Referendum in Scozia, Rollandin: "un passo importante per il sistema di autogoverno"

Intervista al presidente della Regione sul voto scozzese - "Per la Valle d'Aosta autonomia vera più che indipendenza"

 

AOSTA. Il 18 settembre gli scozzesi andranno al voto per dire "sì" o "no" alla secessione dal Regno Unito. Lo storico e dibattuto referendum ha ridato slancio a movimenti indipendentisti e separatisti di altre zone d'Europa e spinto molti territori a riprendere il dibattito su indipendenza e autonomia.

Un tema, quest'ultimo, che tocca molto da vicino la Valle d'Aosta in un momento delicato di riforme costituzionali che si preparano a cambiare l'assetto dello Stato Italiano. Aostaoggi.it ha intervistato il presidente della Regione, Augusto Rollandin, in merito alle riflessioni che accompagnano il voto in Scozia.

La Scozia andrà alle urne venerdì per staccarsi dal Regno Unito e diventare una nazione indipendente. Qual è il suo pensiero in merito?
«La valutazione che credo si debba fare è che la Scozia ha una tradizione culturale molto importante che intende salvaguardare sviluppando autonomamente le proprie peculiarità. E' quindi legittima la richiesta e la rivendicazione dell'indipendenza. Ritengo inoltre che i passi che sono stati fatti siano corretti e quindi l'ottenimento dell'indipendenza credo sia un passo importante nell'ambito di un sistema di autogoverno che vuol dire responsabilizzazione, possibilità autonoma di valorizzare il patrimonio di una nazione».

scotlands-futureL'Europa unita avrebbe dovuto cancellare le richieste di autonomia e di indipendenza di popoli e regioni sparsi nel vecchio continente. Oggi al contrario assistiamo ad una accelerazione di queste istanze autonomiste. Secondo lei, quali sono le motivazioni di questo profondo disagio?
«L'Europa non deve cancellare le richieste di autonomia. L'Europa deve portare avanti delle politiche economiche, di lavoro e di attenzione alle problematiche sociali che siano comuni e condivise da tutti gli Stati e le Regioni. Dopodiché, nell'ambito dell'Europa unita, ci devono poter essere tutte le premesse perché le Autonomie non solo sopravvivano, ma si sviluppino. E non è questo un discorso contro l'unione dell'Europa, al contrario è un modo per galvanizzare, per vivacizzare quello che è il dibattito all'interno delle stesse differenti realtà che la compongono. Un conto è avere una politica di difesa comune e una politica dell'immigrazione comune, un conto è entrare nello specifico, nel merito di leggi e di provvedimenti che devono essere in qualche modo calibrati con le esigenze dei territori, che sono i più diversi e che hanno quindi delle peculiarità che possono essere soddisfatte solo con una visione più autonoma delle capacità di amministrazione».

La Valle d'Aosta nel passato ha avuto momenti in cui le istanze di indipendenza e di annessione alla Francia sono state più volte al centro del dibattito politico. Che fine hanno fatto queste idee? Sono ancora presenti nel nostro tessuto sociale o erano figlie di una piccola minoranza che non ha lasciato traccia nel nostro presente?
«I movimenti di annessione alla Francia avevano una loro giustificazione in quel momento. Erano collegati all'affinità di lingua, al fatto che fossimo da sempre legati all'humus culturale e politico francese. Che poi, successivamente, ci siano state delle evoluzioni per cui oggi questo passaggio o questa esigenza di annessione non sia più sentita è del tutto evidente e naturale. Diverso è il discorso di avere autonomia più che indipendenza: autonomia vera, autonomia che permetta di sviluppare al meglio le politiche che sono, nel caso della Valle d'Aosta, le più idonee a soddisfare le esigenze della popolazione locale».

Lei vede un futuro sicuro in questa Europa e nell'Euro?
«Oggi è difficile vedere un sicuro futuro in questa Europa. E' molto meglio lavorare per capire in che termini si possono sviluppare degli accordi e delle politiche che coinvolgano il più possibile i territori non solo confinanti, ma di tutta l'Europa per cercare di sostenere una politica che vada nel senso dello sviluppo, della cooperazione e del sostegno reciproco, per cercare di migliorare le condizioni attuali».

 

Marco Camilli

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