Il 2026 sarà, sicuramente, un anno di lotta contro la giustizia ingiusta, che, da decenni, viene praticata, di fatto, negli affidi al tribunale di Aosta e che vanifica i diritti dei minori alla bigenitorialità e i diritti dei padri alla cogenitorialità, con un far giustizia discriminante quasi sempre contro il padre e che considera i minori come giocattoli, ma non come persone da rispettare e da tutelare come qualsiasi altro cittadino.
Dal 2009 andiamo ripetendo, con fatti alla mano, che i genitori sono due e che ambedue possono avere un importante ruolo educativo nei confronti dei figli, che i giudici, però, non riconoscono ai padri, sempre emarginati nell’affido quando finisce la convivenza dei genitori. Un fugace sguardo alle ordinanze e sentenze che il tribunale aostano emette continuamente è più che sufficiente per constatare che esiste una doppia applicazione della giustizia, così come denunciava il dott. Antonio Sonatore, trent’anni or sono.
C’è una giustizia per la madre, sostenuta da un apparato social-economico di genere e c’è una non-giustizia per il genitore non collocatario (quasi sempre il padre), che continua ad essere considerato un puro bancomat, senza diritti genitoriali e senza la pur minima protezione delle istituzioni, che, invece, incrementano consapevolmente le tasche del genitore collocatario con incontrollati contributi economici e benefici che finiscono per alimentare l’arroganza del genitore che considera i figli una pura occasione per sbarcare (e talvolta anche bene!) il lunario.
Non c’è giustizia per i minori e per i loro genitori quando la convivenza ormai è venuta meno e nessuno, politici compresi, si preoccupa di una giustizia che non può ritenersi tale quando crea discriminazione tra i due genitori e quando non tutela, seriamente e, quindi, con energia, il rispetto delle pari opportunità genitoriali, così come prevedono le convenzioni internazionali sui minori, ratificate anche dal Parlamento italiano, e i diritti sanciti dalla Costituzione e dai codici italiani, che i giudici dovrebbero applicare integralmente, senza le continue eccezioni, soprattutto quando si tratta di diritti negati, in primo luogo ai minori e al genitore reso più debole dagli impropri provvedimenti giudiziali, che, come detto, sono sempre più discriminanti del genitore non collocatario.
Così non va e questo andazzo va spazzato via per ridare dignità ai minori e ad ambedue i genitori. Certe sentenze e provvedimenti di affido dei figli, quando finisce la convivenza dei genitori, sono una vera propria offesa (meglio sarebbe parlare di oltraggio) nei confronti del genitore più debole (perché non collocatario) e non tutelato dalle istituzioni, a partire dai consiglieri regionali, che ignorano, volutamente, che la stragrande maggioranza dei minori valdostani hanno genitori non più conviventi e, spesso, alimentano le devianze vivendo, di fatto, in strada, senza che nessuno intervenga, pur essendo pagato per farlo.
Ripartiamo dalla giustizia ingiusta praticata ad Aosta e nei tribunali piemontesi competenti per la VdA, con la precisa volontà di rimuovere le prassi che nulla hanno a che vedere con il codice civile e con le convenzioni internazionali sui minori ratificate anche dall’Italia. Per farlo, però, occorre la collaborazione tra le istituzioni, che direttamente o indirettamente, sono proposte a tutelare i cittadini, soprattutto quelli più deboli ed indifesi: i minori ed il genitore estromesso dai figli.
Occorre cambiare il modo di pensare l’affido dei minori quando finisce la convivenza dei genitori e la cultura della separazione, che guarda sempre all’interesse dell’adulto, ma non dei minori. La cultura si cambia quando ci si preoccupa di tutelare il superiore interesse dei minori, ma non di salvaguardare gli interessi del genitore collocatario.
La legge non opera ad intermittenza e in base al sesso del genitore prescelto ad essere il genitore collocatario, ma si applica sempre, senza distinzione alcuna, e non devono essere più tutelate ingiustizie palesi, come quando una madre può allontanarsi per vivere ad oltre seicento km da Aosta solo per inseguire il suo nuovo amante e che, forte del consenso del giudice a trasferirsi “per tutelare la sua serenità” da circa sei mesi, nemmeno durante le coinvolgenti festività natalizie, non fa vedere il figlio al padre e ai nonni paterni quando si recano in quella città (con un viaggio di oltre 1.200 km e con elevati costi economici) per far visita al piccolo, che, improvvisamente, si è visto sostituito il padre con un altro uomo. Il minore era ammalato, a dire della madre, e nemmeno gli permetteva di salutare il padre e i nonni sulla porta di casa. Al giudice, sembra, che interessi salvaguardare la serenità della madre, ma non interessa affatto il diritto del minore a continuare ad avere un rapporto privilegiato con il padre e i nonni paterni, a cui era molto legato e come era da sempre avvenuto. Offensiva, poi, era la pretesa della madre, annunciata in udienza, tale per cui se il padre voleva vedere il figlio, doveva trasferirsi nella città dove lei abitava assieme al nuovo compagno.
Il giudice dove era e cosa pensava? Forse, era preoccupato non tanto delle esigenze del piccolo minore, sradicato dall’asilo e dagli affetti parentali, ma piuttosto di tutelare una madre, in cerca continua di nuovi partner, che si sarebbe irritata se le sue richieste non fossero state accolte e se fosse stata richiamata ai suoi insostituibili ruoli genitoriali nonché al principio secondo cui il figlio non è un giocattolo, ma una persona con la propria dignità e con la propria personalità, che va sempre rispettata, indipendentemente dalla sua età.
La lotta contro la giustizia ingiusta va fatta rendendo tutti i cittadini edotti di quanto avviene nel tribunale aostano e per ricordare che, trenta anni fa, un padre si è dato fuoco dinnanzi al Tribunale di Aosta proprio per protestare contro l’operato di un tribunale indifferente ai suoi diritti di padre che gli aveva perfino tolto la c.d. patria potestà.
L’associazione è disposta a confrontarsi con tutti coloro che si occupano della giustizia minorile e dei diritti genitoriali e di collaborare per iniziative a tutela della genitorialità e del superiore interesse dei minori.
Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps)
, tl. 347.6504095,




