Costi della politica, depositate motivazioni assoluzione imputati di Stella Alpina

 

 

Erano accusati di peculato. Il giudice: "non è dato affermare che si tratti di spese non pertinenti"

AOSTA. "Il ricorso al criterio di verosimiglianza e alle massime d'esperienza conferisce al dato preso in esame valore di prova solo se può escludersi plausibilmente ogni spiegazione alternativa che invalidi l'ipotesi all'apparenza più verosimile". Lo ha scritto il giudice Giuseppe Colazingari nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di Dario Comé, André Lanièce e Marco Viérin, tutti di Stella Alpina, nell'ambito della seconda tranche del processo di primo grado sui costi della politica.

I tre erano accusati di peculato per aver versato con assegni sui propri conti, tra 2009 e 2012, circa 138mila euro provenienti dal conto del gruppo consiliare. Fondi che - questa era la tesi dell'accusa - avrebbero dovuto essere utilizzati per le attività del gruppo ed al contrario sarebbero stati spesi in modo differente.

Nelle quattordici pagine di motivazione, depositate oggi, il giudice afferma che nel caso specifico "non è dato affermare che si tratti di spese non pertinenti" e che "è onere dell'accusa fornire la prova dei fatti costitutivi del reato".

Il processo ha riguardato altri 24 imputati, anche loro tutti assolti, e Francesco Salzone, capogruppo di Sa all'epoca dei fatti contestati. Salzone è stato l'unico ad aver scelto il patteggiamento.

 

Marco Camilli

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