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Osservatorio antimafia, scontro in Consiglio Valle sulla modifica della legge

La norma cambiata su richiesta del Viminale nonostante i dubbi di incostituzionalità siano considerati 'infondati'

 

Con il voto favorevole di ventinove consiglieri e le astensioni di sei, il Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha approvato oggi una modifica alla legge dell'Osservatorio regionale antimafia per risolvere una questione di violazione delle competenze statali sollevata dal Ministero dell'Interno.

La segnalazione del Ministero riguarda la legge regionale n. 1 del 2022, quella che ha istituito l'Osservatorio regionale sulla legalità e la criminalità organizzata, nella parte in cui parla di "prevenzione e contrasto" della criminalità organizzata, temi che sono di competenza dello Stato e non della Regione.

Da parte del Viminale, dice il presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin nella veste di relatore della proposta di legge, c'è stata una interpretazione «che risulta errata in quanto del tutto avulsa dal contesto normativo». I dubbi di incostituzionalità sollevati dal governo nazionale «appaiono infondati». Nonostante ciò «si è ritenuto opportuno addivenire a un accordo e recepire le indicazioni formulate».

«Non si tratta di voler abdicare alla tutela dell'autonomia statutaria valdostana», aggiunge Bertin, bensì di «spirito di una leale collaborazione istituzionale» tra Aosta e Roma.

Il Pcp si è astenuto al momento del voto. «La "leale collaborazione" - accusa la capogruppo Erika Guichardaz - si riduce in una posizione dura del Ministero che chiede una riformulazione della norma, mentre i campioni dell'autonomismo abbassano la testa e cedono a variazioni normative che snaturano completamente la mission dell'Osservatorio».

Sulla stessa linea i commenti degli altri due gruppi astenuti al momento del voto, Pour l'Autonomie e Forza Italia.

 

 

E.G.

 

 

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