Renzi: «Avanti passo dopo passo» - Come cambia la giustizia civile

ROMA. Andare avanti «Passo dopo Passo». Questa la formula utilizzata ieri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri dedicato allo Sblocca Italia e alla giustizia.

Un proposito che diventa lo slogan dei mille giorni dell'esecutivo e che si va a sostituire alla «svolta». «Dobbiamo uscire dall'idea che basti una legge per cambiare il paese», ha detto il premier che ha tenuto a precisare che ieri non si è parlato di scuola «Non per problemi di copertura ma per non mettere troppa carne al fuoco». Comunque la questione, ha sottolineato, è stata rimandata a mercoledì, giorno in cui verrà presentata la riforma.

Renzi si è poi soffermato sulla giustizia. «Il decreto sulla giustizia civile per ridurre l'arretrato è una rivoluzione – ha commentato -: alla fine dei mille giorni avremo tempi certi, meno di un anno per il processo civile e il dimezzamento dell'arretrato». Nel pacchetto di ddl sulla giustizia, poi, «c'è la responsabilità civile dei magistrati, in modo che 'chi sbaglia paga', una regola di buonsenso non punitiva».

Il Guardasigilli Orlando ha spiegato che si incide sul flusso in entrata, togliendo quello che non è necessario finisca davanti al giudice. Spazio agli arbitrati, alla conciliazione, a procedure che non passano per il giudice ma per avvocati e mediatori professionisti. Bisognerà aspettare una legge delega, che riscrive il codice di procedura civile, per vedere gli stessi principi applicati ai futuri processi. Inoltre per i giudici che rallentano troppo i tempi nei processi, chiamati giudici «lumaca», si dà mandato al governo perché preveda una relazione che faccia luce sul loro comportamento e decida se è il caso di promuovere un'azione disciplinare.

Per quanto riguarda la prescrizione il ministro Orlando ha sottolineato che «si interrompe dopo la condanna di primo grado. Servirà a disincentivare le condotte dilatorie, ma guardando alla capacità di giungere all'appello in due anni».

Il presidente del Consiglio sul ddl delega sulle intercettazioni ha poi precisato: «non ci vuole il bavaglio ma non bisogna ledere le sfere personali nella pubblicabilità».

 

Clara Rossi

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