«Introduzione di standard di cura adeguati anche in un contesto complesso come quello carcerario»

L'Azienda Usl della Valle d'Aosta annuncia l'avvio dello screening per l'epatite C per i detenuti della casa circondariale di Brissogne.
«Lo screening per l’epatite C fa parte di una serie di azioni mirate all’introduzione di standard di cura adeguati anche in un contesto complesso come quello carcerario», dice il nuovo direttore sanitario dell'istituto penitenziario, Antonio Trogu. L'obiettivo è individuare precocemente e trattare l'infezione da virus dell'epatite C e arrivare alla sua completa eradicazione.
«Dopo lo screening di tutti i detenuti affetti da tossicodipendenza effettuato dal SerD - aggiunge il direttore del servizio, Gerardo Di Carlo - è il turno di un’altra categoria fragile che spessissimo è costituita proprio da abusatori di sostanze, a rischio di contrarre il virus a causa dell’uso o delle condizioni di vita marginali».
Cos'è l'epatite C
È una malattia del fegato provocata dal virus HCV che viene trasmesso attraverso il contatto con sangue infetto. Il contagio può avvenire facendo tatuaggi, piercing, condividendo siringhe per l'uso di droghe o oggetti personali potenzialmente contaminati come rasoi, spazzolini da denti, forbici, taglia unghie.
Chi ha contratto l'HCV, spiega l'Usl, spesso non ha sintomi per anni. Con il passare del tempo il virus provoca un progressivo danno al fegato con conseguenze gravi e permanenti, come la cirrosi epatica e il carcinoma epatico.
Otto persone su dieci non sanno di aver contratto l'infezione poiché sono asintomatiche, tuttavia possono contagiare inconsapevolmente altri. Una persona infetta può infatti trasmettere il virus anche in assenza di sintomi e durante tutto il periodo della malattia: per questo la diagnosi precoce attraverso il test è fondamentale.
Se diagnosticata precocemente, le possibilità di guarigione sono molto elevate. Non esiste un vaccino efficace contro l'epatite C.
Clara Rossi




