Coronavirus e turismo / Che succede alla Valle d'Aosta?

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Riceviamo e pubblichiamo

riceviamo e pubblichiamoAmo la Valle d'Aosta. Amo le sue montagne aguzze e allo stesso tempo accoglienti. Non sono una sciatrice, ma adoro fare lunghe camminate, cenare fuori, godere dei prodotti locali. Quattro anni fa mio marito e io abbiamo deciso di investire e di comprare una casa sopra La Salle, una casa che amiamo molto e che naturalmente abbiamo fatto sistemare dalla A alla Z avvalendoci della manodopera locale. Dei mobilifici locali. Degli artigiani locali. E spendendo parecchi soldi.

Sono giornalista freelance - tra l'altro in ambito Salute e Medicina - e prima che entrasse in vigore il Decreto Conte, ho passato due meravigliose settimane da sola con i miei cani nella nostra abitazione sui monti. Con senso etico, non appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale il DPCM che vietava gli spostamenti, sono tornata a casa a Milano. E non perché avessi paura di infettare qualcuno in Valle d'Aosta - in fondo la “quarantena” me la sono fatta in solitudine a casa mia in Valle -, ma solo ed esclusivamente per non lasciare da soli i miei genitori ultra ottantenni.

Qui la gente muore. Giorno dopo giorno. E non solo vecchi, ma anche giovani. Con terapie intensive allo stremo e medici e infermieri che non ce la fanno più. E noto, con tanta tristezza, che la preoccupazione principale dei sindaci della Valle d'Aosta è quella di mandare via i “turisti”. Attenzione però. C'è turista e turista. Nel mio piccolo Paese c'è gente anziana di Milano, Genova, Torino che l'inverno lo trascorre in Valle senza tornare a casa. Che fa la spesa e riempie i ristoranti. Che migliora le proprie case grazie all'artigianato locale e che, certamente, non è portatrice di Covid19 perché, come me, da tempo presente in Valle d'Aosta. E che certamente si trovava nelle proprie residenze “turistiche” prima del decreto Conte.

Con quale sorpresa abbiamo ricevuto la comunicazione di dovercene andare! Ci siamo sentiti avviliti, senza farne un dramma quasi “traditi”. Per carità, io ero già a casa, ma partecipo allo stupore delle persone che, come me, hanno scelto la Valle d'Aosta, che da un giorno all'altro non venivano più salutate per strada mentre fino al giorno prima tutto andava bene e venivano accolte con tappeti rossi nei ristoranti: dalle trattorie ai deschi più esclusivi di Courmayeur.

Riflettiamo: è vero che in tutta la Valle è presente un solo ospedale, è vero che chi ha affollato le piste da sci è un incosciente, ma è altrettanto vero che ci sono persone che hanno contribuito alla crescita, allo sviluppo, all'economia della Regione e che sono state trattate alla stregua di monatti. Nonostante l'età, nonostante la permanenza nelle proprie seconde case da mesi, nonostante l'amore che provano per le montagne e la gente della Valle d'Aosta. Gli amori non corrisposti bruciano, allontanano.

Colgo con piacere la petizione contro il sindaco di Courmayeur che recita "Lei ha perfettamente ragione ad arrabbiarsi con chi non rispetta le regole, indipendentemente dalla targa della sua macchine, ma chiediamo rispetto reciproco da entrambe le parti: Lei non lo ha avuto Signor Sindaco come non lo hanno avuto i turisti che sono andati a farsi la passeggiata in Val Ferret, invece che agire chirurgicamente (come è nei suoi poteri) ha fatto “di tutta una erba un fascio” con un populismo che oggi va tanto di moda danneggiando l'immagine di una comunità che di quei turisti ci campa".

Grazie a tutti coloro che hanno avviato la petizione. Credo davvero che “non si debba fare di tutta un'erba un fascio” e ringrazio chi, con preveggenza, ha compreso che simili draconiane misure sono e saranno contro produttive per l'economia di una Regione che, sebbene autonoma, fa parte della nostra amata Italia.

Sappiamo bene di non doverci più muovere e di dover rispetteremo le regole, ma almeno ci aspettiamo delle scuse. Foss'altro per l'amore che abbiamo per le nostre case nella terra Valdostana a cui mai vorremmo rinunciare.

 

Silvia Coltellaro

 

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