Secondo il sindacato la legge approvata dal Senato «non protegge bambine, bambini e adolescenti. Al contrario, rischia di lasciarli più soli»

"La responsabilità educativa della scuola pubblica consiste anche nel raggiungere chi, per ragioni sociali, culturali o familiari, non ha altre occasioni di confronto e apprendimento su temi fondamentali per la propria crescita. Sottrarre alla scuola questa funzione non significa rafforzare il ruolo delle famiglie, ma impoverire l'intera comunità educativa". Lo afferma la Flc Cgil Valle d'Aosta bocciando il disegno di legge approvato dal Senato che prevede il consenso obbligatorio delle famiglie per lo svolgimento a scuola di attività di educazione sessuale e affettiva e il divieto di organizzare iniziative di questo genere nelle scuole dell'infanzia e primarie.
Secondo il sindacato di categoria, il provvedimento approvato, "dietro la retorica infondata della difesa dei bambini dalla presunta "ideologia gender", introduce una grave limitazione dell'autonomia scolastica e della libertà di insegnamento, pilastri fondamentali della scuola pubblica democratica".
Flc Cgil segnala quanto documentato dalla Sovrintendenza agli studi della Valle d'Aosta: gli uffici hanno "raccolto e documentato negli anni le numerose esperienze realizzate nelle istituzioni scolastiche del territorio, evidenziandone il valore educativo e preventivo. Dai dati raccolti emerge infatti che i percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità sono già oggi sviluppati in modo graduale, coerente con l'età degli studenti e fortemente centrati sulle dimensioni emotive, relazionali e di benessere personale". La Sovrintendenza, riporta ancora il sindacato, "sottolinea inoltre come tali attività siano proposte in modo scientificamente fondato, equilibrato e non ideologico, nel pieno rispetto del ruolo educativo delle famiglie e in un'ottica di corresponsabilità tra scuola e genitori. Viene ribadito che l'educazione alle relazioni, all'affettività e alla sessualità costituisce uno strumento fondamentale di prevenzione del disagio, della violenza, del bullismo, del cyberbullismo e delle distorsioni culturali legate all'uso non critico dei contenuti digitali".
"Questa legge non protegge bambine, bambini e adolescenti. Al contrario, rischia di lasciarli più soli, privandoli di strumenti essenziali per comprendere sé stessi, gli altri e il mondo che li circonda", aggiunge Flc Cgil.
E.G.



