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Fisco pignora i ristori. Crisi Covid, allarme dell'avvocato Navarra: 'la Regione intervenga'

'Centinaia i coinvolti. E le aziende che hanno patito di più per la pandemia sono anche le più danneggiate'

 

Orlando Navarra

Dopo la pandemia, il Fisco. In aggiunta ai danni economici patiti da tantissime attività durante e dopo il lockdown, a causa delle restrizioni, ora arrivano anche i pignoramenti dei ristori pubblici chiesti dalle aziende che hanno patito maggiormente le conseguenze dell'emergenza sanitaria. Anche di quelli erogati dalla Regione autonoma Valle d'Aosta.

«È come se la Regione finanziasse direttamente il Fisco», dice l'avvocato aostano Orlando Navarra che ha approfondito la questione.

Il problema, spiega Navarra, si è verificato a settembre quando l'Agenzia Entrate e Riscossione non solo ha fatto ripartire le notifiche delle cartelle esattoriali "congelate" per la pandemia, ma ha anche potuto iniziare a pignorare i ristori pubblici per i danni economici causati dalle restrizioni. Questo perché è stata ripristinata la norma che "dirotta" direttamente nelle casse dell'erario i pagamenti della pubblica amministrazione a favore di contribuenti con pendenze fiscali quando il pagamento supera i 5.000 Euro. Ma, nelle circostanze attuali, questa possibilità viene attuata seguendo una procedura speciale che rende più complicato per il cittadino difendersi.

«Il decreto Rilancio con l'art. 153 aveva dichiarato l'impignorabilità di questi contributi. Era messo nero su bianco», spiega Navarra. Ma la disposizione ora non è più valida, così da settembre i pignoramenti delle somme pagate dalla pubblica amministrazione alle aziende e ai privati sono ripartiti. E ora riguardano anche i contributi anticrisi erogati dalla Regione sulla base delle leggi regionali di sostegno a famiglie, lavoratori e imprese.

«Questo provvedimento avrà un impatto allucinante», prevede Navarra. «Le attività economiche facevano conto su quei contributi per avere liquidità. Credo che siano molte centinaia i coinvolti. Non ho numeri precisi, ma andando a spanne, con circa 4/5000 domande di aiuto presentate, almeno la metà saranno in queste condizioni. Situazione confermata dall'Agenzia delle Entrate e Riscossione».

Congelare i ristori per prevenire il pignoramento

Agenzia delle Entrate e Riscossione

Cosa è possibile fare? «Chiaramente la Regione non ha la competenza per dichiarare impignorabile un contributo - spiega Navarra -. La Giunta regionale deve prendersi la responsabilità di indicare ai propri funzionari come agire. In base all'art. 48 bis del Dpr n. 602/1973 il Fisco avvisa la pubblica amministrazione che intende effettuare un pignoramento delle somme. La Regione ha sessanta giorni di tempo per dichiarare se ci sono somme pignorabili. Se i funzionari facessero trascorrere quel termine senza inviare la dichiarazione e tenessero i contributi congelati per il tempo necessario, il Fisco dovrebbe a quel punto seguire la procedura "corretta" con la quale il privato può difendersi meglio».

Secondo Navarra la questione però va ben oltre la facilità con cui il contribuente può contestare un pignoramento. «Secondo la mia interpretazione questi contributi non sarebbero pignorabili perché si tratta di diritti quesiti - chiosa -, che si sono formati in una data anteriore al ritorno in vigore della normativa». Il diritto di un'attività commerciale a ricevere quei ristori economici si è formato cioè durante la pandemia, quindi prima che tornasse in vigore l'articolo sulla pignorabilità. Anche le leggi sui ristori risalgono a prima di settembre. «Il loro scopo era dare soldi a chi ha sofferto, non dare soldi al Fisco».

Il pignoramento come un danno per le attività più grandi

A rimetterci saranno soprattutto le attività più grandi perché la comunicazione sulle somme pignorabili riguarda pagamenti e contributi sopra i 5.000 euro. «Di conseguenza - riprende l'avvocato Navarra - le piccole attività, che hanno subito danni minori per la pandemia, riceverranno i ristori, mentre coloro che hanno attività più grandi, che producono di più e che hanno patito di più, non li riceveranno. Ma su quei soldi i titolari già facevano conto: migliaia di euro che sarebbero serviti per pagare bollette, fornitori. È un'ingiustizia. Chi ha avuto meno danno può essere pagato, mentre chi produce di più e lavora di più sarà affossato».

Secondo Navarra si tratta di un vero e proprio danno che può essere contestato. «Il Fisco sta pignorando un qualcosa nato per altri scopi, se ne sta approfittando - afferma -. A causa del pignoramento dei contributi alcune attività si sono trovate senza luce, altre senza acqua. Un ristoratore ha dovuto ritardare il pagamento degli stipendi. Questo rappresenta un danno per il quale è possibile chiedere un risarcimento all'Agenzia delle Entrate e Riscossione».



Marco Camilli

 

 

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