Rai, associazioni stampa regionali contro accorpamento: "presenza su territorio è elemento chiave del futuro"

 

Nelle regioni autonome il servizio "tutela e valorizza le minoranze"

Sede-raiAOSTA. E' sottoscritto da tutte le 5 associazioni di stampa delle Regioni e Province autonome il documento sulla riforma dell'informazione Rai a seguito della riforma varata nei giorni scorsi dal Cda dell'azienda.

"Qualsiasi progetto di riorganizzazione efficace e sostenibile dell'azienda", scrivono le associazioni di Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia e il sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige, "non potrà che valorizzare - anche grazie alla presenza di redazioni decentrate rispetto alla sede regionale - l'informazione regionale riconoscendone la centralità". "Bene ha fatto l'Usigrai che, presentando la proposta RaiPiù, ha indicato la "presenza sul territorio" come uno degli elementi chiave della Rai del futuro" aggiungono.

Nei giorni quindi in cui si parla sempre più insistentemente di ipotesi di accorpamento delle sedi regionali, le associazioni di stampa rispondono chiedendo di "uscire dalla burocratica 'logica delle prefetture', che, in alcune regioni, garantisce, cioè, una presenza strutturata soltanto nei capoluoghi. Si deve piuttosto tenere conto dell'articolazione e della specificità territoriale, della rilevanza sociale, produttiva e culturale del territorio".

Il lavoro svolto dalle redazioni regionali è un "fondamentale servizio pubblico di prossimità che, in alcune regioni, svolge anche una delicata funzione di tutela e di valorizzazione delle minoranze linguistiche e delle specificità culturali".

Per il futuro, aggiungono le associazioni, "occorrono investimenti tecnologici e formazione" e "una diversificazione dei percorsi di selezione dei giornalisti che consenta anche un reclutamento su base territoriale, già in occasione del prossimo concorso nazionale". "Urgono dunque nuove procedure di assunzione che valorizzino al meglio le risorse giornalistiche presenti nelle singole regioni" e "in alcune redazioni della Tgr devono essere rafforzate le competenze linguistiche, reperibili in loco, e le sensibilità culturali necessarie" al ruolo di tutela delle minorenze linguistiche.

 

Marco Camilli

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