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Cristina Machet è presidente dell'UV. Primo obiettivo: ridare centralità alle sezioni

Intervista alla neo eletta presidente dell'Union Valdôtaine

Cristina Machet

Christina Machet, lei diventa presidente dell'Union Valdôtaine in un momento in cui fare politica non è facile. Quali progetti ha per il movimento?
«Sintetizzando, nel breve periodo intendo organizzare degli incontri con le sezioni e i presidenti di sezione. L'UV è strutturata in maniera molto capillare sul territorio, ha sezioni che vivono da 70 anni e che per disparate ragioni, incluso il Covid, nell'ultimo anno sono state tenute meno in considerazione. Il mio obiettivo in queste prossime giornate sarà quindi incontrare tutte le sezioni per raggiungere la più larga condivisione possibile sugli obiettivi futuri del movimento».

Nonostante le difficoltà l'UV rimane un movimento ben radicato in Valle d'Aosta, soprattutto nelle vallate laterali: è questione di presenza fisica sul territorio o di tradizione?
«Direi entrambe le cose. La Valle d'Aosta ha moltissimi comuni sotto i mille abitanti ed è naturale che in realtà così piccole le sezioni siano molto attive e si interessino in particolar modo della politica locale. Poi c'è anche il coinvolgimento a livello regionale».

Uno dei gravi problemi che sta la politica italiana e anche quella valdostana è la connivenza con la malavita organizzata e con gli scandali. Accanto a questo c'è l'assenza di una cultura e professionalità della politica. Una volta esistevano le scuole di partito che formavano le nuove leve preparandole anche al ruolo di amministratori. Che progetti ha su questo aspetto?
«Alla base di qualunque tipo di amministrazione, dal piccolo Comune al Consiglio regionale, la preparazione è necessaria. In effetti nel tempo a livello globale si è un po' persa la formazione politica. Appena ci sarà permesso, e mi auguro che con i vaccini questa la pandemia passerà, uno degli obiettivi sarà sicuramente ricostituire degli organismi - che siano scuole di politica, commissioni o sezioni allargate - che possano divulgare cultura e preparazione alle persone che poi andranno ad amministrare. Oltre alla buona volontà e al tempo, servono anche più competenze».

E per quanto riguarda il malaffare?
«Serve un netto distacco e una assoluta e attenzione affinché qualunque tipo di malaffare non abbia a che fare con la politica e men che meno con chi governa».

Ultimamente a livello politico sono crollati molti tabù sulle alleanze. Il governo nazionale è un frullato di realtà politiche diverse e in Valle d'Aosta attualmente l'UV è alleata con la sinistra, ma potrebbe anche allearsi con la Lega. Ritiene che questa malleabilità sia un bene o un male per la nostra regione?
«Al momento l'UV ha fatto un'alleanza con le forze autonomiste e il Pcp. In questo momento storico per la Valle d'Aosta alla luce della pandemia e agli inizi di una crisi economica importante, ritengo sia opportuno mantenere la stabilità politica. Questa è l'attuale maggioranza e bisogna fare degli sforzi per mantenerla».

Nel recente passato c'è stato un scollamento tra i consiglieri regionali e la struttura dell'UV. I consiglieri regionali hanno fatto un po' ciò che volevano indifferentemente dalle indicazioni del movimento.
«Non ritengo sia questa la situazione. Anche nell'ultimo periodo da osservatrice ho potuto osservare una buona collaborzione tra gli eletti del settembre 2020 e il Comité fédéral. Certo l'azione politica va improntata sulla centralità dell'organo politico che deve indirizzare e anche accompagnare e difendere gli eletti. È naturale che questi ultimi siano bersaglio di critiche. Serve un rapporto reciproco di collaborazione. L'attività politica deve essere in mano ai partiti e ai movimenti e gli eletti devono collaborare».

 

 

Marco Camilli

 

 

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