collocatario.

Il cambio della giunta deve costituire l’occasione per affrontare, una volta per tutte, il mal funzionamento di un servizio sociale arrogante che danneggia i minori per le assurde proposte di affido e discriminante il padre, senza un regolamento che ne determini l’operatività e senza un pur minimo controllo del loro operato, nonostante le palesi e ripetute denunce dei padri separati e della nostra associazione.

Va regolamentata, con estrema determinazione e urgenza, l’erogazione dei contributi ora elargiti solo alle madri separate e non ai padri non collocatari che, a differenza della madre, sono costretti a pagare assegni di mantenimento esosi e improponibili perché non tengono conto del lavoro a nero della madre che, come tutti sanno, è assai diffuso in vallata. Va disposto un Regolamento per l’assegnazione dei contributi e dei benefici pubblici ad ambedue i genitori non più conviventi e soprattutto va istituito un Registro regionale dei sussidi e dei contributi (accessibile solo ai servizi, al tribunale e ai politici) elargiti dagli enti locali della Valle d’Aosta per evitare, come avviene oggi, che molte madri percepiscono anche oltre ventimila euro all’anno di elargizioni pubbliche, mentre il padre è costretto ad andare a mangiare alla Caritas o vivere in macchina.

Va riformulato anche il Regolamento per l’assegnazione dell’edilizia pubblica, tenendo conto che l’emergenza abitativa talvolta è molto più palese nel padre che nella madre e occorre tener conto che la bigenitorialità si garantisce ai genitori, e ai minori, solo se c’è la pari dignità abitativa tra i due genitori.

Per la complessità della situazione dei separati in Valle d’Aosta sarebbe indispensabile creare una Consulta regionale con la partecipazione di tutti coloro che seguono, a vario titolo, questa emergenza resa tristemente nota dal gesto del prof. Antonio Sonatore, arrivando perfino a negare la collocazione di una piccola stele a ricordo nel giardino antistante il tribunale, di proprietà regionale.

La ignobile vicenda valdostana messa in luce dai tribunali di Aosta e Torino, avrebbe dovuto portare al rinnovo dell’assemblea regionale, come sarebbe stato opportuno, ma non è stato fatto per non danneggiare economicamente gli attuali consiglieri eletti con l’interruzione affrettata (come era prevedibile) della XVII legislatura regionale oggi tamponata con una nuova giunta che potrebbe riconfermare i soliti detentori del potere politico ed economico (non dimentichiamo che ogni circa 3 mila elettori nominano un consigliere regionale mentre nella regione Lombardia esiste un consigliere ogni circa 135.000 cittadini elettori).

Possiamo ancora credere sulla equità degli amministratori regionali e possiamo continuare a dare fiducia a chi gestisce la cosa pubblica, con soldi pubblici, come si trattasse di una semplice attività redditizia personale?

Per ora attendiamo un chiaro segnale nel risolvere le difficoltà dei genitori non più conviventi e un radicale cambiamento di rotta con assessori competenti di sanità, salute e sensibili alle politiche sociali. Non chiediamo troppo ma solo il rispetto dei diritti dei cittadini e dei minori.

 

Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.