Cessione Cogne Acciai Speciali, sindacati preoccupati chiedono garanzie per il futuro dell'acciaieria

Organizzazioni sindacali ignare dell'operazione. «Un mattone che bisogna capire come gestire». Timori per la Cina e il futuro di Taiwan

 Sindacati


La comunicazione dell'ingresso in maggioranza di Cogne Acciai Speciali della Walsin Lihwa Corporation di Taiwan coglie tutti di sorpresa. A iniziare dai sindacati di categoria.

In base all'accordo di massima di cui si ha notizia, l'operazione vale il 70% del capitale sociale dell'azienda siderurgica, che ammonta a 250 milioni di euro. La comunicazione è giunta nella tarda mattinata. Cogne Acciai Speciali spiega di averla diffusa in un orario concordato con il gruppo Walsin, quotato alla borsa di Taipei, per «evitare speculazioni finanziarie sul proprio titolo». Anticiparne la comunicazione, dice Cas, «in nessun modo sarebbe stato possibile».

Il gigante Walsin

Il gruppo di Taiwan è un gigante attivo in diversi settori. La divisione del basic material (che comprende filo & cavi, acciaio inossidabile e commodity business) coinvolta nell'acquisizione delle quote Cas vale 4,7 miliardi di fatturato e conta circa 7.000 dipendenti.

Cogne Acciai Speciali, specializzata in acciaio inossidabile e leghe di nichel, dal canto suo offre un fatturato di 645 milioni (anno 2021) e 1.413 lavoratori. L'azienda siderurgica allo stesso tempo porta con sé le difficoltà dell'ultimo anno legate all'impennata dei costi dell'energia e ai pesanti rincari delle materie prime che deve importare dall'estero a costi molto più elevati rispetto a qualche mese fa.

Sindacati presi alla sprovvista

«È caduto un mattone che bisogna capire come gestire», dice Gabriele Noto, segretario di Uilm Uil Valle d'Aosta. «Non abbiamo ancora conoscenze su chi la compra, se il fatto è negativo o positivo e quali saranno le ripercussioni», aggiunge Fabrizio Graziola di Fiom Cgil.

I segretari Noto, Graziola e Fausto Renna, di Fim Cisl, sono unanimi nel criticare la decisione di Cogne Acciai Speciali di non anticipare ai sindacati la notizia poi diffusa tramite comunicato stampa e newsletter ai lavoratori. Questa modalità «riteniamo non sia corretta», dicono i tre spiegando i motivi alla base della scelta della riunione convocata dall'azienda per il primo pomeriggio di oggi. «Non è possibile venire a sapere una notizia del genere quando la sanno già tutti. Ci hanno messo in difficoltà».

Ora, dicono i tre sindacati dei metalmeccanici, «bisogna capire cosa la nuova proprietà vuole fare della Cogne e cosa vuole mantenere». La preoccupazione tra i lavoratori è tanta. La nuova proprietà «ci deve dire che nessun lavoratore rimane a casa. Questo deve essere ben scritto e certificato». Per il momento «dicono ai lavoratori che nulla cambia sulla retribuzione, ma un'azienda diversa potrebbe voler prodotti diversi. Quello che ci preme di più è la salvaguardia dei posti di lavoro».

Ancora Noto della Uilm: «L'azienda non è decotta e non eravamo in attesa di una nuova proprietà che la riportasse sul mercato. L'azienda è attiva. Diventa difficile capire». In ogni caso, aggiunge, «la famiglia Marzorati» che l'ha gestita negli ultimi tre decenni «sembra che non scappi via».

Sui rapporti sindacali con la nuova proprietà è ancora tutto da chiarire. «Dovremo far sapere a questa nuova proprietà che siamo in Italia, in Valle d'Aosta, e le regole sono le nostre. Non sarà semplice» dice Graziola di Fiom. «Il primo passo sarà capire cosa dice questo accordo di cui non sappiamo ancora niente».

La Cina preoccupa

L'acquisizione da parte di un'azienda di Taiwan è ulteriore motivo di preoccupazione vista la situazione internazionale. L'isola è nelle mire della Cina e il timore crescente è che possa verificarsi un'aggressione militare da parte cinese. 

La delicatezza della situazione è ben nota ai sindacati. «Gli scenari a livello internazionale non possono non avere ricadute a livello locale. Lo abbiamo visto con l'Ucraina e la Russia. Oggi ci sono state 39 incursioni dei caccia cinesi a Taiwan. Questo non può lasciarci tranquilli», dice il segretario Fim Cisl.

Gli scenari sono cupi: «Invasione, Cina che nazionalizza. Quali ricadute sui lavoratori? Questo non è dato capirlo».

Savt Met: stupore e perplessità

Il Savt Met è stato l'unico a partecipare alla riunione convocata nel primo pomeriggio di oggi dalla Cas per dare informazione dell'accordo di massima sulla cessione della maggioranza della società.

Il commento del sindacato è di «stupore e perplessità per non aver conosciuto anticipatamente i contenuti di tale acquisizione».

«Ad oggi l'azienda non prevede variazioni - aggiunge il sindacato dei metalmeccanici del Savt -, ma l'obiettivo futuro è di espandersi in altri mercati, con eventuali assunzioni e investimenti mirati, nell'ottica della crescita». 

 

 

Marco Camilli

 

 

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