Banca d'Italia: l'economia valdostana è ancora in grande sofferenza

Edilizia e turismo in difficoltà, tiene l'export grazie ai prodotti in metallo ma le aspettative e gli investimenti continuano a stagnare

 

AOSTA. Fatturato delle imprese in calo, edilizia e turismo – due fondamenti dell'economia valdostana – in continua crisi, un sistema creditizio sempre più inaccessibile per le realtà produttive che ne hanno maggiormente bisogno.

In aggiunta, quasi nessuna aspettativa da parte degli imprenditori su una imminente ripresa che si traduce in piani di investimenti rivisti al ribasso. Sono dati tutt'altro che confortanti quelli che giungono dal secondo aggiornamento congiunturale sull'economia della Valle d'Aosta realizzato dalla Banca d'Italia e focalizzato sulla prima parte del 2014.

Aggiungendo ai dati propri quelli raccolti da Istat, dalla Regione, dalla Camera di Commercio e altre fonti, il rapporto dipinge un quadro ancora a tinte fortemente fosche della situazione valdostana. «La fase recessiva del 2013 è proseguita e la ripresa che si attendeva nel 2014 non c'è stata» ha riassunto il direttore della Filiale di Aosta di Bankitalia, Gennaro Argirò, presentando questa mattina nella sede di via Conseil des Commis il report.

EXPORT. Le imprese attive in Valle, passate da 11.940 nel primo semestre 2013 a 11.741 nello stesso periodo 2014, hanno registrato un aumento dell'export (+1,2%) malgrado siano calate le vendite nei principali mercati di riferimento per la Valle d'Aosta, ossia Francia e Svizzera. A tenere in positivo l'export è fondamentalmente il settore metallurgico (+1,4%) che con i suoi 178 milioni di Euro da solo pesa per il 60% sul valore totale delle esportazioni. E' invece fortemente negativo l'andamento del settore degli alimentari, che nel primo semestre 2014 perde il 20,9% sullo stesso periodo del 2013 per un valore complessivo di 24 milioni di euro. In calo anche il settore dei mezzi di trasporto, il secondo per valore delle esportazioni (44 milioni).

COSTRUZIONI. Rappresenta circa l'11 per cento dell'economia e secondo il report è ancora alle prese con una fortissima crisi. Il quadro è totalmente negativo: i bandi pubblici sono diminuiti del 12,7%, il loro valore è crollato del 56,5%, i tempi di pagamento delle P.A. si sono allungati, la compravendita di immobili fa segnare un -12,8% e oltre un terzo delle imprese rilevate hanno registrato un calo della produzione. Uno delle prime conseguenze è un calo della forza lavoro del 2,4% nel primo e dell'11,9% nel secondo semestre 2014.

TERZO SETTORE. Nei primi nove mesi dell'anno il fatturato delle imprese dei servizi è ulteriormente calato, con un saldo tra aumenti e diminuzioni di -20%. Colpa soprattutto del crollo della domanda interna: osservando i dati infatti il calo ha interessato meno pesantemente le imprese che operano a livello internazionale. Incide sul risultato finale la stagione turistica estiva negativa, caratterizzata dalla costante diminuzione di italiani solo in parte compensata dall'aumento degli stranieri.

OCCUPAZIONE. Mentre commercio, alberghi, ristorazione ed edilizia subiscono un ulteriore calo del mercato del lavoro, la situazione è un po' migliore nel campo dell'industria in senso stretto, almeno in base ai dati Istat che però hanno un po' sorpreso la stessa Banca d'Italia (nel secondo trimestre del 2014 si sarebbe verificato un incremento del 40% degli occupati). Una nota positiva viene dall'offerta di lavoro che è tornata ad ampliarsi (+2,2%) mentre il tasso di disoccupazione è lievemente aumentato dall'8,4% al'8,6% con un peggioramento per gli uomini (+0,6%) e un miglioramento per le donne (-0,3%). Il monte ore totale di Cassa integrazione guadagni si è complessivamente ridotto del 6,3% tra gennaio e settembre ma la Cig in deroga è cresciuta del 12,2%.

CREDITO. L'ulteriore diminuzione del credito bancario nel primo semestre dell'anno è da imputare alle imprese. Per queste ultime la domanda è rimasta debole, mentre l'offerta si è stabilizzata con un meccanismo che discrimina le imprese maggiormente in difficoltà. Le banche sono cioè meno restie a concedere prestiti, ma soltanto a favore delle realtà che danno più garanzie e che quindi hanno meno necessità di prestiti. Più positiva la situazione per le famiglie, le quali anziché spendere decidono di risparmiare e di tenere i soldi sui conti correnti tanto che i depositi bancari, specialmente sui c/c, sono aumentati del 7,2%.

 

Elena Giovinazzo

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