Ad agosto gli uffici pubblici si svuotano mentre l'implacabile burocrazia blocca il sostegno a chi ha necessità urgenti

Ferragosto si avvicina e, come da tradizione nazionale, mezza Italia si ferma. "Agosto, lavoro mio non ti conosco" si potrebbe dire modificando un celebre detto, perché agosto è il mese tanto atteso da milioni di italiani per prendere le sacrosante ferie e dimenticarsi del proprio impiego.
Purtroppo, come per ogni cosa, c'è il lato negativo della medaglia. Quello delle storie di abbandoni, impotenza e disperazione nascoste dietro le mura domestiche di un'afosa estate. Storie vissute da centinaia di persone e famiglie con particolari necessità di assistenza o disabilità, fisiche e mentali. Persone seguite dal sistema dell'assistenza sociale e dell'ufficio tutele. La loro condizione non va in vacanza, mentre gli uffici di riferimento si svuotano.
Le ferie sono sacrosante per tutti, dai giudici - che già hanno a che fare con la "desertificazione" dell'organico del tribunale di Aosta - agli assistenti sociali passando per tutti i professionisti che lavorano in questo ambito. Le emergenze però capitano anche a Ferragosto. L'attuale sistema questo non lo concepisce. I sostituti di chi prende le decisioni o non ci sono o hanno poteri limitati: niente firme, niente provvedimenti, niente decisioni anche quando la situazione è urgente. Tutto viene rimandato a settembre, anche ciò che non può essere rimandato.
In questo sistema basato su una burocrazia asfissiante le tempistiche di chi può mettere una firma, autorizzare un trattamento, non coincidono con le necessità di chi ha bisogno di aiuto.
È giusto ripeterlo. Le ferie sono sacrosante per tutti. Ma, un po' come facevano e fanno le madri di famiglia, prima si sistemano le cose e poi si parte per le meritate ferie. L'attuale sistema non è strutturato così. Tutto rimane congelato in attesa di un settembre dove poi, forse, si potranno sistemare le cose rimaste in sospeso. Intanto le vittime della disabilità, e con loro le famiglie, si trovano a combattere contro l'abbandono e la solitudine.
Marco Camilli



