L’ignobile povertà dei genitori non conviventi

Sono tempi difficili per tutti i genitori separati (soprattutto i padri), che vivono del lavoro non sempre giustamente retribuito, non sempre stabile e che devono far fronte alla ignobile povertà a cui sono condannati, nella maggior parte dei casi, per l’inerzia della politica sociale valdostana e per affidi dei figli spesso settari e, quasi sempre, punitivi del padre. Tutti conoscono le drammatiche vicende del passato valdostano e tutti conoscono le difficoltà economiche della maggior parte dei genitori che devono ricorrere all’umiliante soccorso dei vecchi genitori (e nonni dei loro figli) e dei parenti, degli amici, della Caritas e della macchina, poiché, una volta cacciati da casa con l’allegra collocazione dei figli minori presso l’altro genitore, non sempre possono contare su un reddito certo, che non sia prosciugato dall’assegno di mantenimento, dal mutuo della casa in cui vivono i figli – collocati, prevalentemente, presso la madre e, spesso, di fatto, anche presso il convivente di turno – dalle spese straordinarie dei figli, imposte illegittimamente da un protocollo tra legali e giudici locali, senza il consenso dell’obbligato.

La questione sociale va affrontata con serietà e i tanti soldi distribuiti a pioggia o, meglio, a gogò, senza la possibilità di un serio controllo istituzionale nè sulle dichiarazioni dei richiedenti/beneficiari nè sulle somme elargite, che, spesso, stranamente, ma non troppo, seguono le vie clientelari dei politici e delle associazioni di genere, non aiutano a vivere chi si trova in difficoltà ma creano solo ulteriori disparità e umiliazioni. E’ una piaga a cui va posto immediato rimedio con l’attivazione di organismi che garantiscano oggettività e trasparenza, come può essere la creazione del Registro unico regionale dei contributi e delle sovvenzioni pubbliche (ma anche private, come la Caritas), più volte richiesto da questa associazione, che tutela i separati, i loro figli e che vuole una giustizia sociale efficace e garantista per le persone più deboli.

I politici regionali, eccezione fatta per pochi consiglieri, non vogliono affrontare questa piaga sociale, discriminante dei padri ed anche di alcune madri che vivono in un umiliante e assurdo stato di povertà, perché il sociale è una risorsa clientelare ben gestita da compiacenti esponenti del servizio sociale.

I veri problemi sociali, in una regione dove i genitori non più conviventi con figli sono oltre il 70%, non possono essere ignorati e tutti conoscono le cause che inducono alcuni padri a togliersi la vita per l’indifferenza istituzionale alle loro sofferenze e per le troppe convergenze economiche e clientelari di persone che cavalcano la politica per tornaconti personali. Anche i recentissimi fatti regionali dovrebbero insegnarci tante cose, soprattutto quando la tutela della propria poltrona, ad oltranza, distrugge il diritto sociale di ciascun valdostano.

La politica è quella che è e tutti ne siamo consapevoli, ma una certa omertà aleggia sui cittadini e il silenzio viene preferito alle possibili ritorsioni di chi detiene il potere, con l’appoggio, non sempre discreto, di una certa stampa, sempre schierata con il potere politico ed istituzionale. I costi dell’apparato pubblico sono elevati anche quando le istituzioni preposte alla tutela dei cittadini e della democrazia dimenticano le ragioni della loro esistenza e si schierano, omettendo di indagare, con il potere gestito dai politici e dai loro supporter.

Il lavoro non dichiarato è una piaga sociale da tutti conosciuta e spesso tollerata, ma da nessuno repressa, come se in Valle non esistessero l’Ispettorato del Lavoro, l’Agenzia delle Entrate, la Corte dei Conti e le Forze dell’Ordine, a cui compete far emergere l’evasione fiscale, che colpisce, in modo incontestabile, in primo luogo, i padri separati, che, a causa di madri spesso eterne disoccupate e a reddito zero, mentre, di fatto, talvolta percepiscono un reddito annuale superiore a quello dell’altro genitore, si vedono imporre assegni di mantenimento per i figli e, talvolta, anche per la ex, elevati e insopportabili, nonostante le denunce del genitore obbligato.

Considerata la confusione politica e le strategie messe in atto da politici senza troppi scrupoli etici, è indispensabile creare un Organismo partecipato dei genitori non più conviventi per tenere sotto controllo la distribuzione dei contributi pubblici, compresi quelli gestiti per conto dello Stato e della Regione e/o enti locali, dalla Caritas. Solo con un controllo serio e documentato si porrà fine alla gestione allegra dei tanti contributi pubblici ed esenzioni fiscali, annualmente gestiti, autonomamente e in perfetto segreto, dai singoli assistenti sociali. Il tutto, ovviamente, dovrà essere gestito secondo un regolamento approvato dall’assemblea regionale.

Si parla della casa per i genitori non più conviventi (separati), una per le centinaia e centinaia di genitori separati valdostani con figli estromessi, all’atto dell’affido degli stessi, dalla propria abitazione per assegnarla all’altro genitore collocatario, ma non si modifica il regolamento dell’accesso alla graduatoria dell’edilizia popolare, riservando ai padri separati (ora si tutela solo la madre, anche quando non avrebbe nemmeno diritto all’abitazione protetta) una consistente percentuale delle case disponibili e permettendo che l’assegno di mantenimento e le spese straordinarie vengano detratti dall’Isee. Tutto ciò avviene in tanti comuni italiani, ma perché non ad Aosta?

Il lavoro a nero incide sulle graduatorie e crea discriminazione ulteriore verso il genitore obbligato all’assegno di mantenimento (sempre il solo padre, anche se i genitori sono due), che non può scaricare dall’Isee e, così, non rientra nella graduatoria. La verifica della veridicità delle dichiarazioni dell’aspirante alla casa popolare diviene fondamentale per tutelare, obbligatoriamente, tutti gli aspiranti alla concessione della casa e garantire la veritiera determinazione dell’agevolato canone di locazione, in definitiva, per non penalizzare sempre il padre e garantire ai figli, così, una pari dignità genitoriale.

La questione sociale va gestita con equità, senza favoritismi e abusi in nome di fatti non veritieri, da tutti conosciuti, ma furbescamente tenuti nascosti per non scomodare i detentori di importanti poltrone socio-politiche. Su queste tematiche torneremo con puntualità, perché il sociale non può essere sfruttato da persone senza scrupoli o poco inclini a garantire la dovuta equità tra i cittadini.

Mandateci i vostri pareri per aprire un dibattito pubblico sui figli dei separati e del padre estromesso con forza dalla loro vita e prevenire l’ignobile povertà dei padri e di poche madri.

 

Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps),
tl. 347.6504095, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.genitoriseparati.it.

 

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