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Slitta il referendum consultivo sulla riforma elettorale. Bertin: impossibilità di assumere una decisione nel prossimo Consiglio Valle

La delibera con il quesito referendario non è all'ordine del giorno del Consiglio Valle del 22 e 23 giugno. La consultazione slitta così al 2023

 

Consiglio regionale

La delibera sul referendum consultivo in materia elettorale non sarà all'ordine del giorno della seduta dell'assemblea di domani e giovedì. Salta in questo modo la possibilità che il referendum per cambiare la legge di elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta sia indetto entro il 2022.

Ieri pomeriggio è arrivata la comunicazione dei nuovi argomenti che integrano l'ordine del giorno dell'assemblea stabilito nei giorni scorsi. Nell'integrazione dell'odg la delibera contenente il quesito referendario non c'è. Sarebbe stata l'ultima finestra utile per esaminare l'atto e, visti i tempi della normativa, per invitare entro quest'anno gli elettori a dire la propria sulla proposta di legge n. 58. 

La possibilità che il referendum consultivo arrivasse entro l'anno in corso era più una speranza che una possibilità concreta. L'entusiasmo che ha consentito al Comitato per la Riforma Elettorale di raccogliere oltre 3.300 firme in poche settimane si è scontrato con la decisione presa la scorsa settimana in I Commissione di svolgere ulteriori approfondimenti preliminari prima di portare la questione al voto in aula.

La decisione della Commissione è stata supportata dalla maggioranza e dal gruppo Lega mentre Pcp e Fi hanno espresso voto contrario.

«Su esplicita richiesta, la stragrande maggioranza dei gruppi consiliari della prima Commissione si è dichiarata nell'impossibilità di assumere una decisione nel prossimo Consiglio - dice il presidente del Consiglio regionale, Alberto Bertin -. Non tenere in considerazione l'orientamento dei gruppi consiliari significherebbe riproporre la stessa discussione svoltasi in Commissione con l'esito scontato di un rinvio o peggio di una sbrigativa bocciatura della richiesta di referendum consultivo».

La scelta di prendere tempo è difesa da Bertin. Il presidente dell'assemblea sottolinea «la centralità che, in una consultazione di questo tipo, assume la formulazione del quesito - che, ai sensi dell'art. 45, comma 2, l.r. 19/2003, deve già essere contenuto nella deliberazione del Consiglio regionale che statuisce sull'effettuazione del referendum - in modo da garantire che il pronunciamento degli elettori non si riduca ad una mera formalità, ma rappresenti un momento di effettiva partecipazione, diretto non a vincolare il legislatore, ma almeno ad influenzare sensibilmente il successivo esercizio della relativa potestà legislativa». Inoltre la normativa «fissa un termine entro il quale è possibile presentare la richiesta di referendum, ma non disciplina, invece, il termine entro il quale il Consiglio debba deliberare l'effettuazione del referendum».

Bertin assicura «la massima attenzione rispetto alle evoluzioni della questione, in primis, in sede di approfondimento in prima Commissione consiliare, nell'ottica già evidenziata di assicurare la più efficace prima attivazione dell'istituto del referendum consultivo».

 

 

Elena Giovinazzo

 

 

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