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Non gli elettoralistici bonus ai separati, ma lavoro e giustizia nelle separazioni


Eccoli, i difensori dei separati che, con puntuale propaganda politica, annunciano il famoso assegno (fino ad €. 800 per dodici mesi) a favore dei separati in difficoltà a pagare l'assegno di mantenimento per i figli perché hanno un reddito non superiore a €. 8.174 nell'anno in cui chiedono il sostegno economico o perché hanno avuto una riduzione del reddito pari al 30% rispetto al 2019 e/o hanno avuto la sospensione per almeno 90 giorni dell'attività lavorativa a causa della pandemia a partire dall'8 marzo 2020 al 31 marzo 2022.

Il provvedimento era stato “pubblicizzato” da tanti mesi, oltre un anno, quando la pandemia esisteva davvero e il mondo del lavoro era bloccato, ma solo ora - a due mesi dalle elezioni - la solerte (non sarebbe fuori luogo definirla opportunistica) ministra per le Pari Opportunità e della Famiglia ha firmato il decreto attuativo, ma, ancora, non ha diramato le istruzioni per le domande. Forse si aspetterà l'esito delle elezioni.

Porta la sua firma anche l'istituzione dell'Assegno Unico Universale che sostituisce l'assegno per i figli, erogato anch'esso dall'Inps, e che comporta l'annullamento delle agevolazioni per i figli a carico, di cui beneficiavano ambedue i genitori che lavorano. Il risultato, indiscutibile, è stata la riduzione della busta paga dei genitori, con la “provvisoria” certezza che questo assegno sarà ripartito al 50% tra i genitori separati anche tra quelli che non lavorano, almeno fino a quando, come si rumoreggia in certi potenti (perché portano voti) ambienti femministi, l'assegno unico andrà interamente al genitore che in passato era titolato a riscuotere l'ANF (assegno nucleo familiare), perché collocatario dei figli.

Staremo a vedere, sempre dopo le elezioni, però. Comunque, una cosa è certa: l'assegno unico, di fatto, lo pagano ancora una volta i genitori, ma non lo Stato e non possono vantarsi dell'iniziativa i partiti promotori.

I bonus non sono una risposta alle difficoltà del genitore separato, ma, spesso, una sua umiliazione per coprire le malefatte di troppi giudici nelle separazioni, che penalizzano prevalentemente il genitore non collocatario, cioè il padre. Non c'è giustizia quando non si applica la Costituzione e/o il diritto civile inerente la famiglia e/o la tutela dei minori e/o quando si operano discriminazioni con il non concedere l'affido paritario (che esclude l'assegno di mantenimento e l'assegnazione della casa coniugale/familiare ad un solo genitore), che, al contrario, garantisce equità tra i due genitori, la bi-genitorialità e la co-genitorialità.

Solo così si contiene la conflittualità genitoriale, quasi sempre alimentata dal genitore “protetto” dalle istituzioni (tribunali, servizi sociali, politici, ecc…) e si ridà dignità ad ambedue i genitori e si tutelano – ma realmente - i minori. E' inaccettabile che il tribunale chiamato a definire il mantenimento dei figli, anche in caso di affido paritario, imponga esosi assegni di mantenimento ad un solo genitore, quello non collocatario/affidatario, come se l'altro non avesse l'obbligo del loro mantenimento (art. 30 Costituzione e vari artt. del codice civile) e accetta acriticamente le dichiarazioni reddituali dell'altro genitore, nonostante gli accertamenti sul lavoro in nero e sulle convivenze non dichiarate, chiesti da controparte. E' una bestialità intollerabile e una discriminazione che, in fin dei conti, danneggia prevalentemente i figli.

I servizi sociali sostituiscono, di fatto, i giudici, mentre le decisioni sui minori, come ci ricorda la Corte Edu, spettano solo al giudice, mentre è loro esclusivo compito (anche per la loro incompetenza professionale) solo quello di relazionare al tribunale nel rispetto della legge sul pubblico impiego. Il resto è solo abuso e/o rifiuto di atti di ufficio sia per il servizio sociale che per i giudici, che rinunciano, così facendo, a deliberare direttamente.

I politici, nazionali e locali, che devono controllare l'operato delle pubbliche istituzioni, sono i maggiori responsabili della disastrosa situazione dei genitori separati non affidatari/collocatari, poiché, con il mancato intervento legislativo per porre fine alle distorte interpretazioni del diritto e agli abusi istituzionali nei confronti dei minori e del loro genitore più debole e con i loro interessati silenzi, coprono la malagiustizia, proteggono i collettori di voti, leggasi servizi sociali, e, attraverso loro, elargiscono bonus e prebende a destra e manca.

A loro, ma non ad altri, spetta porre termine al deleterio e corrotto business che circonda il sociale.

Non bonus, ma posti di lavoro e provvedimenti concreti a difesa dei separati, soprattutto quelli emarginati dalla famiglia e dalla società. I separati chiedono, per poter mantenere i propri figli, lavoro a tempo indeterminato, reddito dignitoso e rigettano la umiliante elemosina e commiserazione.

La ministra, forse, non ha tempo, o voglia, per pensare a queste elementari considerazioni, dimenticando che in matematica uno più uno fa sempre due.

 

 

 

Ubaldo Valentini,
pres. associazione genitori separati per la tutela dei minori (aps) – 347.6504095

 

 

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