'ndrangheta in Valle d'Aosta? Pg Saluzzo: "tessuto sociale l'ha ricevuta"

 

Arrivato ad Aosta il nuovo procuratore capo Avenati Bassi

AOSTA. Si è insediato nel suo ufficio a palazzo di giustizia il nuovo procuratore capo facente funzione di Aosta, Giancarlo Avenati Bassi (foto), arrivato dalla procura di Torino in sostituzione dell'arrestato Pasquale Longarini.

Il neo procuratore capo ha incontrato per circa mezz'ora i tre sostituti che lavorano in procura ad Aosta e poi ha ricevuto il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, che lo ha nominato la scorsa settimana in attesa che il Csm scelga il procuratore effettivo. «Auspico - ha detto a proposito Saluzzo - che il Consiglio superiore della magistratura prenda atto della particolarità della situazione e magari acceleri i tempi della nomina».

Il pg torinese incontrando i giornalisti a palazzo di giustizia ha anche parlato della situazione della Valle d'Aosta e della presenza della criminalità organizzata e della 'ndrangheta. «Quando nelle zone piccole c'è molta mafia vuol dire che il tessuto sociale l'ha ricevuta» ha detto. «Non credo - ha aggiunto - che la Valle faccia eccezione rispetto al resto del Piemonte, anche perché l'insediamento di esponenti già conosciuti come appartenenti o vicini alle cosche calabresi in Valle d'Aosta data da molti decenni, non da adesso» ed è «inutile che diciamo "c'è la mafia". Certo che c'è la mafia».

«La Dda di Torino - ha affermato Saluzzo - mi sembra molto attiva, soprattutto negli ultimi anni, nel fronteggiare questo fenomeno. I processi si sono fatti, magari hanno lambito solo marginalmente la Valle d'Aosta, ma quello dipende dalla riuscita e dalla fortuna investigativa perché lì è una mappatura di tutta la regione. Se si trovano le prove si trovano le prove, se le prove non si trovano si troveranno un'altra volta» ha quindi aggiunto.

Per il pg di Torino inoltre l'arresto del magistrato Longarini rappresenta «un segnale che la magistratura non fa sconti a nessuno, neanche agli appartenenti all'ordine giudiziario».


Marco Camilli

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