Referendum costituzionale, si voterà domenica 4 dicembre

 

Il sottosegretario De Vincenzi: ci sarà tempo per approfondire confronto con cittadini. Critiche le opposizioni

Gli italiani voteranno per il referendum costituzionale domenica 4 dicembre. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri che si è riunito nel pomeriggio a Palazzo Chigi. L'altra data utile per sottoporre all'elettorato il quesito referendario era quella del 27 novembre. Del voto a dicembre se ne parlava insistentemente già in mattinata.

«Il consiglio dei ministri ha convenuto sulla data del 4 dicembre prossimo per l'indizione da parte del Presidente della Repubblica del referendum sul testo della legge costituzionale», ha detto in sala stampa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenzi, ufficializzando la decisione del governo. «Non c'è un motivo particolare» ha spiegato ai giornalisti, sottolineando che «in ogni caso, ci sembra che da qui al 4 dicembre ci sia il tempo per sviluppare e approfondire un confronto tra i cittadini sui contenuti della riforma costituzionale». Come ha ricordato De Vincenti la la decisione di oggi arriva con più di dieci giorni di anticipo sul tempo utile e la data del 4 dicembre è anticipata rispetto a l'ultima data possibile dell'12 dicembre.

"Si vota il 4 dicembre. Per cambiare la Costituzione, per cambiare il Paese", ha invece scritto su Twitter il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato, aggiungendo gli hashtag #bastaunsi.

«Adesso mi auguro che possa iniziare un confronto nel merito e cessino le polemiche di contorno che nulla hanno a che fare con il senso profondo delle riforme». Lo ha affermato la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani, commentando la decisione di oggi del Cdm. Per Serracchiani «il Paese è chiamato a una grandissima prova di democrazia, ‎che mette nelle mani del popolo l'opportunità e la responsabilità di modernizzare la Carta costituzionale. Ci attende un evento di straordinario rilievo. La riforma che viene sottoposta al giudizio dei cittadini - ha sottolineato l'esponente democrat - opera una sintesi tra le necessità di un Paese del terzo milennio e il potente spirito democratico dei Padri costituenti, che rimane a ispirare con forza i cardini della nostra Repubblica».‎

"Il 4 dicembre #iovotono per licenziare #Renzi! E sabato 12 novembre a Firenze gli diamo il preavviso!" Così accende su Twitter le micce della battaglia referendaria il leader della Lega Nord Matteo Salvini, mentre il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, dice, "Habemus datam !". "Dal conclave del Consiglio dei ministri di oggi, con il classico stile renziano che esclude le opposizioni da qualsiasi decisione, arriva finalmente la data tanto attesa del referendum costituzionale. Adesso che il giorno è fissato, l'imperativo categorico è quello di essere uniti per un no fondamentale per le istituzioni e la democrazia del nostro Paese". Questa riforma per Romani, "non riduce i costi, non supera il bicameralismo e anzi complica il processo legislativo, non garantisce la stabilità di governo e il rispetto della sovranità popolare. Proprio il contrario di quanto promette il premier, anche attraverso la formulazione di un quesito che tenta di indurre in errore".

Duro il commento dei deputati del Movimento 5 stelle della commissione Affari costituzionali della Camera: «E' grave che Renzi abbia scelto la data del referendum costituzionale senza neanche consultarsi con le opposizioni. Ed è altrettanto grave e vergognoso che abbia negato ai cittadini, per così tanto tempo, la possibilità di esprimersi su un tema così delicato e importante, facendo un'indegna melina. Inoltre, se avesse potuto, il Presidente del Consiglio ci avrebbe fatto votare a Natale o, magari, a Capodanno, nella speranza di scoraggiare la maggioranza degli italiani, che è a favore del no, a recarsi presso le urne e nel tentativo di arrivare a mangiarsi il panettone». «Renzi – concludono - sembra uno di quei prestigiatori del gioco delle tre carte che, pur di vincere, sono disposti a tutto, truccando le regole e prendendosi gioco di tutti».

 

Clara Rossi

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