.

'Lede la nostra onorabilità': chiesto un giurì contro la consigliera Minelli

Marguerettaz e Grosjacques (UV) invocano l'art. 58 del regolamento del Consiglio Valle. Minelli: siamo alla Santa Inquisizione

 

«Ai sensi dell'art. 58 del Regolamento, chiedo che venga composta una commissione per valutare le affermazioni scritte e dette dalla collega Minelli che sono un festival di falsità». Così il capogruppo dell'Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, ha chiesto l'istituzione della commissione interna al Consiglio regionale della Valle d'Aosta prevista dal Regolamento dell'assemblea valdostana.

L'articolo 58 può essere invocato "quando, nel corso di una discussione, un consigliere sia accusato di fatti che ledono la sua onorabilità". Ieri in Consiglio regionale, durante l'esame di una interrogazione sulla Vas per il Piano regionale dei trasporti, questo articolo è stato richiamato da Marguerettaz e subito dopo dal suo vicino di banco Giulio Grosjacques, presidente della IV Commissione consiliare.

La speciale commissione, secondo il regolamento, sarà composta da "da due consiglieri designati dalle parti e da un terzo scelto di comune accordo o dal presidente del Consiglio in caso di disaccordo".

L'interrogazione della discordia

Grosjacques e Marguerettaz

L'interrogazione illustrata dal Minelli e finita al centro dello scontro citava, senza riportare i loro nomi, il capogruppo dell'UV e il presidente della IV Commissione che ha seguito la procedura di avvio della procedura di Vas del Piano regionale trasporti. Iter iniziato quando Minelli era ancora assessore ai Trasporti e rimasto in sospeso fino a pochi giorni fa.

In quest'anno il provvedimento è stato «tenuto inutilmente fermo il procedimento per un intero anno», secondo Minelli, e senza «veri motivi tecnici che hanno impedito l'invio del Prt al Vas. Lo scorso anno a febbraio ho ripetutamente portato in Giunta la delibera ma inutilmente: ogni volta - ha detto Minelli - mi si chiedeva di ritirarla per resistenze all'interno della maggioranza o perché servivano approfondimenti, cosa che era stata fatta». Un inter insomma costellato di «pretestuosi rinvii» secondo la lettura dell'esponente del PCP. Le riunioni inoltre «sono state più simili ad un processo alla sottoscritta e alle mie intenzioni che un vero approfondimento».

La replica di Minelli

Chiara Minelli

In commissione Minelli «dovrà rispondere e documentare i fatti che vengono ascritti al sottoscritto e al collega Grosjacques», ha dichiarato il capogruppo unionista Marguerettaz invocando l'art. 58. «Minelli ha passato il segno - ha aggiunto -: per giustificare la sua inappropriatezza e inadeguatezza nel fare l'assessore, riversa su altri le sue incapacità».

«Vedo che siamo alla Santa Inquisizione», ha replicato Minelli. «Fortunatamente ci sono i verbali di commissione sui quali si possono leggere le cose che ho detto. Non ci sono invece verbali delle riunioni di maggioranza e spero di non dover dubitare della buona fede di persone adulte e responsabili».

La consigliera del Pcp ha anche segnalato la «ripetuta e confermata arroganza e tracotanza di cui sono oggetto praticamente da quando è iniziata questa legislatura».

Le reazioni politiche

Per il tavolo di coordinamento del Progetto Civico Progressista la richiesta di un "giurì" rappresenta «un livello di degenerazione del dibattito politico mai raggiunto prima. Un fatto grave il cui intento, chiaramente intimidatorio, sarà respinto non solo dal Pcp, ma dai cittadini e dalle cittadine che non tollerano l'idea che nella "casa comune della democrazia" ci siano domande che si possono fare e domande che non si possono fare per non disturbare il manovratore, o meglio il "frenatore" di turno"».

Il Movimento 5 stelle Valle d'Aosta annuncia «pieno sostegno» a Minelli. «L’intimidazione e la negazione del confronto politico con l’opposizione è un atteggiamento che non si può accettare in un’aula democratica come quella di un Consiglio Regionale», afferma il M5s in una nota. «Ci chiediamo dunque come un’interrogazione basata su una semplice osservazione possa poter aver leso l’onorabilità di qualcuno». Per il movimento l'accaduto è «sintomo di un nervosismo che esprime la debolezza di questo governo regionale, che non è capace di reggere alcun tipo di confronto".

Adu parla di «patriarcato autonomista» e di «disprezzo per i maschi alfa che pascolano in consiglio regionale». In un comunicato stampa il movimento accusa: «Sminuire costantemente il lavoro altrui, insinuare che l’avversaria sia telecomandata (da un uomo), riferirsi all’emotività, alla scarsa preparazione (o alla troppa abitudine agli studi), all’aspetto, all’età. Sono i tipici e stantii metodi del patriarcato, tutti utilizzati in Consiglio regionale per manganellare le uniche consigliere che osano dare battaglia". La richiesta di art. 58 è, secondo Adu, «un atto studiato a tavolino».

 

 

Clara Rossi

 

 

Pin It

Articoli più letti su Aostaoggi.it

© 2021 Aostaoggi.it