Finanziamenti UE revocati per irregolarità: due condanne a risarcire 100mila euro

La Corte dei Conti imputa il danno erariale a un'ex dirigente dell'Unité Grand Combin e a un professionista incaricato di fornire supporto nelle procedure

Un risarcimento di 100mila euro dovrà essere versato per la perdita di finanziamenti europei assegnati all'Unité Grand Combin e in seguito revocati a causa di irregolarità.

La questione approdata davanti al giudici della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Valle d'Aosta riguarda una finestra temporale che va dal 2015 al 2021. Nell'ambito del programma transfrontaliero Italia-Svizzera, l'Unité aveva avuto accesso a finanziamenti che poi erano stati annullati, portando l'ente a dover restituire delle somme già incassate. Dalle verifiche compiute sulle spese erano emerse delle situazioni irregolari, tra cui rendicontazioni errate o non complete, casi di illegittima duplicazione di somme da finanziare o da rimborsare e servizi stipulati senza contratto.

La procura contabile contestava un danno erariale di 1,1 milioni di euro, tuttavia i giudici hanno deciso per meno di un decimo della somma in quanto, «non potendo procedersi a una valutazione analitica e precisa, occorre inevitabilmente procedere secondo il criterio equitativo».

L'allora dirigente dell'Unité Patrizia Mauro è stata condannata nei giorni scorsi a versare metà della somma. «È inammissibile», si legge nella decisione del Collegio giudicante, «da parte di un funzionario di ordinaria preparazione giuridica, la predisposizione di un bando di gara e la sua successiva gestione in modo tale da attribuire al medesimo soggetto importi di così rilevante significatività al di fuori di una procedura trasparente e concorrenziale, e ciò attraverso la predisposizione di clausole, e oggetto del bando, del tutto generiche ed indeterminate».

Gli altri 50mila euro dovranno essere risarciti da Luigi Cortese, quest'ultimo professionista incaricato di aiutare nelle fasi di progettazione e gestione dei progetti finanziati. I giudici segnalano «l'inescusabile negligenza del convenuto Cortese il quale, da esperto del settore dei finanziamenti pubblici, non poteva non essere a conoscenza della doverosità di una procedura aperta per il conferimento di tutti i successivi contratti». 

Secondo il Collegio «i profili di irregolarità evidenziati siano tali, e di così rilevante portata, da essere imputabili ad entrambi i convenuti a titolo di colpa grave (anzi, a parere di questa Corte, l'incremento di valore del contratto, come sopra esposto, è tale da sollevare fondati dubbi sull’esistenza di una consapevole volontà, non ulteriormente indagata in quanto non prospettata dalla Procura regionale)».

 


Marco Camilli

 

 

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