Italicum, un'ora di faccia a faccia tra Berlusconi e Renzi

Guerini: ribadita linea Pd su legge elettorale. Non si è parlato del Quirinale

palazzo-chigiÈ durato poco più di un'ora il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Il leader di Forza Italia, insieme a Gianni Letta e Denis Verdini, si è presentato poco dopo le 10.30 a Palazzo Chigi per incontrare il premier Matteo Renzi in vista dell'elezione del nuovo capo dello Stato e per trovare la quadra sulle riforme. Ma, a sentire il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, durante l'incontro si sarebbe discusso solo di legge elettorale. "Non si è parlato di Quirinale", ha spiegato. "Abbiamo ribadito a Forza Italia la nostra posizione che prevede il no alle liste boccate e un meccanismo con capilista e preferenze. E ora attendiamo una risposta”. Guerini ha poi confermato la linea del suo partito: “Penso che i capilista rimarranno 100”. E sulle possibili convergenze tra M5S e minoranza Pd per imporre le preferenze, il vicesegretario dei Democratici ha tagliato corto: "Il Pd riuscirà a trovare una sintesi".

Intanto, continuano gli incontri per trovare il nome del prossimo capo dello Stato. Berlusconi ha ieri sera nella Prefettura di Milano ha incontrato l'ex delfino Angelino Alfano. Il centrodestra, dopo oltre un anno di gelo fra il leader forzista e quello di Ncd, cerca di presentarsi compatto al tavolo delle trattative. A cominciare dalla comune decisione di respingere l'eventualità che sul Colle possa salire un esponente democratico.

Il presidente del Consiglio, dal canto suo, deve fronteggiare l'opposizione interna che sull'Italicum, all'esame del Senato, rischia di portare a segno nel pomeriggio l'emendamento Gotor che introduce le preferenze: potenzialmente un colpo pesante per la riforma elettorale ma ancora più simbolico per l'immagine di Renzi, in un momento tanto delicato. Argomento al quale il capo del governo ha dedicato un "cinguettio", sottolineando come con l'Italicum ci saranno "preferenze e singoli candidati di collegio" e "spariscono le liste bloccate", mentre il ballottaggio è una "garanzia anti inciucio". Argomentazioni che però non convincono ildeputato bersaniano Alfredo D'Attorre, convinto che con l'Italicum “torneremo ai peggiori vizi del Porcellum” e l'esito sarà quello di “far resuscitare sotto mentite spoglie” la vecchia legge elettorale: “Come fa a difendere questa legge elettorale, è una presa in giro. Per tutti i partiti le preferenze saranno un raggiro”, ha affermato il parlamentare a Sky tg24, perché “tutti i partiti, tranne chi vince, eleggeranno solo i capilista” e peraltro “non ci sarà nemmeno un rapporto diretto con elettori” dal momento che i capilista potranno presentarsi in più collegi. Drastica la conclusione: “Renzi dovrebbe fidarsi un po' più del suo partito di quanto si fida di Verdini”. Si vedrà se la notte (e la diplomazia al lavoro) avrà portato consiglio nella riunione di gruppo convocata per l'ora di pranzo.

Ieri l'assemblea dei senatori, alla presenza dello stesso Renzi, aveva assunto il tono dello scontro fra il premier e il senatore bersaniano Miguel Gotor, firmatario della modifica al testo approvato alla Camera. Una trentina i senatori dem intenzionati a votare la modifica: una pattuglia che sommata all'opposizione, ai vari drappelli dissidenti nella maggioranza e ai malpancisti di Forza Italia potrebbe far andare sotto il governo. Tanto più che i grillini saranno della partita: “Oggi al Senato è un giorno cruciale. Uniamoci per votare sì alle preferenze e contro le liste bloccate”, ha twittato il deputato Danilo Toninelli. Di qui la decisione di spostare al pomeriggio l'inizio dell'esame del provvedimento, nella speranza che sia possibile giungere a un'intesa. In caso contrario, il Pd andrà alla conta. E, quale che sia il risultato, è difficile immaginare che un caso del genere non avrà ripercussioni sul voto per il Quirinale.

 

Clara Rossi

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